Fosch Fest: live report del day 3 con Satyricon e Finntroll

Purtroppo non riusciamo a presenziare alle prime due giornate del Fosch Fest 2015, ma non ci perdiamo il Day 3 che vede, tra i nomi più rilevanti, l’accoppiata Satyricon (un po’ distanti dalle sonorità classiche del festival) e Finntroll. In quel di Bagnatica (BG), domenica 9 agosto, fa un caldo superlativo. Noi arriviamo alle 14:00 (aprite e chiudete la cassa accrediti più tardi l’anno prossimo), ma le band non inizieranno ad alternarsi sul palco prima delle 16:00 con un ritardo che purtroppo andrà a penalizzare la parte centrale del bill.

In realtà, prima dei Fosch, assistiamo alle prove dei Satyricon. Il day 3 però prende ufficialmente il via con i bergamaschi sul palco alle prese con un black metal intriso di folk e tradizione, di leggende locali, orgogliosamente raccontate dal frontman Buri. Suonare sotto questo sole non è da tutti, tantomeno assistere all’esibizione. Un buon warm-up, anche se la proposta della band sembra molto canonica, seppur caratterizzata dall’utilizzo del dialetto, che però, soprattutto dal vivo, si perde nella massa di suoni (ottimi a dire la verità).

Il timing della giornata verrà penalizzato da cambi palco abbastanza lunghi e infatti con i Furor Gallico siamo ben in ritardo rispetto alla tabella di marcia. Ormai la band italiana ha girato tutta la penisola con il suo folk metal. “Songs From The Earth” ha ri-confermato la qualità della band. Il pubblico a questo punto è molto più numeroso e partecipe. Nell’ora scarsa concessa alla band, i Furor Gallico ripercorrono la breve discografia. Dal canto nostro, resta sempre un po’ di perplessità sulla reale efficacia di utilizzare numerosi strumenti tradizionali sul palco che spesso vanno a confondersi sovrastati da batteria e basso. Il pubblico comunque apprezza molto.

A questo punto troviamo i Dalriada, onestamente a noi abbastanza sconosciuti ma evidentemente seguiti dal pubblico più folk-oriented. La band è alla prima calata italica, direttamente dall’Ungheria, Paese natale della band. La band è attiva dal 1998 con un discreto numero di album all’attivo. La band, come per i nostrani Fosch, canta nel dialetto locale. Diciamo che la parola che descrive meglio la band è “simpatici”. Non troviamo nulla di particolarmente eccitante nello show della band, anche se il folk metal un po’ caciarone, un po’ cattivone dei Dalriada non annoia e intrattiene alla perfezione.

Prima del break, c’è spazio ancora per una band. Sono i Manegarm a salire sul palco del Fosch Fest. Tra le band della giornata, i più “asciutti”, con un viking / black metal semplice e diretto, tanto debitore a Quorthon e ai suoi Bathory. Diciamo che dopo tre ore di variegati strumenti a fiato, chi è qui per godersi prevalentemente i Satyricon, può prendere una boccata d’ossigeno, con canzoni più dirette e un approccio nettamente più metal. Purtroppo l’esibizione verrà pesantemente tagliata, a causa del ritardo accumulatosi durante la giornata.

La pausa prevista tra Manegarm e Finntroll viene accorciata ma purtroppo anche quest’ultimi verranno “azzoppati” con uno show non oltre l’ora. La band finlandese per molti è il piatto forte della giornata, anche se la proposta musicale dei ‘troll si è gradualmente spostata verso un metal più diretto e marziale, allontanandosi dalle atmosfere paludose di “Mindattens Widunder“, a parere di chi scrive vetta insuperabile della band e forse unico disco degno di nota della band ma ormai dimenticato.. anche dalla band! Saranno infatti “Blodsvept” (Ultimo album in studio, risalente al 2013) e “Nattfodd” (2004) a venire maggiormente saccheggiati dalla band che si presenta con le classiche orecchie posticce. I Finntroll attualmente sembrano parecchio indecisi sulla strada da percorrere e lo si nota soprattutto dal vivo. Da un lato una radice e un “concept” ancora folk, dall’altro delle sonorità che strizzano l’occhio a sonorità ben più moderne. I suoni a questo punto non sono propriamente perfetti. La performance comunque scivola via, in attesa dei signori di Norvegia…

Quello del Fosch Fest è uno di quei casi (neanche tanto rari) in cui, nonostante la bontà delle band in cartellone, gli headliner riescono a tracciare un solco talmente profondo da spazzare via tutto ciò che è successo in precedenza. E’ il caso dei Satyricon. Nonostante le numerose critiche prima per la svolta “rock” di “Now, Diabolical” e poi per le atmosfere rarefatte dell’ultimo “Satyricon“, il pubblico accorre numeroso e, senza alcun dubbio. partecipe.  La potenza prodotta dalla band sul palco è letteralmente impressionante, con Satyr perfetto aizzatore della folla. La proposta dei Satyricon in questo momento è senza dubbio unica, sensazione confermata proprio dall’esecuzione dei nuovi brani (“Our World, It Rumbles Tonight“, “Ageless Northern Spirit” per citarne un paio) che trovano dal vivo la loro perfetta dimensioni. Se a questo aggiungiamo che le canzoni tratte dalla tripletta “Volcano“, “Now, Diabolical“, “The Age Of Nero” sono già praticamente dei classici, sempre più apprezzati dal pubblico, allora abbiamo l’idea di un concerto ineccepibile sotto tutti i punti di vista. Chicca speciale della serata, già proposta nei mesi scorsi, è l’esecuzione di “The Dawn of a New Age“: all’urlo di “This is Armageddon”, inizia il delirio, soprattutto tra le prime file, con un pogo indiavolato che in realtà durerà per l’intero concerto. Chiusura eccellente con il trittico “Mother North” (suonata finalmente a dovere), “Fuel For Hatred” (forse un po’ scarica) e “K.I.N.G.“, vero inno della band da qualche anno. Il calore dimostrato dal pubblico è stato veramente incredibile e Satyr ringrazia quasi commosso, annunciando come quella di questa sera sarà l’ultimo show dell’anno per dare poi spazio alle registrazioni del nuovo album. La band ringrazia e saluta. Diabolicamente maestosi.

Per chiudere con qualche considerazione, non possiamo che lodare l’organizzazione del Fosch Fest, in grado di imbastire una tre giorni sicuramente interessante che inizia ad uscire dal mondo puramente folk e chissà che non possa diventare un festival metal a tutto tondo. I prezzi modici per il biglietto d’entrata, ma anche di drink e cibo hanno reso la permanenza ancora più piacevole. Una realtà veramente valida, da supportare incondizionatamente rispetto ai gusti musicali.

tommaso.dainese

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Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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