Garden Prog Fest: Live Report

Si conclude ancora una volta con un bilancio positivo l’edizione 2011 del Garden Prog Fest, il festival organizzato dall’associazione culturale Il Giardino, che per tutto l’anno ha portato avanti una stagione all’insegna della musica di qualità, con un occhio di riguardo per il progressive, ma anche per il jazz e per il blues. Se l’edizione 2010 era stata più breve e spostata in altra sede, l’edizione 2011 mantiene la location storica di Lugagnano, nell’hinterland veronese, quindi un’ambientazione più intima e raccolta, ma prolunga la propria durata, estendendosi per due fine settimana, con un totale di sei serate. Un impegno considerevole, che ha trovato però la propria soddisfazione in una partecipazione nutrita da parte del pubblico e in una serie di esibizioni di altissimo livello.

Il festival ha trovato sicuramente il suo fulcro nella serata di venerdì 20 maggio, con l’arrivo dei piemontesi Locanda Delle Fate. Questo nome etereo è associato all’album “Forse le lucciole non si amano più”, che viene quasi sempre considerato l’ultimo vero lavoro del progressive italiano anni ’70, un album fuori dal tempo e dallo spazio per la sua delicata bellezza, che viene riproposto quasi totalmente (manca solo il brano finale, “New York”) e in modo estremamente fedele durante l’esibizione. Ciò dipende anche dal fatto che, dei sei musicisti che compongono oggi la Locanda, ben quattro appartengono alla formazione originale, primo fra tutti il cantante Leonardo Sasso, che con la sua solida presenza e una voce che non ha perso la tipicità che lo aveva contraddistinto nel 1977, regala tutto se stesso al pubblico. L’apertura spetta invece agli Accordo dei Contrari, sempre più capaci di raccogliere consensi grazie alla recente pubblicazione del secondo album, “Kublai”.

Anche le rimanenti serate non sono da meno. Un cambiamento di programma riguarda la serata di domenica 22, durante la quale il previsto tributo agli Area non ha luogo. I sostituti sono però di tutto rispetto, e sono la Lanzetti Band e un affezionato amico del Giardino e dei suoi occupanti, ovvero Aldo Tagliapietra. L’ex cantante delle Orme regala un delicato show acustico, come già era capitato in alcuni dei vari passaggi dell’artista veneziano al club, l’ultimo dei quali lo scorso gennaio. Buona anche l’esibizione dei Delirium che chiude in bellezza, domenica 15, i primi tre giorni di festival. Sostenuta da elementi storici, fra cui spicca l’estroso sassofonista inglese Martin Frederick, la band genovese promuove con un concerto emozionante la pubblicazione del ricco DVD “Il Viaggio continua: La storia 1970-2010”. I Methodica e il loro precisissimo prog metal giocano in casa, ma aprono in modo impeccabile la serata. Il loro impegno costante sta portando buoni frutti; ricordiamo fra le altre cose che la band aprirà una data svizzera degli Uriah Hepp nelle prossime settimane.

Wicked Mind e Maxophone, ovvero il lato più sperimentale del progressive italiano, contraddistinguono la serata del 14 maggio. I primi, dopo un periodo travagliato per l’abbandono del frontman J.C. Cinel (ora in forze nella Jimi Barbiani Band), hanno deciso di ripartire da capo grazie a una voce femminile, che ridona calore e spessore ai brani già interpretati da Cinel. I secondi sono forse un boccone più ostico da digerire, ma la serata è veramente un evento unico se si considera la storia che i Maxophone hanno avuto e la loro rinascita piuttosto recente. Buona anche la performance di Alex Carpani, a cui è toccato il compito di dare fuoco alle polveri, nella serata di venerdì 13. Per finire, un breve ricordo dei Masons, una giovanissima e altrettanto valida band veronese che l’anno scorso si era messa in luce per avere vinto il concorso per gruppi emergenti abbinato al Garden Prog Fest. La loro esibizione, prevista per venerdi 13 in apertura a Carpani, è stata cancellata per la prematura scomparsa del loro batterista pochi giorni prima del concerto.

Le foto di Aldo Tagliapietra e della Lanzetti Band sono di Renzo De Grandi.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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