Gilby Clarke: Live Report della data di Cordenons (Pn)

Sono passati quasi cinque anni dall’ultima visita di Gilby Clarke dalle nostre parti e questa volta il rocker americano è riuscito a toccare un po’ ogni angolo del bel paese con il suo tour. L’unica tappa nel nord est si è svolta al Rock Town, accogliente locale di Cordenons, un paese in provincia di Pordenone.

Intorno le 22.00 sale sul palco la formazione dei Lost Reflection, una band proveniente dal Lazio e che propone un’interessante miscela di hard rock sanguigno con forti radici nell’heavy metal tradizionale che ne contraddistingue il sound massiccio e d’impatto. Il gruppo è bello carico e a proprio agio sulle assi, sciorina i suoi pezzi con passione ed energia proponendo anche una riuscita cover dei Ramones che strappa più di qualche applauso. Purtroppo il tempo è tiranno e dopo i ringraziamenti di rito i ragazzi si congedano tra gli applausi dei presenti.

 

 

 

Poco dopo Gilby Clarke sale da solo sul palco quasi in sordina sistemando la sua chitarra e preparando il suo show. Esordisce dicendo che stasera inizierà lo spettacolo prima con un set prettamente acustico per poi dar spazio anche a quello elettrico accompagnato dai fidi amici dei Muppet Suicide (una nota cover band dei Guns N’ Roses). Si inzia alla grande con “Skin & Bones” tratta dal suo album “Pawnshop Guitars” del 1994 e già da quì si può percepire l’anima squisitamente blues di un’artista completo che non si scompone affatto di suonare nei piccoli club dopo i grandi successi negli stadi e arene conseguiti con i Guns N’ Roses. Poi è la volta anche del classico degli StonesIt’s Only Rock’N’Roll (But I Like It) e anche di “Wild Flowers” pezzo eseguito moltissime volte anche assieme alle pistole e rose. Il pubblico applaude e apprezza di gran lunga questi pezzi intramontabili e senza tempo, ma dei Guns N’ Rosese a parte “Knockin’ On Heaven’s Door, che per precisare è una cover di Dylan e un breve accenno a “Patience” non viene suonato nulla. Nel set elettrico invece tra i vari brani proposti trova spazio un pezzo degli Slash’s Snakepit e in chiusura una grintosa “Cure Me And Kill Me” che sancisce un concerto senza sbavature e pregno di atmosfere blues e di un rock senza tempo che non stanca mai.

L’unico appunto è la mancata esecuzione di “Tijuana Jail” e “It’s So Easy” invece segnate in scaletta, forse Clarke si aspettava un’accoglienza più calorosa da parte dei presenti e per questo non sono stati fatti dei bis, o magari si è sforato il tempo massimo concesso, a noi non è dato saperlo, ai posteri invece l’ardua sentenza.

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