Foreigner: Live Report della data di Milano

Sembra assurdo, ma quella dell’11 aprile 2010 è la prima data in Italia dei Foreigner: arriva tardi, tardissimo, fuori tempo massimo rispetto alle tempistiche del successo della band e del genere di cui è stata alfiere. Il pubblico, ahimé, non è numeroso: se da un lato la cosa, per i motivi appenna accennati, può essere comprensibile, lo è di meno se si pensa alla statura dei musicisti messi in campo per l’ultimo lavoro in studio "Can’t Slow Down" e per questo tour. Oltre che, inutile dirlo, per una discografia che parla da sé e per una storia che è stata musicalmente sottovalutata: nei primi quattro album i Foreigner hanno contribuito in maniera sostanziale a scrivere le coordinate di un genere, e a farlo con una classe da far salire i brividi lungo la schiena.

Mettono le cose in chiaro subito, Mick Jones e soci: lo fanno con un’accoppiata da ko in apertura, formata da "Double Vision" e da una straordinaria e potente riproposizione di "Head Games". Evidente da subito pure l’amalgama della band, che si traduce in una sorprendente energia sfoderata sul palco: dal vivo i Foreigner sono molto più hard che in studio, ecco così fugati alcuni dubbi rispetto alle sonorità più leggere dell’ultimo album. L’esempio è incarnato alla perfezione da Brian Tichy, che picchia come un ossesso sulla batteria, palesando il furore delle esperienze passate con Pride & Glory e Ozzy. La sezione ritmica è completata dall’istrionico Jeff Pilson (Dokken), anche lui senza tregua e in perfetta simbiosi con un pubblico adorante. Alle tastiere Michael Bluestein, alla chitarra ritmica, sax, flauto e chi più ne ha più ne metta il fondamentale Thom Gimbel, e poi Kelly Hansen, che riesce con entusiasmo e professionalità – oltre alla sua bellissima voce – a non far rimpiangere (non troppo, almeno) il Lou Gramm dei tempi d’oro. Una band solidissima, completata da Mick Jones che è rimasto l’unico membro fondatore e che continua ad essere l’anima dei Foreigner, al punto che non ci si può non commuovere quando intona il capolavoro "Starrider". Ma torniamo indietro. Dopo "Head Games" è la volta delle due gemme "Cold As Ice" e "Blue Morning, Blue Day", prima di una versione per tastiere e voce di "Waiting For A Girl Like You", grimaldello utilizzato da Hansen per conquistare definitivamente i cuori dei presenti. Di fronte a tanta grazia, è scontato sottolineare come il primo estratto da "Can’t Slow Down" costituisca un momento di flessione: "When It Comes To Love" è un pezzo pop/rock scritto con gusto, ma ha onestamente poco a che vedere con i classici sciorinati nel corso della serata. Specialmente se messo a confronto con il pezzo eseguito subito dopo, e che costituisce senz’altro uno dei picchi del concerto: in "Dirty White Boy" Kelly Hansen mette in campo tutta la propria verve e l’adrenalina rimane alta pure per "Can’t Slow Down" (la canzone), prima della già citata "Starrider". Sempre dal primo monumentale album arriva "Feels Like The First Time", prima di una scatenata, irresistibile e magnetica versione di "Urgent", con Gimbel ed il suo sax che si producono in momenti di intensità irripetibile. La chiusura del set è affidata ad una potentissima "Juke Box Hero", Mick Jones sugli scudi a mutarne le sembianze sonore fino a farle assumere quelle di "Whole Lotta Love". Hansen non perde una nota, Tichy è una furia e la tensione prima del ritorno sul palco per i bis rimane palpabile. Puntuale, allora, ecco arrivare "I Want To Know What Love Is", prima della chiusura energica affidata opportunamente a "Hot Blooded".

Un concerto per vari motivi indimenticabile, che mette insieme la storia ed una grande forma, unite ad una carica di simpatia che non può non aver lasciato un segno in chi era presente.

Foto: Stefano Giacometti

giovanni.barbo

view all posts

Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login