Glam Fest 5: Live Report

Due edizioni dello stesso festival nello  stesso anno potevano sembrare un azzardo. In realtà questa quinta edizione del Glam Fest, oltre a riprendere il percorso intrapreso con le prime edizioni, che appunto si svolgevano in autunno, è l’occasione per Bologna Rock City per sciogliere alcuni nodi in sospeso. Il primo è sicuramente la presenza dei Wig Wam come headliner, in quanto il gruppo era stato inizialmente previsto per l’edizione 4, ma era stato costretto a rinunciare a causa di altri impegni.  Considerata anche l’entità del concerto proposto, con la sua carica di entusiasmo, professionalità e grande simpatia, che fanno dell’esibizione dei Wig Wam (a detta non solo di chi scrive, ma anche di diversi presenti) una delle migliori dell’anno in corso, è comprensibile l’ostinazione di Bologna Rock City per avere al più presto questi mostri sacri del glam al Sottotetto. Il secondo è la partecipazione di due gruppi appartenenti alla scuderia Bologna Rock City Records. Per gli H.A.R.E.M. è la serata di presentazione del nuovo album, un live intitolato “One Night Only”. Per i Noise Pollution la pubblicazione del disco omonimo è passata da un mese e mezzo, ma è importante presenziare e consolidare la propria posizione. È proprio il quintetto bolognese ad aprire le danze, sfoderando la consueta razione di grinta e rock ruggente, elementi che a quanto sembra gli consentono di contare su uno zoccolo duro di giovani fan. Il discorso è leggermente diverso per gli H.A.R.E.M., che sì, superano con grande professionalità i piccoli inconvenienti del live come una tracolla che non ne vuole sapere di fare il proprio mestiere, ma che per il resto realizzano una performance un po’ troppo sopra le righe e non molto efficace, più che altro nella tipologia dei brani, difficili da recepire non tanto per il livello tecnico, quanto per l’assenza di riff o ritornelli veramente efficaci. C’è da augurarsi comunque che la pubblicazione di “One Night Only” (che sarà disponibile anche in vinile) rilanci il gruppo nel giro di poco tempo.

Fin dalle prime note ci si rende conto della superiorità dei Wig Wam. Il catalizzatore della serata è per forza di cose il buon Glam, che, utilizzando la sua voce come unica arma, guida il pubblico attraverso la carriera della band, risultando vincitore sotto tutti i punti di  vista. La sua voce è accompagnata da una presenza scenica da manuale; Glam si cambia d’abito diverse volte, indossando a seconda delle situazioni una maschera nera, una camicia bianca in stile Blackmore e un copricapo da capo indiano nel finale. Questo trasformismo non impedisce comunque di apprezzare gli altri musicisti, in particolare il chitarrista Teeny, che, con il suo stile molto vicino a quello di Van Halen, concede una serie di assoli e intermezzi di gran classe. Il repertorio presentato dai Wig Wam attinge, come è ovvio, soprattutto dal’ultimo lavoro, “Non Stop Rock And Roll”, che viene ripercorso nei suoi momenti più appassionati, mediante la title track, due scatenate versioni di “C’mon Everybody” e “Rocket Through My Heart”, e la  più delicata “From Here”. In generale si può parlare di uno show equilibrato, pieno di gioia di vivere e di serenità, sottolineata in continuazione da un pubblico attento, che conosce bene il repertorio dei Wig Wam. Fa sorridere vedere in prima fila, a fianco di chi in queste occasioni non manca mai, anche certi figuri che non in passato non avevano risparmiato pesanti critiche verso il glam, definendo il genere e chi lo ascolta come un qualcosa di superficiale e falso come Giuda: potere della musica… Purtroppo tutti gli aspetti positivi non sono bastati ad evitare l’irreparabile. Poche ore dopo la conclusione del Glam Fest 5, il presidente di Bologna Rock City fa diramare un comunicato con il quale annuncia che il festival in questione chiude (si spera temporaneamente) i battenti. La ragione principale è la mancanza di recettività da parte del pubblico, che sia per motivi economici che per un generale calo di interesse verso il genere, ha cominciato a disertare l’evento, e porterebbe probabilmente a numeri ancor più scoraggianti se l’esperienza continuasse. Un abbandono è sempre una sconfitta, anche per chi preferisce un genere “profondo” come il doom a uno “superficiale” come il glam, ma si sa, la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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