Gods of Metal 2016 – Live Report completo del festival con Rammstein, Korn, Megadeth, Sixx:A.M & more

Finalmente online con il nostro live report di questo nuovo e rinnovato Gods Of Metal 2016. Possiamo dire senza problemi che questa edizione sia stata in termini generali sicuaramente la migliore degli ultimi anni, Sonisphere compreso. Andiamo oltre le polemiche sul bill che lasciamo a chi ha del buon tempo da perdere. L’area si è rivelata adeguata e perfettamente raggiungibile, con un bel manto erboso sicuramente più comodo dell’asfalto e un’organizzazione interna che ha tenuto a bada gli oltre 15.000 presenti. Un festival ben fatto e ben riuscito, finalmente.


OVERTURES

Dopo una piacevole camminata in mezzo al parco, l’avvicinarsi all’autodromo è segnalato, oltre che dai bagarini, dal rombo delle moto che si stanno allenando e passano sul rettilineo. Superato anche questo, e superata la trafila per l’ingresso, arriviamo nel grande spazio dedicato al festival quando gli Overtures stanno già suonando. La band ha poco tempo a sua disposizione, ma l’impressione è quella di avere di fronte una formazione affiatata e seria, che riesce a catturare l’attenzione di chi è già arrivato e pascola nell pit, oppure di chi sta più indietro e si sta ancora guardando intorno. (Anna Minguzzi)

 

 

 


PLANETHARD

La seconda e ultima band italiana in programma dovrebbe essere già nota a chi ha frequentato edizioni passate del GOM; per i milanesi Planethard infatti questa è la terza partecipazione, e si tratta sempre di una partecipazione più che meritata. L’occasione è importante perchèè si tratta della prima apparizione su un palco cos’ importante per il nuovo cantante del gruppo, Alberto Zampolli, dopo il concerto di novembre in apertura agli Scorpions. Con una serie di estratti dal full length “Now”, e in conclusione “Kill Me (But First Kiss Me)”, che appartiene invece al primo lavoro pubblicato, i Planethard sanno conquistare la platea in pochissimo tempo grazie alla loro fusione tra hard rock e sonorità più dure e moderne, con un occhio alla melodia e uno all’intensità dei brani. Bravi e apprezzati da tutti. (Anna Minguzzi)

 

 

 


JEFF ANGELL’S STATICLAND

Un cambio di atmosfera radicale e un soffio d’aria fresca tendente al gelido scende sul pubblico di Monza quando salgono sul palco il musicista statunitense Jeff Angel accompagnato dai suoi Staticland, una formazione a tre con basi di basso registrate, che non si sentono durante tutto il primo pezzo compromettendone la resa. Non è ben chiaro se Jeff Angel sia poco comunicativo in generale o se magari risentisse solo del jet lag, fatto sta che la loro esibizione non brilla per intensità e l’unico brivido si ha quando il cantante, nella foga della sua interpretazione, butta per terra asta e microfono. Il loro rock con influenze blues forse non è molto adatto ad un contesto così ampio e andrebbe ascoltato in una situazione più intima, ad ogni modo l’impressione è che la band si senta leggermente fuori posto e non riesca a trasmettere al meglio i propri messaggi e le proprie capacità. (Anna Minguzzi)

 

 

 


THE SHRINE

Un altro cambio di atmosfera e si ritorna a ragionare di rock and roll grezzo e caciarone. I The Shrine, californiani doc provenienti da Venice Beach, fanno un baccano di prima categoria e puntano a conquistare i presenti grazie ai loro riff corposi e a un massiccio coinvolgimento del pubblico. L’obiettivo pare raggiunto in pieno e la band dimostra che è sufficiente essere in tre, quando si vuole e quando si ha carattere da vendere, per interessare e divertire con una manciata di brani e il giusto appeal sul palco. Bravi e da rivedere per chi non li conosce. (Anna Minguzzi)

 

 

 


HALESTORM

Con il primo pomeriggio si entra nel vivo della giornata. L’impressione generale è che gli Halestorm abbiano dato vita a uno spettacolo di prima qualità, con una Lzzy Hale in forma smagliante, pronta a dare battaglia sul palco e a interagire con il pubblico che va man mano riempiendo il prato ed è sempre più partecipe a quello che succede intorno. Con il suo vocione potente e la sua carica magnetica, la bella Lzzy sfodera un pezzo dopo l’altro con grande forza. Purtroppo, e lo diciamo con rammarico, riusciamo a vedere solo la prima parte della performance della band, a causa di un paio di impegni istituzionali che ci hanno portati dietro le quinte per buona parte del tempo. (Anna Minguzzi)

 

 

 


GAMMA RAY

Esauriti gli impegni e riconquistato il posto sotto il palco, si torna al classico con l’arrivo dei Gamma Ray. La grossa novità è la presenza sul palco di Frank Beck nelle vesti di cantante “ufficiale”, pronto a sostituire Kai Hansen in quelle parti vocali che dovessero iniziare a essere troppo dure per lui. Con una setlist che, a posteriori, si rivelerà assolutamente identica a quella eseguita la sera successiva a Bologna, i Gamma Ray si lanciano in una performance da professionisti navigati, senza una nota fuori posto, divertente e accattivante. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, “I Want Out” viene suonata per terza e non alla fine del set, mantenendosi fedele all’originale e mostrando come la formazione, con la nuova aggiunta, siano riusciti ad integrarsi in modo equilibrato e sappiano gestire sia i grandi classici che i brani più recenti. Come sempre, professionalità, allegria e dinamismo sono gli ingredienti che rendono ogni esibizione dei Gamma Ray una spettacolare garanzia. (Anna Minguzzi)

 


SIXX:A.M.

Era uno degli eventi del giorno. I Sixx:A.M. sbarcano in Europa e lo fanno per la prima volta in Italia. Sixx, Ashba e Michael sono visibilmente entusiasti del calore riservato dal vasto pubblico di Monza e ci regalano un set che ripercorre i 4 album della band. Purtroppo il set è un po’ più corto del previsto. Un’ora a disposizione ma solo 40 minuti suonati. Un peccato perché la performance della band è entusiasmante e trasmette le stesse ottime sensazioni percepite su disco. Sul palco con i tre mastermind, ci sono anche le due coriste ormai d’ordinanza (Amber Vanbuskirk e Melissa Harding) e alla batteria Dustin Steinke, ormai membro permanente della band. Convincono pienamente i nuovi brani tratti da “Prayers For The Damned”, con menzione per la titletrack e “When We Were Gods”. Imperdibile ovviamente “Life Is Beautiful” dal primo “The Heroin Diaries”. Gli occhi sono tutti puntati su Nikki Sixx, ma i tre si dividono bene il palco, anche se forse la sensazione è che lo show essenziale (ma efficace) della band possa rendere al meglio in un club di medie dimensioni. I più informati dicono che ci si rivede a febbraio. (Tommaso Dainese)

 


MEGADETH

Moralmente gli headliner del Gods Of Metal. I Megadeth 2016 sono praticamente una nuova band, oltre che per 2/4 di line-up rinnovata, anche e soprattutto per lo spirito e la ritrovata linfa creativa. Sono i nuovi Megadeth e hanno messo in ginocchio l’Autodromo di Monza. Take No Prisoners insomma, anche se purtroppo il brano manca in scaletta. L’apertura è da brividi con la tripletta Hangar 18 / Wake Up Dead / In My Darkest Hour: micidiali. Incredibile soprattutto la performance strumentale sul secondo brano, uno dei più peculiari del repertorio di Mustaine e soci, qui rafforzata da Dirk Verbeuren dei Soilwork alla batteria, che donerà a questo brano e a tutto il set, un sound ancora più heavy.

Convincono molto anche i nuovi brani, sono ben cinque quelli inclusi nel set, cosa inedita per i Megadeth sempre tendenzialmente conservatori. “The Threat Is Real” è il brano  che forse rende meglio dal vivo, ma da citare assolutamente anche “Poisonous Shadows” (a detta di chi scrive il migliore dell’album) insieme a “Dystopia”. E Kiko Loureiro? Un mito. Era esattamente il tassello mancante del puzzle. Il gusto chitarristico del brasiliano completa e rafforza la genialità di Mustaine, creando un muro di suono elegante e spietato. Chiusura come sempre da infarto con Peace Sells e Holy Wars. Sicuramente la miglior performance della giornata. (Tommaso Dainese)

 


KORN

Lo ammettiamo. Il concerto dei Korn è stata una buona occasione per fare scorta di calorie per l’ultima parte del festival e riposarci qualche minuto. Ma abbiamo seguito comunque la performance della band che per molti rappresentava il piatto forte di giornata. Decisamente ridimensionati (anche nell’ego) rispetto agli anni d’oro del nu-metal, i Korn oggi forse sembrano una band  più concreta e compatta. Anche per loro un set più corto del previsto. Setlist ben bilanciata sull’intera discografia con l’aggiunta di “One” alla fine di “Shoots And Ladders”; chiusura con l’ovvia “Freak On A Leash” che scatena il pubblico di Monza. Tra gli altri highlight del concerto sicuramente “Right Now” (seconda in scaletta) e “Somebody Someone” da Issues. (Tommaso Dainese)

 

 

 


RAMMSTEIN

Per chi scrive quella del Gods Of Metal è stata la prima esperienza di fronte all’imponente spettacolo dei Rammstein. Uno spettacolo appunto, lontano dal classico concetto di concerto; uno spettacolo che neppure vuole essere un concerto.

La performance inizia puntuale alle 22:00 addirittura con un’inedito, rinominato in rete “Ramm 4” che unisce e riprende vari e diversi brani della discografia; una sorta di medley formato canzone. Ci sembra francamente inutile percorrere la setlist. Quello dei Rammstein è uno show che va vissuto e goduto nel complesso, che va visto da lontano per coglierne le diverse sfumature. Caciarone per i più disattenti; deliziosamente decadente per i più attenti. Onestamente siamo abbastanza convinti che i sei tedeschi non abbiano inventato nulla di nuovo, ma siano riusciti nella difficile impresa di trasportare tutto ciò che è stato lo shock rock di Alice Cooper, Kiss e perchè no Death SS (ma i nomi potrebbero essere tanti altri) nell’epoca moderna, senza risultare scontati. E’ uno spettacolo coinvolgente ma freddo allo stesso tempo. Le fiamme, le luci (fantastiche, senza dubbio l’elemento più impressionante dello show) e gli effetti speciali comunicano con il pubblico, mentre la band esegue in modo ossessivo e ipnotico i brani.

Quello di Monza è il primo concerto della band dalla performance di Wacken 2013, ma sembra che Till Lindemann e soci non abbiano minimamente perso lo smalto per intrattenere e sbalordire l’audience. Lo show non è lunghissimo; un’ora ufficiale, seguita da un paio di bis con Engel e Sonne. Non molto a dire la verità, ma il susseguirsi di pezzi è incessante e riempie la pancia a sufficienza. Highlight pirotecnico con “Du Hast”, con un tripudio di fiamme e fuochi d’artificio che inonando la platea di luce.

Uno show grandioso e monumentale che non può essere paragonato per mezzi (ma soprattutto fini) ad un concerto metal. Vedere migliaia di metallari ballare è stato proprio fantastico. Per un attimo Monza è diventata Berlino. (Tommaso Dainese)

 

 

 


PUBBLICO

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Azouz

    Bellissime foto..

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    • Federico Canta

      È stata una bellissima giornata di rock in un contesto finalmente all’altezza degli standard Europei. Non mi spiego però la presenza del Golden pit, che stravolge le regole del festival. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se avesse piovuto tt il giorno ….Non c’era nessun posto x ripararsi, ma x fortuna nn è piovuto.Ho conosciuto come sempre un sacco di gente di tutt Italia riscontrando una fratellanza che oramai ritrovo solo ai raduni rock. Certo che se fosse durato 2 giorni mi sarebbe costato un capitale!!!!

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