FoschFest 2010: Live Report

Presso il Sound Arena di Bagnatica, cittadina della provincia di Bergamo, si è svolta la nuova edizione del Foschfest, festival gratuito voluto dai Folk Stone e dedicato alla crescente popolarità che il folk sta guadagnando tra il pubblico metal, in special modo tra i più giovani. L’arena si riempie molto in fretta, grazie non solo alla gratuità dell’evento, ma anche ai prezzi popolari di alimenti e bevande e alla presenza di numerosi stand. Il tutto dedicato alla musica e al folclore.

Aprono le danze i piemontesi Gotland, una band dedita a un folk metal ruvido e battagliero con innesti di musica estrema. Non particolarmente originali, questi ragazzi sanno comunque tenere il palco con sicurezza e offrono una prova energica, nonostante si avverta una certa linearità nella proposta.

I Furor Gallico, da Monza, sono stati la sorpresa della giornata. La proposta della band ha un retaggio abbastanza ampio che pesca sia dai principali esponenti del folk senza dimenticare alcuni risvolti in chiave melodic death, né di metal classico. Il vocalist Pagan si rivela avvezzo alla dimensione live e riesce a coinvolgere il pubblico con facilità, a suon di brani che fanno leva sull’emozionalità, grazie anche a strumenti di genere come l’arpa e il violino che tessono ampie parentesi di respiro melodico. La setlist, che pesca dall’omonimo studio album autoprodotto nel mese di Giugno, omaggia i Finntroll con la scanzonata “Trollhammaren”, che scatena letteralmente i convenuti e coinvolge tutti nella festa.

Dopo l’ottima performance dei lombardi, non sarebbe stato facile per gli abruzzesi Draugr mantenere alta l’attenzione. E infatti, la band di Chieti offre uno show competente ma non sentito come quello appena visto. E’ complice forse una proposta che combina molto l’elemento folk ad un black metal ruvido e unidirezionale, che purtroppo perde di impatto in poco tempo. Da rivedere in un contesto più ampio, anche se alla band va riconosciuto un notevole aspetto scenografico con tanto di costumi e warpaint.

I Folk Stone, artefici di questa giornata di musica, ormai non hanno più bisogno di presentazioni, complice il successo e l’ammirazione che i bergamaschi stanno riscuotendo un po’ ovunque, dentro e fuori dai patri confini (e non è facile per un ensemble che utilizza solo la lingua italiana). Lorenzo è il solito trascinatore e il resto della band svolge il suo compito con grande professionalità, senza far mancare il consueto divertente impatto. Ad un’osservazione molto attenta sembrano un pizzico sottotono rispetto al solito, ma questo non va ad inficiare l’ottima prova. Il pubblico è tutto per loro, pronto a cantare a squarciagola brani vecchi e nuovi, ma tutti ormai conosciuti a memoria. Spazio alle epiche “Briganti Di Montagna” e “Anime Dannate”, la splendida “Frerì”, ancora le divertenti “Alza Il Corno” e “Luppulus In Fabula”, affidata alla voce di Roberta.

Non si può dire lo stesso degli headliner Eluveitie. Gli svizzeri vantano senza dubbio un ottimo mestiere ma sul palco del Sound Arena danno l’impressione di essere un po’ troppo freddi e distaccati. Si apre con “Nil”, tratta dall’ultimo studio album “Everything Remains (As It Never Was)” e subito notiamo come la band possa vantare un buon supporto presso le nuove leve, che già conoscono i brani a memoria. Si prosegue con pezzi noti ai convenuti come “Thousandfold”, “Inis Mona” e “Slanias Song”, forti di quel connubio tra death melodico, folk e parti medievali a base di ghironda, flauto e cornamusa, una formula che il gruppo propone con personalità e doti compositive di tutto rispetto. Questa sera avremmo gradito un po’ più di coinvolgimento da parte loro, ma il pubblico può comunque dirsi soddisfatto.

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