Fosch Fest: Live Report e foto del Day 2 con Anthrax, At The Gates, Destruction & more

Testo di Roberto Banfi.

Foto di Anna Minguzzi.

Parte decisamente in salita il secondo giorno del Fosch Fest. A causa di un forte temporale scoppiato in tarda mattinata, e relativi problemi annessi, l’organizzazione opta per l’eliminazione in toto delle esibizioni sul palco B, una delle novità di questa edizione. Un’occasione mancata per saggiare la musica di molte band meno conosciute, fra cui ricordiamo i Sinphobia, che quest’anno rappresenteranno l’Italia alla Wacken Metal Battle, e i The Modern Age Slavery. Salta poi l’esibizione degli Ulvedharr, la prima prevista sul palco principale, che per fortuna verrà recuperata il giorno successivo. Con una scaletta quindi in parte riveduta affrontiamo quello che per molti è il giorno più atteso nel weekend in quel di Bagnatica.

FLESHGOD APOCALYPSE

Con un prevedibile ritardo sulla tabella di marcia i Fleshgod Apocalypse cercano di dare il meglio di sè. Nonostante i primi problemi legati all’acustica, la band si mostra carica per il pubblico che, poco alla volta, rimane sempre più coinvolto dalla proposta death metal dall’alto livello tecnico. I brani dell’ultimo “King” fanno da apertura ad uno show in cui il gruppo, sempre ineccepibile anche nella parte visuale, cerca di mostrare tutta la sua teatralità. Tra la narrazione del canto dell’Inferno di Dante relativo all’incontro con Ulisse, “The Violation” e “Pathfinder”, i suoni acquistano la corposità che i Fleshgod Apocalypse necessitano. Purtroppo tutto questo non dura a lungo e la corrente salta sul palco con disappunto generale; qualche minuto di silenzio e si riprende con “The Forsaking”, conclusione di uno show in cui, comunque, la band ha mostrato il proprio valore.

 

 

 


DESTRUCTION

Problemi di audio minano anche i Destruction e i tedeschi, dopo qualche secondo di musica, si trovano ad offrire birre alle prime file in segno di scuse e mostrando una grannde signorilità restando praticamente impassibili di fronte a questo primo intoppo. Ripartiamo con “Curse The Gods” e la band mostra tutta la violenza di cui è capace, il leader Schmier non lesina sugli acuti e il pubblico si scatena con “Eternal Ban”. Quello che doveva essere lo show celebrativo dell’album “Eternal Devastation” però viene purtroppo nuovamente interrotto da ulteriori problemi audio e da un’interruzione di corrente sul palco. Un’altra interruzione di alcuni minuti per consentire il ripristino della corrente, ed ecco che si opta per l’esecuzione dei classici “Nailed To The Cross” e “Mad Butcher”. All’atto pratico la sana dosa di thrash che la band ha fornito mostra i Destruction decisamente in forma, peccato per la mancata realizzazione delle aspettative di uno show tanto atteso dai fan, un qualcosa che lascia l’amaro in bocca a molti dei presentie probabilmente anche alla band, che pur mascherando il disappunto con uno show di alto livello, non sembra recuperare in pieno lo slancio e l’entusiasmo dei primissimi pezzi.

 

 

 


SACRED REICH

I Sacred Reich sono un piccolo grande nome di culto per gli amanti del thrash, ma la cosa più importante da ricordarsi è che sebbene la band sia attiva fin dal 1985, questa è la prima volta che il gruppo calca un palco italiano. Come degli amabili americani appesantiti da troppe grigliate, i Sacred Reich trasmettono simpatia a tutto il pubblico e, cosa più importante, forniscono uno show di tutto rispetto. Scevro dei problemi avuti dalle altre band, i Sacred Reich conquistano con “The American Way”, “Death Squad” e “One Nation”. Certo, dopo la presenza scenica dei Destruction, se fossimo entrati durante l’esecuzione di “War Pigs”, avremmo scambiato i Sacred Reich per una cover band, ma la musica è anche spontaneità; il pubblico, durante “Surf Nicaragua” e gli altri classici, ha dimostrato di saper apprezzare questa qualità.

 

 

 


AT THE GATES

Calano le tenebre e arriva il death metal svedese degli At The Gates. Guidati dalla voce di vetro di Tomas Lindberg, l’assalto frontale dei nostri si mostra senza cedimenti in un concerto che lascia poco spazio alle parole. “Death And The Labyrith”, tratta dall’ultimo lavoro, precede un salto indietro di 20 anni con la title track “Slaughter Of The Soul”. Dietro le pelli Adrian Erlandsson trascina i musicisti in modo ineccepibile tra “Heroes And Tombs” e “Nausea”. Immancabile in conclusione l’inno “Blinded By Fear”, che in coppia con la recente “The Night Eternal” pare quasi a rappresentare l’unione tra il passato e il presente degli At The Gates.

 


ANTHRAX

Forti di un album come “For All Kings”, gli Anthrax giungono carichi sul palco con la doppietta compostaa da “You Gotta Believe” e “Monster At The End”. L’energia di Joey Belladonna trasmessa al pubblico sottopalco con la sempreverde “Caught In A Mosh” riesce a catturare tutti i presenti, facendo scatenare la folla radunata soprattutto per loro. Scott Ian e i suoi Anthrax sanno tutt’ora incarnare anche il lato più divertente dell’heavy metal in generale; grazie all’attitudine che li ha sempre contraddistinti, non è solo “Antisocial” a far pogare molti dei presenti, ma anche la recente “Evil Twin”. La conclusione affidata a “Breathing Lightning” e “Indians” può sicuramente farci affermare che ne è valsa la pena.


In conclusione, le band che si sono esibite durante la giornata, nonostante i problemi già citati, hanno cercato in tutti i modi di offrire la prestazione migliore al proprio pubblico. L’idea che ci siamo fatti è che il Fosch Fest, con la crescita che ha avuto negli ultimi anni, debba comunque rivedere alcuni punti organizzativi, così da poter mantenere un alto livello di qualità sotto ogni punto di vista ed evitare il prematuro declino.

Per finire, ecco alcuni scatti del pubblico intervenuto nella giornata.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Roberto Banfi

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Punk n roller con ispirazioni gotiche e tracce persistenti di untrue heavy metal, tra Billy Holiday e gli Einsturzende Neubauten sono incappato casualmente negli Iron Maiden. Sogno una collaborazione tra Varg Vikernes e Paolo Brosio. Citazione preferita: ""Il mio dio è più forte"" (Conan il barbaro).

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  1. Simone

    Bella manifestazione ma sicuramente da rivedere per quel che riguarda la zona bar e cucina. Per il resto, problemi tecnici esclusi, i gruppi sono stati all’altezza. Sarà perché sono un loro fan ma gli Anthrax sono stati davvero forti.
    Aspettiamo il prossimo anno 🙂

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