Girlschool: Live Report e foto della data di Brescia

Era chiaro fin dall’inizio che cosa sarebbe successo e quale sarebbe stato il tema di fondo di una serata intitolata “Born To Raise Hell“. Una delle tante conseguenze della morte di Lemmy è stata l’annullamento del tour già programmato insieme a Saxon e Girlschool; le sue compagne di avventure di vecchia data non si sono però date per vinte e hanno comunque organizzato alcune date in Italia. Perchè allora non abbinare il loro ritorno nel nostro Paese con una serata di beneficenza e, a maggior ragione, un tributo all’amico scomparso? E’ quello che è successo al Circolo Colony di Brescia, dove le quattro inglesi hanno suonato come sempre e commemorato Lemmy grazie a una serie di simpatici intermezzi in cui ciascuna delle quattro (per quanto il contributo di Denise Dufort sia stato minimo, come vedremo più avanti) ha raccontato un aneddoto estratto da oltre trent’anni di amicizia e collaborazione artistica.n Prima di tutti però è toccato esibirsi ai Nemesis Inferi, che per attenersi al tema della serata, oltre a un’anticipazione dal loro nuovo singolo “Hate My Name“, da poche ore disponibile in download gratuito, e ad alcuni estratti dal loro repertorio heavy/thrash, eseguono anche una bruciante cover di “No Class” dei Motorhead.

Discorso analogo per i ferraresi Game Over, che sono rientrati da poco da un tour negli Stati Uniti e lo ricordano con qualche intermezzo parlato in finto accento americano, con quella nota di ironia che sa sempre li contraddistingue. Anche per loro c’è spazio per una cover dei Motorhead, precisamente “Iron Fist“.

Sappiamo in generale cosa aspettarci da un live delle Girlschool: rock and roll dal sapore un po’ punk, grezzo e divertente, ironico quanto basta, indipendentemente dall’anno in cui sono nati i brani che la band esegue sul palco. Niente di nuovo da questo punto di vista, con una sapiente alternanza tra brani classici e qualche estratto dall’utima fatica, l’album “Guilty As Sin”, da cui sono estratti “Come The Revolution” e “Take It Like A Band“. Peccato per l’assenza nella setlist della cover di “Stayin’ Alive“, anche questa compresa nell’ultimo lavoro, che sarebbe stato oltremodo curioso sentire dal vivo (così come sarebbe stato curioso assistere alla reazione dei presenti). Trattandosi inoltre di una serata tributo a Lemmy, viene fatto un esplicito riferimento allo storico EP “St. Valentine’s Day Massacre“, che le due band registrarono sotto un unico nome, da cui non può mancare la celebre “Emergency” in chiusura di serata. Si balla al ritmo esagitato di “Never Say Never“, si fa un tuffo nel passato con la demoniaca “Race With The Devil” e con il bis affidato a “Take It All Away“. La vera particolarità della serata sono però gli aneddoti raccontati tra un brano e l’altro a turno da Jackie Chambers, Kim McAuliffe e Enid Williams. Denise Dufort resta in trincea dietro la sua batteria e si alza solo per ribadire il numero esatto di anni da cui le scolarette del rock e Lemmy si conoscevano. Una conoscenza nata con uno scherzo, con Lemmy che infila a tradimento una zampa di maiale insanguinata nella custodia della chitarra di Kim, con conseguenti urla e un roadie costretto ad andare nel camerino dei  Motorhead a riconsegnare la preda. Una conoscenza fatta di tante bevute insieme (c’era quasi da aspettarselo…), e con Jackie che va in camerino a fregargli tutto il Jack Daniels, e di collaborazioni nate al di là dei fusi orari e con uno scambio di sms deliranti da una parte e dall’altra. Il tutto raccontato, naturalmente, con quella dose di british humor che fa sbellicare dalle risate i presenti. Tutto bene insomma? Più o meno. Restano da segnalare solo un’affluenza decisamente scarsa, anche se i presenti sono da subito coinvolti e partecipativi, e una durata decisamente breve del concerto: togliendo gli aneddoti e i normali intermezzi tra un brano e l’altro, il concerto sarà durato sì e no cinquanta minuti. E’ anche vero che le Girlschool passano dall’Italia regolarmente (tra l’altro chi andrà a Wacken quest’estate le potrà rivedere anche in quella situazione), ma c’è comunque un vago sapore di occasione mancata.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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