Fosch Fest 2013: Live Report del Day 2

La seconda giornata del Fosch Festival 2013 si apre all’insegna delle female vocalist, con due band italiane che per l’appunto si affidano ad ugole al femminile.
Partiamo con gli Artaius da Sassuolo (Emilia Romagna) che, forti di un demo e del debut CD, “Fith Season”, ci donano poco più di mezzora di folk prog metal all’insegna di un ricerca melodica in evoluzione e convincente (non in tutti i brani). La brava singer Sara Cucci alterna cantato operistico a linee più usuali, ben supportata dalla chitarra di Andrea La Torre e da una linea ritmica puntuale. Arricchimento importante per la band è il ruolo di Mia Spattini, che alterna violino e flauto e dona il tocco folk al sound degli Artaius. Colpiscono positivamente quasi tutti i brani, da “Horizon” a “Through The Gates Of Time”.
La seconda band della giornata, gli Evenoir, propone ancora una volta (come preannunciato) una female vocalist, la preparatissima ed eccellente Lisy Stefanoni, che canta e suona diversi flauti. Il repertorio del gruppo risulta il più elegante e raffinato fra tutti i gruppi presenti al Fosch quest’anno, complice una costruzione dei pezzi che unisce folk ed extreme metal ad un prog che a tratti sorprende.
I brani proposti, che sono estratti dal CD e dall’EP realizzati, dimostrano comunque, nonostante una struttura più complessa, una buona dose di immediatezza che li rende subito assimilabili. Si inizia con “I Will Stay” dall’omonimo EP e si prosegue con diverse song dal full lenght, come “Day Of The Black Bird” (che tratta della leggenda dei ben noti giorni della merla… anche le nostre tradizioni diventano epiche), “Misleading Paradise” o la bellissima “Minstrel Of Dolomites”, song affascinante anche dal punto di vista lirico.
La band dimostra un livello notevole di tecnica esecutiva e trasmette le giuste emozioni visto che il pubblico, ancora non numerosissimo, partecipa con calore.
La terza band della giornata sono gli Ulvedharr, band di Clusone (BG), che quindi gioca decisamente in casa ed infatti la risposta dei presenti (sempre più numerosi) è davvero eccelsa. I quattro musicisti si scatenano in un carnaio di black-death dalle tinte vagamente epiche e propongono quindi il set più estremo di tutto il festival. Le song proposte sono tratte dal debutto “Swords Of Midgard” e si contraddistinguono per un sound diretto e privo di arzigogoli che li pone un po’ a metà strada fra gli Amon Amarth più feroci e gli Unleashed.
Brani come l’epica “Onward To Valhalla”, “Ymir Son” o “War Is In The Eyes Of Berserker” non lasciano scampo. Il gruppo si impegna al massimo in un set senza freni e il singer/chitarrista Ark Attlig sembra davvero indemoniato.
Sottolineiamo che in questo concerto non mancano le sorprese come la presenza sul palco, come voci aggiuntive, di Lisy Stefanoni degli Evenoire e Pagan dei Furor Gallico (che al Fosch è di casa). Lo show degli Ulvedharr si chiude quindi con un tripudio meritato.
Gli Opera IX sono l’ultima band italiana del festival e chiudono la prima trance della seconda giornata. Il gruppo di Biella è attivo da più di vent’anni e può quindi pescare da un numero enorme di release per lo show del Fosch. Per ovvie ragioni i musicisti preferiscono dar spazio soprattutto alle song degli ultimi album che sono quelli più pagan-oriented… ma in genere la miscela sonora dell’act piemontese è ancorata ad un black metal arcigno che non manca di lasciar spazi espressivi importanti alle tastiere di Alexandros. Aggiungiamo anche che gli Opera IX si presentano sul palco con il classico cerone black che già dona un taglio molto differente dalle altre performance.
I musicisti si impegnano parecchio, a partire dal bravo chitarrista Ossian per giungere al singer M. (noto anche per altre band quali Skoll o The True Endless). Il set dei nostri quindi spazia da brani più datati come l’oscura “Maleventum” ai più recenti “Mandragora” o “Eyes In The Well”. Il pubblico, complice forse le energie utilizzate per lo show degli Ulvedharr, segue attento ma non partecipa con grande intensità.
Dopo uno stop di circa un’ora passiamo alla porzione di festival che prevede l’esibizione delle band internazionali e partiamo con i lettoni Skyforger, gruppo che approda per la prima volta in Italia e viene presentato con calore da Pagan, singer dei Furor Gallico.
Fin dalle prime battute dello show è evidente come i nostri vogliano conquistare il pubblico del Fosch grazie all’aggressività ed alla potenza del lato “metal” delle proprie song; infatti il quartetto si propone senza session che suonino gli strumenti musicali tradizioni che si trovano nelle loro release e questo fatto da un lato è un impoverimento per il set dei lettoni, dall’altro ci regala un concerto di black-death davvero eccellente.
I musicisti (che si presentano tutti con delle folte barbone e abiti tradizionali del loro paese) infatti dimostrano di aver tecnica ed energia (basti notare le continue evoluzioni atletiche del bassista Edgars Zirgs) ed il singer/chitarrista Peteris introduce ogni song raccontando (alle volte aggiungendo una timida traduzione in italiano) anche il contenuto dei testi.
Da questo si evince che i nostri, nonostante parlino soprattutto di leggende e miti antichi, sono rimasti molto legati alla loro seconda release “Latvian Riflemen”, che narra le imprese dei fanti lettoni, da cui eseguono “Pulkvedis Briedis” (dedicata all’omonimo colonnello dei soldati lettoni) e “Kauja pie Plakaniem”.
Il concerto inizia comunque con il classico “Kauja pie Saules 1236”, tratto dal primissimo album e si dipana in misura più o meno identica fra le varie release dei nostri. Nonostante la lingua impossibile da recepire gli astanti vengono calamitati di fronte al palco dal carisma della band e dai ritmi indiavolati imposti anche dal drummer Edgars Mazais. Ottimo show.
Il gran finale del Fosch 2013 è nelle mani degli Ensiferum e i finlandesi si presentano con war paint, vestiti da guerrieri barbari e scenografia adeguata. I suoni, nel loro show, sono in assoluto i più puliti e precisi e permettono al loro melodic viking-folk metal di esplodere adeguatamente.
Il concerto inizia con l’opener dell’ultima release “Unsung Heroes”, ossia “In My Sword I Trust” e procede con l’esecuzione di altri brani dello stesso CD, fra cui “Burning Leaves” e “Retribution Shall Be Mine”. Non mancano ovviamente poi alcuni pezzi più datati come “From Afar” (2009) o “Victory Song” e “Ahti” (2007), o ancora l’inusuale “Stone Cold Metal”.
Possiamo affermare che i finlandesi si propongono senza dubbio come la band più professionale del festival e anche se una punta di freddezza è evidente nel corso dell’esibizione, sicuramente tutti i fan del combo nordico sono rimasti più che soddisfatti dallo show che forse ha l’unica pecca di non esser stato abbastanza lungo.
In conclusione possiamo affermare che il Fosch Festival ha fatto centro anche quest’anno grazie ad un bill eccellente, prezzi accessibili a tutti ed un contorno (stand vari davvero allettanti) che completa un appuntamento live imperdibile.

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