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Gloryhammer + Civil War + Dendera: Live Report della data di Milano

Il tour di successo dei Gloryhammer (già diverse date sold out) tocca anche fugacemente l’Italia con la data dell’11 gennaio al Legend di Milano.Si inizia presto con gli inglesi Dendera, vera sorpresa del lotto, che, forti di due album alle spalle danno vita ad uno show corto ma intenso in cui la fanno da padrone le song del recente “Pillars Of Creation” (2015) a partire dall’opener “Claim The Throne”. I nostri propongono un heavy metal roccioso e potente che seppur sia ben ancora alla tradizione dei compatrioti Maiden e Priest non disdegni soluzioni stilistiche più moderne.Ben presto è il turno degli svedesi Civil War che alle 21,00 danno inizio alle danze con il nuovo singer Kelly Sundown Carpenter (anche negli Adagio, Zierler) che ha preso il posto dello storico frontman Nils Patrik Johansson.Lo show convince in pieno e riesce a coinvolgere fin dalle prime battute (nonostante qualche problemino tecnico nel far partire le basi dell’intro); la formula di questo power metal d’assalto modellato e affilato dalla tastiera di Daniel Mÿhr colpisce nel segno e conquista ben presto gli astanti. Di certo le ristrettezze del locale non aiutano e nelle fila più lontane è possibile giusto vedere il busto dei musicisti e intravedere il lontano batterista.Cavalli da battaglia dello show sono ancora i pezzi del primo album “The Killer Angels” (2013) ossia la marcia epica e trionfale “I Will Rule The World” (dedicata a Napoleone; dal vivo una cannonata, eccezionale davvero), la ballata power “Saint Patrick’s Day”, l’inno colmo di enfasi “Rome Is Falling” e la drammatica “Gettysburg”.Gli altri brani non convincono tutti; discreti sono l’opener “USS Monitor” (da “Gods And General” del 2015) ed anche “Deliverance” dall’ultimo “The Last Full Measure” (2016) ma ad esempio “Tombstone”, tratta dallo stesso album, non coglie nel segno perché sull’altare di un approccio più heavy perde del tutto il gusto vagamente country e diventa un pezzo tutto sommato anonimo. Il concerto degli svedesi volge quindi alla fine tagliando alcuni dei pezzi previsti ed in ogni caso, nonostate un suono non perfetto, diverte e risulta un ottimo antipasto per il piatto forte.Gli inglesi Gloryhammer (più il singer svizzero) salgono sul palco bardati come da copione, ricoprendo così anche i ruoli dei singoli personaggi della saga fantasy/fantascientifica realizzata nel secondo album “Space 1992: Rise Of The Chaos Wizards” (2015) e la sorpresa di questo show (potremmo dire del tour) è l’esecuzione intera del concept come in vero e proprio spettacolo in cui capitolo dopo capitolo viene snocciolato tutto l’universo creativo del tastierista Christopher Bowes (Alestorm), compositore ed ideatore della band.La sorpresa positiva del concerto è la rivelazione che l’album, già capolavoro in studio, si rivela un portento incredibile dal vivo ed ogni singola canzone colpisce nel segno facendo divertire e coinvolgendo tutti i presenti che gremiscono il locale.Dovendo citare i momenti che sembrano aver scatenato maggiormente gli astanti possiamo elencare l’opener fast power track “Rise Of The Chaos Wizards”, l’anthem epico “The Hollywood Hootsman” (ossia il bassista James Cartwright, gran bevitore di birra), la marcia “Victorious Eagle Warfare”, l’esperimento power-dance “Universe Of Fire” (incredibile impatto live”) ed anche la drammatica epic-power “Heroes (Of Dundee)”. Conclusa l’esecuzione del concept i nostri deliziano ancora il pubblico caloroso con quattro canzoni dal precedente debutto “Tales From The Kingdom Of Fife” (2013) fra cui spiccano “Angus McFife” dedicata all’eroe interpretato dal singer Thomas Winkler e la veloce e melodica “Magic Dragon”.Durante l’esibizione non mancano diversi momenti divertenti come il fan crowdsurf di tal Mattia da Bergamo che fatto salire sul palco viene spostato a braccia fino alla “Galactic Fortress” (ossia il bar) e quindi riportato sul palco sempre passando di mano in mano sulle teste degli spettatori. Non possono poi mancare lo scontro fra un roadie travestito da goblin e il singer Angus/Thomas per la conquista dell’Astral Hammer (nella song “Legend Of The Astral Hammer”) nonché il duello fra l’eroe di Dundee ed il malvagio mago Zargothrax che normalmente dovrebbe assumere le sembianze del tastierista Christopher Bowes ma che viene sostituito per il tour da Michael Barber (speriamo che quest’assenza del fondatore e compositore della band non sia foriera di brutte notizie per la band visto anche il successo riscosso). La conclusione dello show è quindi un tripudio di divertimento e coinvolgimento che soddisfa tutti. Speriamo di rivederci presto Gloryhammer!

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