Gefle Metal Festival – Live report del Day 1 con Entombed, Marduk, Exodus e altri

Era il 14 ottobre quando, dopo un noioso scorrimento di notizie su Instagram, qualcosa catturò la mia attenzione. Era il post di conferma degli Entombed al Gefle Metal Festival, evento che da cinque anni a questa parte propone a Gavle (Svezia) una serie di concerti focalizzati su band metal di stampo estremo.
Seguivo il festival già da diverso tempo, ma nulla mi aveva mai spinto a decidere concretamente di presenziare a questo festival, ovviamente fino
alla conferma della death mketal band più famosa di Svezia, che ha trasformato la mia golosa tentazione in realtà.
Dunque, una volta preso l’aereo e arrivato a Stoccolma (sempre un’emozione passare da queste parti) mi dirigo alla stazione del treno in
direzione Gävle, una mezz’oretta a piedi ed eccomi alle porte del campeggio; pianto la mia tenda e mentre faccio partire il conto alla rovescia
per quello che sarà il Day 1 del festival, ne approfitto per parlare con degli autoctoni e per stringere qualche nuova simpatica conoscenza.
Il Gefle Metal Festival inizia qui.

Day 1


14 Luglio, nove mesi dopo l’annuncio degli Entombed sono qui di fronte all’entrata del Gefle Metal Festival ad aspettare l’apertura dei cancelli.
Le condizioni meteorologiche non sono delle migliori, pioggia, vento e una temperatura alquanto bassa (perfino per gli abitanti del posto) seguirannio le varie band e gli spettatori durante gran parte degli show, senza però intralciare alcuna performance.

THE HAUNTED

La prima band che vedrò qui in Svezia sono i The Haunted, gruppo death/groove (e più) nato dalle ceneri degli At The Gates a circa metà degli anni novanta per iniziativa dei fratelli Björler. Un breve ma efficace intro accompagna i The Haunted sul palco, che attaccano subito con l’esecuzione del primo brano in scaletta, ovvero “Brute Force”, tratto dal loro ultimo lavoro ,”Strength in Numbers“, uscito nell’ormai lontano 2017.
Adrian Erlandsson parte a canna pestando violentemente le sue pelli con un impetuoso tupa-tupa che fa scatenare i primi fan sotto al palco in un coinvolgente headbanding di massa. Alle chitarre troviamo Patrick Jensen, membro in pianta stabile dalla luce di questo progetto e Ola Englund, che negli ultimi anni si è fatto riconoscere in tutto il globo specialmente per il suo canale YouTube e per il brand di chitarre “Solar guitars” da lui creato.
Il frontman Marco Aro è carichissimo sin dalle prime battute e anche con l’alternarsi dei brani non accenna alla resa, fermandosi solo in determinati frangenti per uno scambio di battute col pubblico che sostiene la band a gran voce.
I suoni non sono affatto male, il basso di Jonas sembra predominare la scena e non è affatto una nota negativa, il bassista sembra anche avere una certa carica in più rispetto alle ultime volte in cui l’ho visto suonare con gli ATG, ma diciamo che le motivazioni possono essere talmente tante che fare ipotesi casuali sarebbe insensato. Lo show prosegue toccando gran parte della discografia della band svedese e tutto viene suonano con grande grinta e precisione, eccezzion fatta per un piccolo errore di Ola su un arpeggio clean a circa metà show, ma che ovviamente non grava sulla comunque eccellente performance del chitarrista.
Hate Song” conclude e chiude la scaletta dei The Haunted, che sorridenti ringraziano il pubblico ed escono di scena; una buonissima prova.

SOILWORK

Il cielo inizia a oscurarsi sempre più quando i Soilwork fanno il loro ingresso in scena.
Sottili lacrime di pioggia iniziano a cadere sui corpi dei presenti, che in parte fanno finta di niente, ma dall’altra si allontanano dal palco lasciando evidenti spazi vuoti. 
Övergivenheten” è la canzone scelta per aprire le danze di questo altro show 100% svedese, ma dopo poche note è subito chiaro che i suoni sono leggermente sballati; mi trovo a lato del banco mixer, eppure mi pare quasi di non sentire le chitarre, il cui volume sembra essere veramente troppo basso rispetto agli altri strumenti in scena. Questo penalizzerà lo show anche perchè, con le due asce tagliate fuori, la sensazione percepita è quella di costante monotonia tra un brano e l’altro, che mi lascia personalmente perplesso e anche annoiato.
Fortunatamente i suoni verranno regolati leggermente più avanti, rendendo quantomeno accettabile l’ascolto, ma sebbene ci sia poco da criticare verso i vari musicisti onstage, che fanno del loro meglio per garantire un buono show, non riesco a cambiare il mio parere.
La scaletta affronta varie sezioni della storia del gruppo originario di Helsingborg, lasciando però uno spazio principale a “Verkligheten“,
ultimo lavoro uscito nel 2019 che avrà anche l’onore di chiudere la scaletta con “Arrival” e “Stålfågel”.
I Soilwork escono dal palco seguiti dagli applausi del pubblico presente, per una performance che personalmente ho trovato troppo piatta e poco
coinvolgente.

EXODUS

Sono circa le 20 quando un suono “zanzaroso” familiare mi attrae dalle varie bancarelle verso lo stage GOAT. Si tratta del suono dell’iconica 5150 che ronza le note degli Exodus, storica band Thrash metal nata nel 1980 a San Francisco. “The Beatings Will Continue” sarà la prima proposta di questo show a tutto pogo, che vedrà il thrash metal americano scagliarsi contro la “piccola” (si fa per dire) cittadina svedese.
È con molto entusiasmo che vedo finalmente sotto al palco un grande spiazzo libero, ove fan di vecchia e nuova data corrono in cerchio in quello che sembra essere un più che divertente circle pit; devo annotare che qui in Svezia (mai avrei pensato di dirlo) non è molto in voga il moshing e, sebbene non mancherà mai, non saranno mai tanti i partecipanti a questo rituale che personalmente mi ha sempre affascinato.
Gli Exodus ci danno giù pesante, alternando i vari album senza curare più di tanto l’ultima uscita; il protagonista principale di questo show sarà infatti “Bonded by Blood“, primo lavoro della band uscito nel 1985 che al tempo riscosse molto successo ed è ancora oggi un punto di riferimento per il thrash americano.
Insieme a Gary Holt troviamo sul palco in veste di turnista Brandon Ellis, chitarrista dei The Black Dhalia Murder, che senza timidezza dà sfoggio delle sue abilità chitarristiche muovendosi come se avesse sempre fatto parte di questa band. I suoni sono ottimi, anche se la chitarra di Gary Holt risulta essere molto più bassa rispetto a quella della “new entry”; la botta
comunque non manca ed è questa la cosa più importante durante uno show di questo tipo.
Gli Exodus deliziano i presenti con “Deathamphetamine“, “Pirnha” e la titletrack dell’omonimo album dell 85′ “Bonded by Blood”. Steve Souza è in gran forma e sebbene rimanga per lo più statico sul palco, non manca di incitare i presenti, invitandone sempre di più ad aggiungersi nei “festeggiamenti” all’interno del mosh, senza dimenticare di presentare i vari componenti della band e rendendo onore a Trevor Strnad, il defunto cantante che fino a poche settimane fa militava assieme
a Brendon nei The Black Dahlia Murder.
Immancabile in scaletta “The Toxic Waltz”, classico accolto da numerose corna alzate al cielo, che con il suo ritmo saltellante alimenta ancora di più gli scossoni di testa di un pubblico che stasera sembra divertirsi parecchio.
Il concerto si chiude sulle note di “Beating Around The Bush”, cover degli AC/DC; brano che decreta la fine di uno show spettacolare.

ENTOMBED

Finito lo show degli Exodus non aspetto mezzo secondo per piazzarmi in transenna ed iniziare ad aspettare quello che per me, sono sicuro, sarà l’evento dell’anno; il mio primo e chi lo sa forse ultimo concerto degli Entombed (badate bene, non Entombed A.D.), che vedrà il fondatore Nicke Andersson unirsi ai membri originali della band Death Metal più famosa di Stoccolma, per un evento speciale e unico, una data singola alla quale sarebbe stato impossibile mancare.
Sono le 22.00 e il sole sta iniziando a tramontare solo adesso, dietro di me si trova un esercito di metallari per lo più svedesi pronti ad assistere alla performance dell’immenso gruppo scandinavo, che andrà ad eseguire l’ultimo concerto di questa giornata sul GOAT stage.
Una breve intro accompagna l’entrata degli Entombed sul palco che accolti da numerose grida partono senza esitazioni con l’esecuzione del primo brano in scaletta, il classico dei classici “Left Hand Path“.
Sullo stage, oltre al già citato Nicke Andersson è presente la coppia d’asce firmata Alex Hellid e “Uffe” Ulf Cederlund, membri già presenti nei Nihilist prima del cambio di nome ed il bassista Jörgen Sandström, che ha suonato con gli Entombed dal 1995 al 2004. Egli si vedrà affidare anche il compito di cantare questo primo inno al death metal svedese, senza sfigurare dinanzi a un vero capolavoro che ai tempi vide l’ormai tristemente defunto Lars Goran Petrov dietro al microfono.
I suoni sono profondi e come lame pesanti tagliano l’aria arrivando dritti ai nostri timpani; ottimo il lavoro nel mixare gli strumenti che risultano perfettamente equilibrati rendendo estremamente piacevole l’ascolto.
Quello che i miei occhi stanno vedendo (e le mie orecchie sentendo) è incredibile, non potrei voler essere in nessun altro posto al mondo e, guardando gli altri presenti attorno a me, percepisco che questa è una sensazione comune a tutti.
Lo storico brano finisce sulla nota linea melodica che dal 1990 non smette di farci venire la pelle d’oca e subito dopo la band riparte all’attacco con “But Life Goes On“, altro estratto da “Left Hand Path”. Qui ci sarà la prima straordinaria sorpresa della serata, a inizio brano spunta infatti fuori dal backstage un noto individuo con barba e capelli rossi, cappellino in testa e un’immancabile camicia di flanella che prende il microfono in mano ed inizia a urlare contro di esso. Si tratta di Tomas “Tompa” Lindberg degli At The Gates, amico della band e figura di spicco nella diffusione della musica estrema in Svezia e non solo, grazie ai suoi numerosi scambi di cassette ed alla sua fanzine “Cascade”.
L’emozione nel vedere il noto cantante sul palco con altre leggende è davvero grande e personalmente penso che la scelta di affidare a lui il microfono sia la migliore che il gruppo originario di Stoccolma potesse fare.
Mentre Tompa si adatta con grande esperienza a questo contesto speciale,
Nicke continua a martellare con foga la sua batteria, con il suo inconfondibile stile ed il suo invidiabile groove. Ci sono cinque protagonisti principali e gli occhi sono tutti puntati su di loro, non c’è e non deve esserci distrazione. Forse è anche per questo che è stato scelto di fare un concerto più “minimal” dal punto di vista scenico, lasciando alle sole luci e al ghiaccio secco il compito di arricchire leggermente l’atmosfera. Non serve però altro, perchè i nostri stanno tirando fuori un concerto coi fiocchi e questo sembra già essere perfetto anche grazie all’ottima scaletta che seguirà. Dopo la deliziosa “But Life Goes On”, i nostri ci stuzzicano con le maestose “Out Of Hand” e “Living Dead“, dove Tompa alterna le parti vocali con Jörgen, “Like This With The Devil” e “The Truth Beyond“, brano che segna la fine dell’esibizione di un grandissimo Tomas Lindberg che, dopo aver dato corpo e anima in questa esaltante performance, saluta i presenti e si dirige dietro al palco. Una piccola pausa e poche parole in svedese precedono un intermezzo che porta Scott Carlson sul palco, il cantante di una delle band più importanti ma mai esplose del panorama death/grind, i Repulsion. Il cantante saluta e poi si riparte con “Eyemaster“, brano estrapolato da “Wolverine Blues“, terzo capitolo degli Entombed che nel 1993, tra critiche e lodi, definì il Death n’ Roll.
Gli Entombed + guest sono carichissimi, Alex continua a girare per il palco plettrando con costante furore ogni singola nota, mentre al centro della scena Scott dà una buona prova di sè, cantando con grande grinta il testo di uno dei brani più belli del disco.
La prima fila inizia a essere soffocante, dietro di me si è attivato un esiguo ma movimentato mosh che schiaccia i presenti più avanzati contro la transenna, nel frattempo non mancano i primi crowd surfers della serata che, spinti dalle tante mani pronte a sorreggerli, nuotano da una parte all’altra del sottopalco con gran divertimento.
Gli Entombed non si fermano e la proposta prosegue con “Abnormally Deceased“, “Serpent Speech” e la cover di uno dei brani di punta del disco
Horrific dei Repulsion, “Black Breath“, che era stato coverizzato dagli Entombed nel 1997 e che oggi vede la luce live insieme al cantante che compose il brano.
La performance di Scott finisce con “Damn Deal Done” e, dopo la sua uscita, viene portata sul palco una seconda batteria seguita dall’entrata
in scena di Peter Stjärnvind, batterista degli Entombed dal 1997 al 2006 che suonerà in contemporanea con Nicke. Ma le sorprese non sono finite
perchè, una volta intonate le prime note di “Chief Rebel Angel”, con passi morenti e lenti entrerà in scena un volto femminile, Urskogr dei
Serpent Omega, moglie dell’appena entrato Peter Stjärnvind. Anche lei si scatenerà con l’esplosione della musica in un’ottima performance vocale, curata anche dalla sua grande presenza scenica che incanta e carica i presenti. L’effetto di uno scheletro musicale ora formato da due batterie alza ancora di più l’asticella del mio gradimento personale dello show, il punch in your face delle pelli pestate dai due batteristi è insano ed esplode nell’area circostante come fossero colpi di tuono, uno spettacolo.
Stranger Aeons” è seguita da “Chief Rebel Angel” e proclama un nuovo cambio di cantante.
Qualcuno ricorderà che nella formazione originale dei Nihilist c’era un bassista che alla successiva “chiusura” del progetto formò il gruppo Unleashed, altra band fondamentale ed essenziale nella storia del Death Metal svedese. Quel bassista si ritroverà oggi sullo stage a condividere il palcoscenico con alcuni dei suoi ex compagni, alla voce, dunque Johnny Hedlund, cantante e bassista dei già citati Unleashed, che colto da una grandissima ovazione generale inizierà a cantare sulle note di “To Ride Shoot Straight And Speak The Truth“.
Il musicista svedese, sebbene non sia abituato a esibirsi senza il suo basso, riesce a tenere il palco con grande personalità incitando i presenti e dando sfoggio delle sue abilità canore. La sua voce spessa si amalgama ottimamente alla musica degli Entombed che proseguono come dei carri armati diretti verso il nemico con una delle triplette più emozionanti di questa serata, formata da “Revel In Flesh“, “Wolverine Blues” e “Supposed To Rot”.
I nostri chiudono apparentemente lo show con la cover di “Night Of The Vampire”, che tra consensi e disapprovazioni riesce comunque a far alzare un coro che accompagnerà il brano fino alla sua chiusura.
Sono tanti i ringraziamenti, ma già lo sappiamo, non può finire così. Infatti, dopo una breve pausa per permettere a Peter Stjärnvind e alla sua batteria di lasciare il palco, i nostri tornano in scena per il primo encore.
Non è molto chiaro quello che sta succedendo, sul palco sono tutti fermi e silenziosi, si ipotizza quale cantante farà il suo ingresso sul palco, si  pensa a a qualche big svedese, ma i nostri l’hanno pensata fuori dagli schemi.
Alex parte con un arpeggio che non sembra essere riconducibile ad alcun riff o intro scritto dagli Entombed e la conferma di ciò arriva poco dopo
con l’entrata in scena dell’ultimo special guest, una star d’eccezione che ha contribuito alla costruzione della scena legata al metal estremo. Si tratta di Cronos, cantante e bassista dei Venom, che alzando le corna al cielo, presenta “Bursting out”, brano scritto dai Venom nel 1983 e coverizzato dagli Entombed in “To Ride To Shot…”.  Le fiamme sparate dall’estremità frontale del palco illuminano i volti di musicisti e fans ora impegnati a squotere i propri crani; Cronos (come Johnny, separato dal suo basso) si muove per il palco animando la scena e coinvolgendo pubblico e colleghi sopra il palco, con una dimostrazione di orgoglio e passione; è tutto perfetto ed è facile notare l’emozione dei musicisti stessi nel suonare con una tale divinità del metal.
Finito il brano, il cantante britannico ringrazia gli Entombed per essere stato invitato sul palco e parla di questo show come un tributo per la grande perdita di un amico ed un fratello appartenente al mondo Metal, Lars “LG” Goran Petrov.
Successivamente annuncia “Countess Bathory”, che termina questo primo encore e segna un’altra pausa allo spettacolo, che riprenderà poco dopo
con l’entrata di Cronos sul palco, stavolta con il basso in mano.
Le urla dei presenti inneggiano ad un brano in particolare, “Black Metal“, che però non troverà posto in questa setlist. Lo show si conclude
infatti con un grande scoppio sulle note finali di “Witching Hour”; dopo questa Cronos e Alex ringraziano i presenti e senza troppe parole escono
di scena consapevoli di aver lasciato la loro impronta in questa quinta edizione del Gefle Metal Festival.
La parte soggettiva di me non riesce a farsi da parte, quello di questa sera è stato uno degli show più emozionanti al quale io abbia mai assistito e sono consapevole che ne conserverò le memorie per molto tempo.

MARDUK

Chiudono la serata i Marduk, che si esibiranno sul Fire Stage.
La band svedese nota per la propria brutalità avrà l’arduo compito di suonare dopo gli Entombed, ma i nostri non sembrano affatto essere
intimoriti da ciò e, senza farsi troppi scrupoli, partono senza tergiversare con l’esecuzione della scaletta, che vedrà “Werwolf” come primo brano.
Il numero dei presenti è inferiore rispetto a quanti stavano prima assistendo allo show del gruppo di punta, ma i Marduk non sembrano curarsi di questo e con la loro solita attitudine fanno scivolare un brano dietro l’altro.
Questo show toccherà la stragrande maggioranza degli album pubblicati dalla band svedese la scaletta alternerà ottimi brani, quali “Materialized
o “The Funeral Seemed“, pezzi spaccaossa che metterannno alla prova il collo di numerosi presenti. Purtroppo però mancheranno all’appello due di quelli che considero dei must assoluti, “Baptism By Fire” e “Beast Of Pray”.
I suoni sono buoni e, sebbene le distorsioni siano elevate, si riesce a sentire ogni linea musicale che fuoriesce da quei mortai chiamati casse.
I nostri suonano egregiamente sputando odio da ogni poro e proponendo una costante ormai sempre presente nei loro show, ovvero la violenza musicale con la quale gli svedesi eseguono ogni brano, confermandosi ancora una volta una delle band più aggressive e brutali in sede live del panorama black metal.
Mentre sempre più gente si allontana dal palco, i nostri propongono “The sun Has Failed”, “World Funeral” e “Wolves” chiudendo lo show con
un encore, proponendo la canzone più attesa di tutte, cioè “Panzer Division Marduk”, che facendo tremare la cittadina di Gavle chiude il concerto
trionfale dei Marduk, sempre una garanzia.

La prima giornata di questo festival è letteralmente volata, mi avvio dunque verso la tenda, per rimettermi in forze preparandomi a quella che sarà il Day 2.

 

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