G3: Live Report della data di Sogliano al Rubicone (FC)

Per raggiungere Sogliano al Rubicone bisogna inerpicarsi su per una strada piena di tornanti, curve cieche e saliscendi che per una decina di chilometri buoni ti fanno sudare freddo, anche perchè il bordo della strada che dà sulle bellissime colline del cesenate spesso è privo di guard rail. Dopo avere fatto la conta dei capelli bianchi, si arriva in un delizioso paese che ti accoglie con una piacevole aria fresca da collina e la spettacolare gastronomia romagnola che attenta al tuo colesterolo a suon di piadine farcite. Questa location a dir poco inusuale ospita la seconda delle quattro tappe italiane del G3, un appuntamento che non manca mai di radunare attorno a sè una folla nutrita composta per buona parte da musicisti ed esperti del settore, ma anche da una fascia di pubblico più ampia. Oltre tre ore di concerto totali, suddivise in tre set da 45 minuti ciascuno per ognuno dei tre componenti del G3, e si finisce come solito con una mega jam session basata su cover della storia del rock.

Il compito di aprire le danze spetta ai The Aristocrats di Guthrie Govan, un vero e proprio mostro di tecnica condita da una buona dose di ironia che contraddistingue anche gli altri due membri della band, due musicisti mica da poco se consideriamo che alla batteria troviamo Marco Minnemann e al basso Bryan Beller. Molte le improvvisazioni, così come molti sono i momenti divertenti, a partire da quando Minnemann declama lo scioglilingua dei trentatre trentini in un discreto italiano, a quando Govan spiega con dovizia di particolari il misterioso fatto di cronaca che ha ispirato agli Aristocrats il brano “The Kentucky Meat Shower“, per arrivare a un dialogo fra strumenti e animaletti “rumorosi” (quelli che fanno rumore se gli schiacci la pancia). Ottima anche la cover di “Living The Dream” sul finale; ritroveremo poi Minnemann e Beller ad accompagnare Joe Satriani durante il suo set, a dimostrazione della loro versatilità e di come sul palco di Sogliano salgano questa sera solo musitici di livello superiore alla media.

Da un live di Steve Vai, anche breve come quello tipico del G3, ci si deve sempre aspettare tutto e il contrario di tutto. Non ci si deve stupire quindi quando Vai entra in scena con indosso quella che si può definire come la versione estiva della cappa piena di laser che lo ricopriva in un momento del suo ultimo tour; il primo brano ad essere eseguito è “Dead Horsie“, sufficientemente folle per essere associato a questo abbigliamento. Anche Vai è accompagnato da una formazione ormai consolidata e di prim’ordine, fra cui è sempre bene citare l’eclettico Dave Weiner alla seconda chitarra. Si prosegue poi in modo più classico, con le melodie trasognanti di “Racing The World” e con gli immancabili classici “Whispering A Prayer” e “For The Love Of God” una di seguito all’altra. Durante tutto questo, Steve Vai è quello di sempre; gioca con la chitarra, la morde, roteare, la fa parlare e muovere come se fosse dotata di vita propria, esprime con la mimica facciale una serie di emozioni di tutti i tipi e si concede un attimo per augurare buon compleanno alla moglie Pia. Unico e inimitabile come sempre.

L’Alieno Joe Satriani sale sul palco per ultimo; lui, che è sempre stato presente in tutte le formazioni del G3, attacca con assaggi del suo repertorio, che ormai si potrebbe definire quasi sterminato, con il solito abbigliamento semplicissimo che contrasta con la ricchezza del suo sound. Impossibile lasciarsi sfuggire il fascino di classici come “Flyin’ In A Blue Dream” o  “Always With Me, Always With You“, amplificati a dovere dalla buona acustica della piazza. Rispetto a Steve Vai, Joe Satriani è leggermente più misurato per quanto riguarda la tenuta di palco, un aspetto che fa da sempre parte del suo stile ancora una volta inconfondibile. Nonostante gli immancabili occhiali scuri però, il volto di Satriani è illuminato perennemente da un sorriso brillante e contagioso, aiutato come detto da una band composta da stelle di prima grandezza.

Siamo ormai vicini alla mezzanotte quando Satriani termina il suo set e richiama sul palco Govan e Vai; chi ha già assistito ad altri live dei G3 sa che il momento della jam finale, oltre a lasciare molto spazio ad improvvisazioni di tutti i tipi e ad acrobazie funamboliche sulle sei corde, regala sempre almeno un brano in omaggio a Jimi Hendrix. La tradizione viene ripetuta anche questa volta, con un’intensa “Little Wing” cantata da Steve Vai. Gli altri due brani invece sono invece una sorpresa; il primo è “Message In A Bottle” dei Police (anche se è sempre riduttivo parlare di un brano solo dati gli innesti e gli assoli che prolungano di molto la parte centrale di ciascun pezzo), mentre si chiude con un medley composto da “Smells Like Teen Spirit“, da un lungo intermezzo strumentale e dal finale affidato a un altro grande classico, “Rockin’ In The Free World” di Neil Young, scandita da tutta la band riunita e ripetuta dal pubblico. Impossibile rimanere indifferenti di fronte a una serata che raduna alcuni fra i musicisti più preparati del settore e di fronte a un appuntamento, quello del G3, che è ormai diventato una tradizione a cui non mancare.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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