Fosch Fest 2012: Live Report del Day 2

I Vallorch, giovanissima band di Venezia, hanno l’onere e l’onore di aprire il secondo giorno del Fosch Festival 2012; alle 15,00, sotto un sole che spacca le pietre, i nostri danno vita ad un breve ma intenso live che ha sorpreso positivamente i presenti, già abbastanza numerosi, nonostante il caldo e l’orario. Con grande umiltà il bassista e growler della band Leonardo Della Via incita gli astanti facendo presente che i Vallorch sono il primo piccolo tassello di un evento a cui sono onorati di dare il proprio apporto e questo messaggio viene esplicato sul palco da un’energia ed una volontà di divertire e divertirsi quasi palpabile. La band si presenta in una formazione a sette; sottolineiamo la presenza di due chitarristi (Marco Munari e Matteo Patuelli), un violinista (Francesco Salviato) ed Andrea Rampini che si occupa di fisarmonica, flauti e cornamusa. Alla voce pulita troviamo Sara Tacchetto, che ogni tanto si diletta anche con flauto a coadiuvare il lavoro dell’ottimo Andrea. Lo show si concentra ovviamente sui brani dell’EP realizzato dai nostri ed intitolato “Stories Of North”, disco che i nostri venderanno in gran quantità alla fine del concerto, segnale evidente del successo raccolto. I brani dei Vallorch si presentano fin da subito come facilmente assimilabili ed ottimi per la resa live, ma allo stesso tempo denotano già un discreto livello di maturazione compositiva, considerando  che “Stories OF North” è la prima release della band. Ottimo esempio del sound del gruppo è la song “Silent Oblivion”, che i Vallorch suonano in coda allo show (prima di scoprire di avere ancora spazio per un’altra canzone ancora). Il pezzo citato unisce bene l’approccio metal all’uso del violino e cornamusa ed intreccia egregiamente il growl di Leonardo alla voce di Sara. Gli applausi conclusivi sono più che meritati.

Alle 16,00, con il sole che tartassa impietoso i presenti, i baresi Vinterblot fanno il loro ingresso sul palco del Fosch Festival. Va subito detto che gli organizzatori di quest’evento meritano un applauso in quanto anche alle band meno importanti viene lasciato un discreto margine di tempo per poter proporre più di un assaggio del proprio repertorio e nel caso della band protagonista di questo secondo concerto della giornata è evidente che in oltre mezzora può spaziare tranquillamente pescando dal primo album “Never Collapse” e dall’EP “For Asgard”. Sin dalle prime battute il sound dei nostri si rifà pedissequamente a quanto prodotto nel corso degli anni dai noti Amon Amarth, ossia un death metal dalle tinte epiche che però, se non è realizzato con una dose saggia di giusta melodia, rischia di diventare un death metal privo di mordente e piatto. I Vinterblot riescono a tratti nell’intento di divertire e proporre un death d’impatto e convincente, come nel caso di “Blood Furnace”, ma nella maggior parte dei brani proposti il mix non riesce e si ascolta, anche con un certo trasporto, un sound fin troppo prevedibile. In ogni caso la band opera con un’energia pazzesca, a cominciare dal singer Phaneus che si sgola e dà vita ad un’ottima prova; allo stesso modo il resto della band non si risparmia minimamente e riesce a riflettere, anche con la forte dose di sudore prodotto (il batterista Wolf è un’altra machina da guerra, indispensabile per trasmettere il giusto senso di dinamica potenza di questo genere), la carica adrenalinica che questo epic death sa trasmettere. Non è un caso se il pubblico quindi risponde a dovere. Concludiamo sottolineando che sul palco è anche salito il singer dei Furor Gallico per un simpatico duetto con il cantante dei Vinterblot.

I Kivimetsan Drudi sono già noti al pubblico italiano grazie a tour del passato che li hanno visti suonare nel nord insieme ai più noti Korpiklaani, mentori e connazionali. La band finlandese, artefice di due convincenti album e tanti EP e Demo sale sul palco del Fosch dimostrando sin dal look di far sul serio e di immedesimarsi in tutto e per tutto con il fantasy extreme metal che propone; infatti il gruppo si propone indossando vesti in puro stile fantasy, dall’abito da donna medievale della singer Leeni-Maria alle armature con cotta di maglia del cantante/chitarrista Joni Koskinen e del fratello tastierista Antti. La band inizia lo show con l’accoppiata iniziale del secondo album ossia l’intro “Lament For The Fallen” e “Aesis Lilim” e subito il pubblico viene inondato da atmosfere create ad arte dalla tastiera e dalla potenza delle due chitarre ben calibrata dalla voce da cantante lirica della bravissima Leeni-Maria, che, scalza, accenna nella parti strumentali dei brani, alcuni passi di danza. Gli astanti approvano e apprezzano scuotendo il capo ed iniziando un divertente mosh-pogo a ridosso delle prime linee nonostante il caldo torrido. Lo stesso bassista della band, Simo, accenna al fatto che in Finlandia hanno anche suonato con 30 gradi ma mai con 40! I Kivimetsan Druidi convincono sia con i brani più veloci come “Seawitch and the Sorcerer”, il cui inizio sfrutta un robusto riffing thrash, sia nei brani più melodici quali l’ottima “Jaassa Varttunut”, in cui il mix di voci, pulita e growl, dimostra pienamente l’alto valore dell’emozione che si può produrre quando i due interpreti sono di valore effettivo come nel caso di Leeni-Maria e Joni. Il concerto della band finlandese si chiude fra gli applausi di uno scatenato e soddisfatto pubblico che sorprende anche gli stessi Kivimetsan Drudi, i quali, subito dopo, usciranno dal backstage per essere sommersi da richieste di foto e autografi.

Nell’ambito del Fosch Festival la presenza dei Negura Bunget ha arricchito notevolmente lo spettacolo di questa manifestazione in quanto la band romena ha rappresentato uno stacco notevole rispetto al resto del bill. L’approcio musicale dei nostri, serio e profondo, si stacca infatti dal sound più allegro e conviviale di band come Trollfest o Folk Stone. Fin dalle prime battute del concerto, con l’opener “Tara de dincolo de Negura”, è evidente il taglio più cupo e profondo del songwriting della band; la complessità dell’intreccio melodico e la ricerca di suoni etnici inusuali è al centro della proposta dei Negura Bunget. La loro musica va ascolta con attenzione ed infatti, dopo lo show dei Kivimestan Druidi, ora il pubblico rimane assorto e solo in alcuni casi si lascia andare ad un sostegno urlato e tipicamente metal. Come detto il gruppo colpisce per la cura e la proposta dei suoni; innanzitutto sottolineaiamo la presenza sul palco di uno strumento a percussione, che il chitarrista della band ha detto chiamarsi toaca, ossia una robusta e spessa lastra di legno che viene percossa da un martello. Il batterista Negru spesso abbandona il drum kit per percuotete la toaca, soprattutto nelle parti dei brani più abientali e cupe. Vengono inoltre utilizzati altri particolari strumenti a fiato come ad esempio il flauto di Pan che vien suonato dal bassista Gadinet; l’insieme di queste “magie” sonore e l’ottimo lavoro alle tastiere della gelida e bella Inia Dinia ci trasportano nel mondo dei Negura Bunget, colmo di misticismo ed emozioni profonde. La tracklist prosegue colma di emozioni, a partire da “Pamint” in cui Gadinet suona il citato flauto di Pan, per poi passare alla complessa “Cunoasterea Tacuta” dove la tastera regna sovrana nella prima parte più rallentata e dal tono epico. Segue quindi la breve strumentale “Norilor” in cui gli strumenti etnici svolgono una parte da gigante, prima fra tutti la citata toaca. In un susseguirsi di emozioni si giunge alla conclusiva “Dacia Hiperboreana”, lunga suite che racchiude il meglio dello stile della band romena, che lascia il palco giustamente acclamata dal pubblico.

Alle 20,30 è giunto il tempo per la performance dei norvegesi Trollfest. E’ chiara sin da subito la voglia di divertire il pubblico da parte dei musicisti. Prendiamo ad esempio Mr. Seidel che incita il pubblico con una parola, o meglio bestemmia, che ormai è diventata quasi “d’obbligo” in Italia, ma che ovviamente non riportiamo. L’intro inizia ed il pubblico è già in agitazione; appare sul palco Trollmannen travestito da bottiglia di whiskey tripla X, ovviamente con una birra in mano, dando il via alla danze. Si parte subito con “Die Verdammte Hungersnot” e “Karve”, che riscuotono approvazione da tutti i presenti al Fosch Fest. Questo concerto dimostra che questa band rende molto di più in un live rispetto alla registrazione in studio. La setlist dello show prosegue con la mitica “Brakebein”, uno dei cavalli di battaglia della band, seguita dai nuovi brani tratti dall’album in prossima uscita intitolato “Brumlebassen”, ossia “Illsint” e “Rundt Bålet”, che vengono accolti con grande fervore dal pubblico. Nel frattempo l’area festival si riempie sempre più di gente festaiola che, facendosi trasportare dal ritmo dei brani eseguiti, comincia a saltellare quà e là in modo forsennato, trasformando la zona sottostante il palco in una vera e propria sala da ballo. I Trollfest ovviamente si accorgono di questo, e cominciano a premere il pedale sull’acceleratore, sfornando brani come “TrinkenTroll” e “Der JegerMeister”, che provocano una “goduria” spirituale e fisica ai fan scatenati da ormai una quarantina di minuti. Il concerto chiude in bellezza con “Helvetes Hunden Garm”, brano che fa da ciliegina sulla torta alla strepitosa performance dei norvegesi. Show egregio, con pochissime sbavature, mix di musiche folk, black e balcanic metal sposate alla perfezione, suoni molto buoni e voce sopra le mie aspettative. Promossi con lode, davvero da vedere almeno una volta nella vita.

Setlist Trollfest:

Intro

Die Verdamte Hungersnot
Karve
Brakabein
Den Apne Sjo
Illsint
Gjetord
Legerdarisk Ol
Essenfest
Jegermeister
Trinkentroll
Du Kom For Seint
Rundt Bålet
Helvetes Hunden Garm
Dopo i Trollfest, che potevano benissimo rivestire il ruolo da headliner del secondo giorno del Fosch Fest 2012, è l’ora dei beniamini di casa, i bergamaschi Folkstone. La band ha dato come sempre il 110% nonostante l’affaticamento e gli acciacchi fisici provocati dall’incidente automobilistico avvenuto un mese prima. I Folkstone non si smentiscono mai… amano la loro musica e amano i loro fan, che sono davvero unici. Molti di questi non si perdono una data dei bergamaschi, risultando fedeli alla band all’inverosimile. La band, che riscuote sempre più successo, ha cominciato davvero a girare l’intera penisola italiana e da qualche tempo è sbarcata oltre i confini italici, mettendo piede in Austria più volte; tutto ciò alimenta ovviamente la voglia del gruppo di suonare e di farsi conoscere. Non è difficile scrivere un report relativo allo show di questa band; ogni singolo brano servito al Fosch Fest è stato perfetto… folla in visibilio dall’inizio alla fine, Folkstone felici che creano un’atmosfera unica e impareggiabile. La band ormai ha compreso i suoi ritmi e svolge il proprio lavoro nel miglior modo. Lore, il frontman, risulta sempre la colonna portante del combo, sempre pronto a scagliare frecce contro il sistema politico italiano ed esaltare il pubblico con discorsi mirati, che a quanto pare vengono condivisi dai presenti; nonostante il piede ingessato non si è fermato un momento… un carro armato umano, che sfodera una voce potente e melodica. I brani più richiesti dal pubblico sono “Alza Il Corno”, “Anime Dannate”, “Un’Altra Volta Ancora”, “Folkstone”, “Rocce Nere” e “Con Passo Pesante”; durante l’esecuzione di questi pezzi si è scatenato un vero e proprio putiferio; la partecipazione del pubblico è stata intensa e colma di trasporto emozionale… raramente si assiste ad un coinvolgimento simile in altri festival. Possiamo concludere sottolineando che il matrimonio fra Fosch Festival e Folkstone è più che mai perfetto e si rispecchia anche nell’invasione pacifica e festosa di gran parte degli organizzatori sul palco, proprio mentre i Folkstone stanno per finire “Rocce Nere”. Fantastici, come sempre.

Setlist Folkstone:

Il Confine
Grige Maree
Non Sarò Mai
Alza Il Corno
Lo Stendardo
Anime Dannate
Terra Santa
C’è un re
Anomalus
Nebbie
Folkstone
Frerì
Frammenti
Un’Altra Volta Ancora
Whiskey in the Jar
Luna
Omnia Fert Aetas
Simone Pianetti
Nell’alto Cadrò
In Taberna
Rocce Nere

Bis:

Ombre Di Silenzio
Con Passo Pesante
Longobardia

Report di Vallorch, Vinterblot, Kimivetsan Druidi e Negura Bunget a cura di Leonardo Cammi

Report di Trollfest e Folkstone a cura di Stefano Panzeri

Fotografie di Stefano Panzeri e Leonardo Cammi

leonardo.cammi

view all posts

Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Edvige

    nonostante il caldo e l’orario. Con grande umiltà il bassista e growler della band Leonardo Della Via incita gli astanti facendo presente che i Vallorch sono il primo piccolo tassello di un evento a cui sono onorati di dare il proprio apporto e questo messaggio viene esplicato sul palco da un’energia ed una volontà di divertire e divertirsi quasi palpabile. La band si presenta in una formazione a sette; sottolineiamo la presenza di due chitarristi (Marco Munari e Matteo Patuelli), un violinista (Francesco Salviato) ed Andrea Rampini che si occupa di fisarmonica, flauti e cornamusa. Alla voce pulita troviamo Sara Tacchetto, che ogni tanto si diletta anche con flauto a coadiuvare il lavoro dell’ottimo Andrea.

    Ma i componenti sono sette !!!!!! e.. se non ci fosse il batterista……………………..

    Reply

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login