Flower Kings: Live Report della data di Milano

Assistere ad una serata come quella del Rainbow che ci ha presentato gli svedesi Flower Kings dal vivo è una di quelle occasioni da non lasciarsi sfuggire se si è amanti della buona musica, senza vincoli di genere: ora è lecito domandarsi dov’era la gente? Saranno infatti stati poco più di un centinaio gli avventori dello storico locale milanese che si sono presentati ad un concerto invero mal pubblicizzato e passato inosservato anche perché inserito in un periodo fitto di appuntamenti live di un certo rilievo. La band ci ha proposto in ben due ore e mezza di concerto (merce rara oggigiorno) il suo prog rock arioso, dilatato ma anche aggressivo in alcuni frangenti (soprattutto a livello di testi) con controcanti notevoli (rimembranti gli Yes ed i Queen dei tempi d’oro) ed una sezione ritmica tecnica e pulsante. Le individualità erano tutte di prim’ordine: dal fondatore Roine Stolt (dimostratosi ancora una volta chitarrista dal gusto innato per le melodie di gran presa), alla sua spalla Hasse Froberg (vocalist di razza e “accompagnatore” ritmico) passando per il simpatico bassista Jonas Reingold ed il groovy drummer ungherese Zoltan Csörsz. Ad un gruppo già rodato si è aggiunto come collaboratore esterno (già dall’ultimo studio CD) il superbo Daniel Gildenlöw dei connazionali Pain of Salvation che ha portato una ventata di modernità al sound dei Kings…e sul palco non si è proprio risparmiato suonando nell’ordine: chitarra ritmica, tastiere, ogni tipo di percussione e gingillo tintinnante oltre che cimentandosi in splendide backing vocals (rimembrava quasi il Jimmy Page che fu quando lo si è visto “violentare” la chitarra con le drum sticks). La scaletta del concerto, che in qualche modo reclamizzava l’imminente uscita per Inside Out del DVD e live CD “Meet the Flower Kings”, è stata inaspettatamente incentrata sia sull’ultimo album “Unfold the Future” (da cui sono state tratte le lunghissime “The Truth Will Set You Free”, “Devil’s Playground” e la coinvolgente “Silent Inferno”) sia sugli inizi della band: mi riferisco al primo album “The Flower King” (che in realtà era ancora un lavoro solista di Roine Stolt) dal quale è stata tratta proprio la canzone eponima e a “Back In the World of Adventures” del ’95 dove la rockeggiante “My Cosmic Lover” con il cantato a tre voci di Gildenlöw, Froberg e Stolt ha contagiato di brividi i presenti. Ribadisco che purtroppo la positività globale dello show è stata impedita dallo scarso afflusso di spettatori ma i Flower Kings hanno comunque dato appuntamento al pubblico italiano per l’anno prossimo dopo aver onorato molto professionalmente la serata: SIATECI! .

alberto.capettini

view all posts

Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login