Gods Of Metal 2006: Live Report – Day II

Giornata decisamente più rilassata rispetto alla precedente, il venerdì dedicato al metallo italiano inizia con un trio di band che di “metal han ben poco” come Boom, Perfect Picture e Mellow Toy (già visti in occasione del concerto degli Him a Milano); purtroppo ci perdiamo le esibizioni di queste band anche per alcune lungaggini nell’assegnazione dei pass ma il clima, sin dalle prime battute della giornata sembra più che buono. I timori che il momento dedicato al metal italiano potesse rivelarsi un flop viene ben presto sfatato in quanto sin dalle prime battute un buon numero di astanti si trova nell’area concerti dell’Idroscalo milanese.

Riusciamo ad arrivare alla zona concerti proprio durante l’esibizione dei veterani White Skull (la cui posizione nel bill risulta a nostra avviso alquanto discutibile… avrebbero meritato qualche gradino più in su!). La band guidata dal chitarrista Fontò e dal singer Gustavo Gabarrò, che si rivela, sul palco del Gods, un ottimo frontman, dimostra di essere in ottima forma. I nostri sfoggiano alcuni dei loro classici che fanno presa e riescono a suscitare spontanei cori dal pubblico. Cito ad esempio la conclusiva ‘Asgard’, classico epico che regala momenti davvero entusiasmanti, oppure track tratte dal recente ‘The XIII Skull’, veramente dirompenti on stage; la qualità della presa sul pubblico è anche garantita da un drumming molto veloce e potente garantito da Alex Maniero che non sbaglia un colpo e nonostante i suoni non proprio perfetti riesce ad innervare della giusta potenza i riff di “Mad” Fontò.

Gli Infernal Poetry assicurano all’audience dell’Idroscalo una sana mezz’ora di death metal melodico e progressivo. La band, che darà lustro particolare all’ultimo studio album ‘Beholding The Unpure’ offre un set davvero impeccabile sul versante tecnico, fatto di song duttili che mischiano l’aggressività del death a raffinatezze melodiche poste nei momenti di maggiore enfasi dei brani. Gli anconetani prediligono dal vivo un approccio basato però sull’impatto, ne abbiamo un esempio nell’ottima performance del vocalist Paolo Ojetti, che oltre ad essere protagonista di una prova notevole, oggi si mostra un vero arringa folle. Ringraziando i presenti per essere intervenuti in questo 2 Giugno dedicato al metal italiano, ricorda come la nostra musica non sia seconda a nessuno. Una frase di sicuro effetto ma un po’ in contrasto con la conclusione del set, quando gli Infernal Poetry propongono una personale rivisitazione di ‘Fear Of The Dark’ degli Iron Maiden che, neanche a dirlo, scatena l’entusiasmo di tutto l’Idroscalo. In ogni caso, pollice alto per gli Infernal Poetry, che lasciano il palco tra gli applausi dei convenuti.

Rimaniamo in ambito estremo con i capitolini Stormlord, unico act di black metal melodico presente nella bill odierna. Sfavoriti da suoni non propriamente ottimali, i romani offriranno comunque al pubblico un set energico, sostenuto da un nutrito gruppo di fan assiepato lungo le prime file. I robusti riff della coppia di axe-men Caprino/Giglioni e lo screaming al vetriolo di Cristiano Borchi, si contrappongono ai passaggi epici e sinfonici tessuti dalle tastiere di Simone Scazzocchio. La band, con all’attivo tre album (l’ultima release ‘The Gorgon Cult’ risale al 2004), si dimostra valida sul versante live, forse non esaltante in quanto a doti intrattenitorie ma comunque efficace nell’assicurare uno spettacolo interessante per gli amanti del lato melodico del black metal.

Temevamo che la performance dei Novembre, forieri di un particolare doom/gothic/death metal, fosse fuori luogo nel contesto di un festival, ma ci siamo dovuti ricredere fin dalle prime note. I capitolini, recenti autori dell’ottimo ‘Materia’, pur forieri di un sound elegante e “dark” che forse avrebbe avuto cornice ideale nelle ore serali, riescono a tenere sempre viva l’attenzione in forza di uno show che predilige l’impatto, in cui emerge l’ottimo lavoro alla chitarra di Carmelo Orlando (anche vocalist) e Massimiliano Pagliuso, pronti a garantire tappeti di riff compatti ma altrettanto sensuali. Tra i brani eseguiti colpiscono in particolare la dinamica ‘My Starving Bambina’ e ‘Geppetto’, brano ispirato (anche musicalmente si può cogliere una commovente citazione) a ‘Le Avventure Di Pinocchio’ di Luigi Comencini. Forse ciò che oggi è mancato ai Novembre è stata quella piccola dose di grinta in più e di interazione con il pubblico, ma di fronte a un così ben riuscito spettacolo vogliamo evitare le pignolerie.

A nostro avviso probabilmente la miglior performance dell’intera giornata, il live dei Domine ci regala una band iperprofessionale che ha ormai raggiunto uno status invidiabile fra i fan italiani ed anche all’estero. Con a disposizione finalmente al Gods un periodo di tempo più che accettabile i nostri, guidati dal sempre più carismatico ed in formissima Morby alla voce scatenano sul pubblico un’ondata di epic power metal che raggiunge i suo apici nella suite ‘Aquilonia Suite’ tratta dall’ultimo CD, per poi far scatenare tutti con classici veloci e dirompenti come la datata ‘Defenders’ (durante l’esecuzione del brano gli astanti cominciano la folle danza del pogo e un nugolo fittissimo di polvere si alza minaccioso). Se Morby si destreggia a dovere spostandosi da ogni parte del palco sfruttando appieno l’occasione, gli altri musicisti reggono alla grande il confronto a partire dal tastierista Riccardo Iacono che infonde ad ogni brano la giusta atmosfera, per poi passare al chitarrista Enrico Paoli, sempre preciso nell’esecuzione di riffing graffianti e di assoli al fulmicotone. Il live set prosegue con tanti classici tratti dai quattro album dei nostri, da ‘Icarus Ascending’ (grande coro evocato anche dal pubblico) alla onirica ‘The Ship Of The Lost Souls’. Grande concerto che rimane uno dei momenti più alti dell’intera kermesse.

Con i liguri Necrodeath, la bill dello show inizia a salire verso le teste di serie. La storica band, recente autrice dello splendido ‘100% Hell’ offrirà anche oggi uno show professionale e tecnicamente ottimo, capace di rendere al meglio il thrash/black maligno a slayeriano dei nostri. Flegias è come sempre un performer di ottimo livello, in grado di interpretare al meglio con il suo screaming acidulo il repertorio della band. Un commento positivo vogliamo serbarlo anche alla sezione ritmica composta dal bassista John e dal mitico Peso, protagonista di un drumming tellurico e dalla precisione millimetrica, ma soprattutto al “nuovo acquisto” Pier Gonella, che sembra essersi amalgamato al meglio all’interno della band. Il set dei Necrodeath, come sempre piuttosto estensivo e non solo concentrato sull’ultima uscita, prevede anche una rivisitazione del classico ‘Black Sabbath’, che scatena l’entusiasmo dei presenti insieme a ‘Last Ton(e)s Of Hate’ e ‘Church’s Black Book’.

Torniamo alle sonorità classiche con i Vision Divine del chitarrista Olaf Thorsen, oggi più che mai trascinati dall’irresistibile simpatia del vocalist Michele Luppi, sempre pronto a scherzare con gli astanti e dotato di un timbro eccezionalmente versatile. La band darà un particolare rilievo agli ultimi due studio album, ‘Stream Of Consciousness’ e ‘The Perfect Machine’ (in cui i nostri sviluppano una più marcata vena progressive), dai quali saranno estratte tra le altre ‘The Ancestors Blood’, ‘God Is Dead’, ‘Colours Of My World’, ‘The Fallen Feather’ e ‘La Vita Fugge’, sempre notevole in sede live. Purtroppo, registriamo per loro alcuni problemi di suoni, ma la situazione migliora nella seconda parte dello show. Una performance che lascia pienamente soddisfatti gli amanti delle sonorità più melodiche.

Tempo di massacro collettivo con gli Extrema di Tommy Massara e Gianluca Perotti. Notiamo subito come una gran parte di pubblico sia qui proprio per loro, pronta a sostenere chi da vent’anni il metal italiano lo vive a 360 gradi. Dopo aver raccolto consensi già durante la scorsa edizione del festival, oggi gli Extrema sfruttano a modo la possibilità di proporre un set più estensivo, che andrà a toccare i momenti salienti della propria discografia. Gianluca si muove lungo il palco con l’esperienza di navigato performer e la sinergia con il pubblico si crea fin da subito. L’impatto sonoro è ovviamente devastante ma gli astanti apprezzano, così come durante l’esecuzione di ‘All Around’, canzone contro tutte le guerre. Inossidabili.

La band di Pino Scotto si presenta sul palco con l’intento preciso di riuscire a “bucare” i cuori degli astanti e tutto sembra perfetto per raggiungere l’intento, dai suoni che i fonici riescono ad ottenere alla forma smagliante di tutti i componenti del gruppo, per primo il leader carismatico. Proprio Pino, fra un pezzo e l’altro dell’ultima opera ‘Thirdmoon’ (2005) sfoggia tutto il suo carisma ammaliando nel giusto modo il pubblico, sino all’evocazione dei veri eroi silenziosi protagonisti della song ‘Silent Heroes’, ossia Borsellino e Falcone, come ben precisato dal singer. Il chitarrista Steve Angarthal stupisce ancora tutti con una prestazione eccezionale, che emula quanto di buono già fatto vedere in occasione della data di supporto al concerto milanese dei Deep Purple. Il live dei Fire Trails si conclude “alla grande” con la cover dei Rainbow ‘Long Live Rock’n’roll’ che certifica la qualità un ottimo combo in grado di dare molte soddisfazioni anche in futuro.

Riformatisi per l’occasione, gli Strana Officina, band storica della scena italiana, si presenta in un dovuto tributo ai tre elementi storici che purtroppo ora non vivono più, ossia i due fratelli Fabio e Roberto Cappanera nonché il secondo chitarrista Marcellino Masi. A reggere le redini della nuova formazione troviamo il carismatico singer Bud Ancillotti e il bassista Enzo Mascolo, mentre i parenti stretti dei Cappanera, ossia Dario e Rolando, ricoprono il ruolo di chitarrista e batterista. Il concerto dei nostri si snoda attraverso gran parte dei pezzi dell’aimè fin troppo corta discografia del gruppo toscano. Si passa dai classici del periodo in “italiano” come la romantica ‘Viaggio in Inghilterra’ e la divertente ‘Non Sei Normale’ alla seconda parte della carriera in cui i nostri si lanciarono in composizioni di pezzi in lingua inglese, mantenendo un alto livello compositivo. Si parla ad esempio di ‘Metal Brigade’ deidicata a tutti gli astanti. La versione rivisitata dalla nuova band dei pezzi datati risulta potenziata e decisamente più energica e veloce, complice la linea ritmica che vede nel batterista un vero buldozzer che aumenta decisamente l’energia dei brani. Non dimentichiamo poi di citare il singer Bud Ancillotti, che avendo continuato per la sua strada con i Bud Tribe si rivela un’autentica macchina da guerra sul palco e con pochi interventi riesce a dare il giusto “tono” all’evento dedicato a chi non è più tra noi. Grande Bud e grandi Strana Officina.

Non sappiamo se l’esperimento del 2 giugno 2006 si ripeterà ma di certo la buona risposta del pubblico e il valore degli spettacoli proposti da gruppi che han sempre dato il 110% della loro possibilità certifica l’ottimo stato del metallo tricolore.

Foto di Leonardo Cammi e Simone Peruzzi

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