Flotsam And Jetsam: Live Report della data di Retorbido

ATTITUDINE: questo è il temine che rimbalza nella mia mente dopo aver assistito ad una bella serata metal in quel di Retorbido (PV), nella nuova location del Dagda Club; era preventivabile un’affluenza non cospicua di mercoledì sera però gli assenti hanno comunque perso l’occasione di gustarsi dal vivo i Flotsam And Jetsam, ovvero una delle macchine metal più rodate tra quelle provenienti da oltreoceano.

Arriviamo al locale sul finire del set dei Forged In Blood, freschi autori dell’album eponimo sull’attivissima Punishment 18; abbiamo avuto modo di ascoltare il discreto lavoro in studio e anche dal vivo ci sembra che lo stile dei milanesi (accostabile a quello degli headliner) in bilico tra heavy classico e thrash sia onesto sebbene già sentito.

Un agile cambio di palco e salgono sul palco i Methedras, storica band di Monza che appesantisce l’atmosfera perché partendo da basi groovy e thrash sconfina spesso in un death metal senza compromessi. Purtroppo, pur funzionando benissimo dal vivo a livello d’interazione tra i musicisti, l’aggressione sonora dei nostri diventa troppo monolitica alle nostre orecchie, non facendo emergere la varietà compositiva presente soprattutto in “System Subversion” e “Katarsis”. Ottima la prestazione di Daniele Colombo alla chitarra, soprattutto in fase solista mentre il vocione dello storico vocalist Claudio è convinto ma poco convincente da un punto di vista esecutivo (parere personale ci mancherebbe).

Dopo un sound check inaspettato e lungo possiamo finalmente assaporare il piatto forte della serata, vale a dire il ritorno in Italia dei Flotsam And Jetsam per cui la Metal Blade sta per ripubblicare il seminale “Doomsday For The Deceiver”; chiaramente la band di Phoenix continua a promuovere anche il proprio album eponimo del 2016 e ha annunciato per fine anno l’uscita di un nuovo capitolo della propria sconfinata discografia.

L’alternanza tra pezzi recenti e classici è stata la ciliegina sulla torta di un’esibizione davvero magistrale; gli estratti dall’ultimo lavoro in studio risaltano a mio modo di “sentire” ancor più in sede live mentre li avevo accolti un po’ freddamente all’epoca della pubblicazione. “Seventh Seal”, “Life Is A Mess” e “Monkey Wrench” e sono tutti pezzi che posso rivaleggiare con i mitici riff di “Hammerhead”, “Hard On You” e “No Place For Disgrace”.

La band è oltremodo compatta, sempre in bilico fra heavy tecnico e sostanza thrash guidata da un Eric A.K Knutson non più high pitched come in gioventù ma dalla spiccata sapienza interpretativa, con una voce ora più pastosa ma dannatamente piacevole (l’esibizione su “Desecrator” e “Iron Maiden” è stata da applausi); il lavoro di Gilbert e Conley sublima il concetto di twin guitars, lodevole nelle parti solista ma ancor più devastante nelle ritmiche, sospinti dal “nuovo arrivato” Ken Mary, batterista di classe il cui curriculum parla da sè (tra i tanti, Fifth Angel, House Of Lords, Impellitteri). Piacevolmente inaspettata l’esecuzione di “Me” tratta da “Drift”, per chi scrive uno dei loro apici discografici e al contrario è un peccato che non abbiano nemmeno considerato buona parte dei loro lavori: cito a caso “The Cold” e “Cuatro”.

Classico concerto per nostalgici, praticamente esente da critiche ma che dovrebbe far capire alle nuove generazioni come la base di un gruppo solido siano innanzitutto le canzoni e l’attitudine citata all’inizio e solo in un secondo momento ci si può concentrare sugli imbellettamenti dati da post-produzione e mastering.

 

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