Glam Fest: Live Report della data di Argelato (BO)

La zona industriale della prima provincia di Bologna si sarà stupita di trovare una pacifica invasione di alcune centinaia di glamster, alcuni che addirittura hanno fatto il “dritto” venendo dal concerto degli L.A. Guns della sera prima a Pinarella di Cervia, accorsi da diverse province per assistere al Glam Fest, altra iniziativa targata Bologna Rock City che unisce abilmente vecchie glorie e nuove promesse del glam e del punk-rock italiano e internazionale. Il Ke Me Meo si presta all’occasione, trattandosi di un locale di recente apertura, ampio e con un’ottima acustica, ideale anche per la presentazione di stand di merchandising ben forniti, come sono quelli di questa occasione.

Il primo gruppo ad esibirsi sono i toscani Jolly Rox, un trio dotato di un potenziale molto interessante, che il gruppo mette bene in risalto eseguendo una mezza dozzina di pezzi di un hard rock trascinante e suonato davvero molto bene. Ottima la prestazione del cantante –chitarrista Joey Zalla, che dimostra padronanza in entrambe le modalità, oltre a una buona presenza scenica. Poche parole, tanta buona musica e una serie di buoni presupposti per i Jolly Rox.

Chi sono quelle tre scolarette dall’aria efebica, con una divisa psichedelica bianca e nera a pois e a righe, ideale per farsi venire un attacco di epilessia o per cadere in catalessi se non si sta attenti? Ma i tedeschi Hollywood Teasze naturalmente! Il trio sta attraversando l’Italia per alcune date in cui propone il proprio punk-rock al quale si accompagna un atteggiamento allucinato ma divertente, dimostrando abilità musicali non eccezionali ma comunque convincenti. Alla lunga probabilmente i brani potrebbero stancare, ma presi a piccole dosi (e senza guardarli troppo mentre si muovono in scena) l’effetto è senz’altro positivo. Bisogna anche considerare il fatto che gli Hollywood Teasze sono venuti in Italia a spese proprie, viaggiando su un piccolo furgone bianco che ha attraversato l’Italia durante tutta la settimana, in vera attitudine rock and roll.

Agli Snakez spetta senz’altro il premio per il look e per l’attitudine migliori. Oltre ad uno sleazy rock suonato con selvaggia intelligenza e ad indiscutibili doti riconosciute per tutti i musicisti, la band si caratterizza per una tenuta di palco incredibile; nonostante gli stivaloni con le zeppe, le calze strappate, i boccoli biondi, le chiome al vento e le giacche multicolori, gli Snakez non stanno fermi un attimo, bassista e chitarrista si scambiano di posto come se stessero facendo il girotondo, e il cantante Ryann Stacey non è da meno. Il Glam Fest è quindi una piccola finestra che permette di conoscere meglio due gruppi italiani che sicuramente faranno ben parlare di sé nei tempi a venire, nonostante in moti si ostinino a definire il glam e i suoi derivati come un genere senza futuro.

Mentre siamo ormai in orario da prima serata, è arrivato il momento del primo dei tre grandi nomi esteri. Sono gli unici a richiedere esplicitamente una presentazione al microfono, forse un po’ eccessiva per il contesto e la posizione in cui si trovano, ma i Britny Fox, o meglio, quel che rimane dei Britny Fox, ripagano un pubblico diventato improvvisamente più numeroso con un’esibizione di tutto rispetto. Della formazione originale rimane solo il bassista Billy Childs, e da come si muove e soprattutto dai sorrisi che elargisce a piene mani, è ovvio che il tempo per lui non è passato, e che la voglia di suonare è rimasta immutata. Anche il giovane cantante Jamie Fletcher, per quanto non possieda un timbro vocale particolarmente adatto al genere, si destreggia abilmente fra brani come “Long Way To Love”, “Six Guns Loaded”, “Black And White” e “Lonely Too Long”, tutti risalenti al primo periodo di attività della band, così come “Girlschool”, che conclude l’esibizione. Il divertimento continua anche dopo; i Britny Fox, come le altre band, si mostrano volentieri nel locale, in particolare Jamie, che fotografa luoghi e persone come se fosse un turista giapponese in gita in Italia.

Un altro pezzo di storia ottantiana entra in scena con l’arrivo dei Bullet Boys, e se per i Britny Fox il livello era già abbastanza alto, in questo caso l’interesse aumenta ulteriormente. È il cantante e chitarrista Marq Torien a spadroneggiare, supportato ampiamente dal chitarrista Scott Mc Kinley, altro candidato alla migliore presenza scenica della serata pere via delle acrobazie in cui si lancia. Anche i Bullet Boys sfoderano un repertorio basato principalmente sui primi due album, risalenti a circa venti anni fa, con brani come “Hard As A Rock” e “Smooth Up In Ya”, che riscuotono un’attenzione maggiore rispetto a quella già riservata ai Britny Fox, più che altro per un differente livello tecnico nei due gruppi. Davvero una bella occasione per gli amanti del genere.

Erano stati a Bologna l’ultima volta tre anni fa, insieme a Bang Tango ed Enuff Z’nuff; allora suonavano per primi, oggi per ultimi, ma per i Pretty Boy Floyd sembra che gli anni non passino, soprattutto ora che Steve Summers si è riunito alla formazione originale. La band inizia subito con uno dei suoi pezzi più noti, vale a dire “Leather Boys With Electric Toys”, e prosegue con brani come “Only The Young” e l’immancabile “48 Hours”, in un tripudio generale di acclamazioni. Steve Summers si rende autore di una prova che, se non proprio perfetta dal punto di vista vocale, è sicuramente la migliore a livello scenografico. È lui ad accentrare tutta l’attenzione su di sé, correndo da una parte all’altra del palco e soprattutto avvicinandosi continuamente al pubblico, innalzandosi sopra la transenna e accostando a più riprese il microfono alla bocca di qualche spettatore per farlo cantare al suo posto. I Pretty Boy Floyd si esibiscono quindi all’insegna del divertimento piuttosto che della bravura tecnica, ma in ogni caso lasciano un segno positivo anche in occasione di questo nuovo passaggio in terra italica. Peccato per la partecipazione non proprio abbondante da parte del pubblico, cosa peraltro abbastanza difficile da capire dato il prezzo basso del biglietto (con anche una riduzione nella prima ora di apertura), il posizionamento della data alla domenica, con un orario di fine non troppo avanzato, che consentiva il rientro a casa dei più lontani. Ci auguriamo comunque che l’ottima collocazione e la caratura delle band di quest’anno garantiscano una continuità per questo interessante appuntamento.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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