Glenn Hughes: Live Report e foto della data di Bologna

Doveva essere un evento, ed evento è stato. Il grande ritorno di Glenn Hughes si è trasformato in un bagno di folla per la sola – ed unica – “Voice Of Rock”. La Zona Roveri di Bologna, davvero ottima l’affluenza di giovani e vecchi rocchettari, si è dimostrata teatro ideale per uno spettacolo all’altezza delle aspettative.

Due le band di supporto per l’Uomo dello Staffordshire: i ciprioti Minus One e gli Albionici Stone Broken. I primi si sono rivelati una buona sorpresa, con un hard rock venato di heavy metal cha ha fatto sgranare più un occhio tra i fan dell’ex cantante dei Purple. Una band sconosciuta a molti quella capitanata dal bravo singer Francois Micheletto, ma che con un pugno di canzoni ha saputo intrigare la platea che già riempiva le prime file. “Nothing From Nothing”, “Dance” e “Save Me” sono canzoni più che valide, dinamiche e dalla molteplici sfaccettature. Una band che, pur non brillando per tecnica o inventiva, ha qualcosa da dire. Da sottolineare la coraggiosissima cover di “We Will Rock You” (Se non sapete di chi è la versione originale non meritate di proseguire la lettura….): ben riuscita così come la reinterpretazione di uno dei brani più riconoscibili nella storia della musica. Bravi e convincenti.

 

Ed ora il grande mistero della serata: gli Stone Broken. Capisco la voglia di “scarrozzare” una band del proprio territorio, capisco la voglia di far garrire al vento i colori dell’Union Jack, ma presentare una band di questo tipo dal vivo fa decisamente riflettere. Pur non lesinando impegno e professionalità, il gruppo di Walsall non ha certo brillato per inventiva o dinamicità. Una band – a mio modestissimo parare – poco più che amatoriale, con canzoni banali e neanche coinvolgenti. “Stay All Night”, “Better” e “Be There” cercano solo di imitare le canzoni di Alter Bridge, Shinedown e  Godsmack senza averne qualità e passione. Nel mezzo anche un DISCUTIBILISSIMO assolo di batteria, a peggiorare la valutazione di una band che per quanto volenterosa era decisamente fuori contesto. Momenti di profondo imbarazzo quando il singer, cercando di interagire con un pubblico sempre più dubbioso, ha ricevuto “No come risposta alla più terribile delle domande: “Conosceste la nostra musica?”. Risposta da abbattere la determinazione di una mandria di bufali inferociti. Pur con tutte le scusanti del caso – emozione, suoni veramente orribili, poca esperienza – i nostri dovrebbero impegnarsi di più in sala prove prima di affrontare tour di questo tipo. A lavoro, ragazzi!

 

Con i dubbi e le perplessità ancora nelle orecchie, ecco che le luci sul palco si tingono di viola, segnale che anticipa l’arrivo dell’unica ed inimitabile “Voice Of Rock”. Si parte subito alla grande con “Flow”, e le cose diventano dannatamente serie quanto tutto il pubblico inizia ad urlare insieme ad Hughes. Neanche il tempo di rifiatare o salutare il pubblico che il nostro si lancia in una fantastica versione di “Muscle And Blood” (estratta dal progetto Hughes/Thrall, che consiglio a tutti di ripescare a tutti i costi) che anticipa il primo ingresso in casa Purple a nome “Gettin’ Tighter”. Bene anche il secondo estratto dall’ultimo “Resonate” “Stumble & Go”, che piace per dinamismo e ricorda a tutti come si scrivono canzoni rock di questi tempi. E poi i segreti prima della meraviglia chiamata “Medusa”: “Ho scritto questa canzone quando avevo 17 anni – ha svelato Glenn – l’ho scritta mentre mia madre preparava la cena per me e mio padre”. Spazio anche per l’ultima band del nostro: i Black Country Communion.  Una versione davvero energica di “One Last Soul” che ha convinto più di un fan anche senza l’apporto di Joe Bonamassa, Derek Sherinian e Jason Bonham. Applausi. E poi la conferma che suona come rivelazione: il nuovo disco (Che Glenn ha chiamato “IV” in più di un’occasione) uscirà a settembre di quest’anno. Prima di “You Keep On Movin’ ”momento “verità” con una bella dichiarazione d’amicizia nei confronti dell’eterno amico/rivale David Coverdale. “Questa canzone l’ho scritta con David tanto tempo fa, e personalmente lo ringrazio per 40 anni e più di amicizia. La suono per voi che siete fan dei Deep Purple, ma anche per chi non lo è e per chi non conosce la mia musica. Questo perché io sono così, e voglio farvi entrare nel mio mondo”. Una versione torrida, 8 minuti di riff roventi ed una voce di marmo a rendere tutto ancora più bello ed emozionante. Non c’è un attimo di pausa e “Might Just Take Your Life” apre la strada alla meravigliosa “Soul Mover”, suonata con una intensità tale da far tremare letteralmente tutta la Zona Roveri. Una delle canzoni più belle scritte dal nostro, senza dubbio alcuno. Ultima canzone – prima dei bis – della serata: ancora un “regalo” proveniente dalla band costruita con Joe Bonamassa: “Black Country”. Applausi convinti.

Pochi secondi di pausa ed ecco tornare il quartetto capitanato da Glenn: tutti i presenti sanno che manca ancora qualcosa, che c’è un “conto in sospeso” da regolare. Ma prima confrontarsi con quella realtà, l’ultima chicca di “Resonate”: una “Heavy” suonata a volumi altissimi, una canzone perfetta per essere suonata dal vivo. Inutile raccontare l’intensità del boato del pubblico allo scoccare delle prime note di “Burn”. Assolutamente riduttivo cercare di raccontare l’emozione di chi che non ha dimenticato una sola nota di una delle canzoni più belle della storia del rock, perché sono emozioni che devono essere vissute fino in fondo. In mezzo al pubblico.

65 (quasi 66) anni e non sentirli, nonostante porzioni di vita vissute oltre ogni limite. A presto Mr. Hughes.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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