Freak Kitchen: Live Report e foto della data di Bologna

Se non son matti non li vogliamo. Sintesi estrema del passeggio bolognese dei Freak Kitchen. Il trio guidato da Mattias Eklundh non ha deluso, anzi, per lunghi tratti ha entusiasmato e divertito tra impatto, perizia e furibondo non-sense.

Prima di loro però l’arrivo dei tricolori The Price, autori di un interessante ibrido rock/metal. Il progetto vede protagonista il chitarrista, produttore ed ingegnere del suono Marco Barusso (produzione e chitarra nei Cayne, ingegnere del suono per i Lacuna Coil, produzione per Gli Atroci e poi per tanti nomi “mainstream” tricolori e non).

THE PRICE

Il quartetto di Barusso è in palla e sulle assi dell’Alchemica gioca con le canzoni di “A Second Chance To Rise” e cerca subito di conquistare il pubblico con “A Mg Of Stone”, con un sound compatto e melodico (quasi a ricordare a livello chitarristico certe sfumature tremontiane, periodo “AB III”) sostenuto dalla bella voce di Axel Capurro, già noto “dalle nostre parti” per la militanza negli Anewrage.

Il sound scorre agile, la band piace nella manciata di canzoni a disposizione e resta nella testa senza essere banale. A fine set applausi meritati, con la speranza di poter vedere crescere un progetto non banale.

FREAK KITCHEN

IA è un guitar hero, è l’istrione che si nasconde dietro Mattias Eklundh. Uno che sul palco con i suoi Freak Kitchen sceglie di divertisi e divertire, senza perdere la capacità di rendere complicata anche una canzone “semplice”.

I FK sono certamente divertenti, pieni d’energia e subito “Morons” con quel groove rock inizia a scaldare i presenti. Il trio sa fare benissimo il suo mestiere, e viene sostenuto a livello “scenografico” da Christer Örtefors al basso, alla barba ed ai giubbotti antiproiettile.

Pochi fronzoli, tanta sostanza ed una buona dose di ironia a condire la musica di un trio che nel delirio si dimostra credibile e quadrato.

Lo show è semplicissimo, luci sparate in faccia al pubblico e canzoni da sgranare tra una battuta e l’altra, perché tra una serissima (ehm…) “Porno Daddy” ed una spassosa “Freak Of The Week” i nostri non smettono mai di coinvolgere il pubblico e raccontare in un improbabile ibrido di inglese, italiano (forse…) e svedese peripezie e “drammi” da vita in tour.

Avventure gastronomiche, scazzi tra un cambio di palco e l’altro raccontati da IA con il sorriso di chi si sta divertendo un mondo nel percorrere una vita in tour compresso in pochi metri quadri di bus.

E proprio con lo svedese la grande sfida tra pubblico e band, con Eklund docente di lingua per cercare di far imparare ad una truppa di italiani (metallari e casinisti) il ritornello di “Så Kan Det Gå När Inte Haspen Är På”.

Una versione per spiegare che anche in svedese e tra gli autoctoni “la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo”. Ma se preferite una traduzione in salsa albionica “Shit can happen when you forget to lock the door”.

Come rimanere bambini senza perdere la capacità di fratturare la ragione nelle trame musicale più complesse. Impossibile resistere ai Freak Kitchen.

Etichetta: Anna Minguzzi




Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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