Fleshgod Apocalypse: Live report della data di Bologna

Godere di una performance in terra nostrana dei nostri carissimi Fleshgod Apocalypse sembra quasi essere diventata una sorta di “miracolo”, in quanto la band, vista la fama guadagnata nel corso degli anni – sicuramente merito anche del contratto con la Nuclear Blast e soprattutto dell’impegno dei ragazzi nel voler diffondere la propria musica al di fuori del paese natio – ha sempre e solo fatto tour all’estero e rarissime volte si è potuto veramente assistere ad uno show “in casa”. L’annuncio di queste nuove date ha smosso un po’ gli animi degli italiani che, si sa, sono sempre un po’ restii a tutto ciò che è nostrano, permettendo alla band di allargare ulteriormente i propri orizzonti guadagnando una nuova fanbase e permettendo, a chi non li aveva mai visti, di poterli ascoltare in un contesto più intimo rispetto ad altri show.

Ci si lamenta che il panorama underground italiano non offra più novità nell’ambiente, spesso affermiamo che tutto sia trito e ritrito e invece, con grosso stupore, dobbiamo avvalorare la tesi contraria. La prima band in cartellone è sicuramente una realtà musicale da tenere sott’occhio, giacché il breve ma intenso show proposto in questa sede ha lasciato molti astanti (inclusa la sottoscritta) piacevolmente sorpresi. Sono circa le 21.30 quando i bolognesi Red Masquerade, coperti in volto da maschere, fanno il loro ingresso portando con sé un alone di mistero. Sconosciuti alla maggior parte dell’audience, il quartetto, autore di un gothic/symphonic metal che sa bilanciare sapientemente musica classica e neoclassica a quella operistica, spesso intervallata da intermezzi prog/gothicheggianti, si appresta a far conoscere la sua proposta nel migliore dei modi. Nel breve tempo messo a loro disposizione, i quattro ragazzi, capitanati dalla bravissima Marika Mura, presentano a malapena cinque pezzi, tra cui menzioniamo la bellissima “Da Vinci”, brano che, come puntualizza la stessa cantante, è dedicato al grande genio italiano e “Masquerade”, inno che parla di Venezia ai tempi della peste, dove la gente, per sconfiggere la malattia, girovaga per la città indossando appunto delle maschere. Un’ottima vetrina, questa, per una band esordiente che complessivamente è riuscita a convincere un pubblico inizialmente insicuro, regalando una prova esemplare del loro talento.

Reduci dal buono successo ottenuto con il loro ultimo album in studio, “Requiem For Us All” e dopo un tour che li ha portati in giro per l’Europa, è il turno dei modenesi The Modern Age Slavery. Tempo per un rapidissimo soundcheck ed ecco che lo show prende vita. Già dalle prime note di “The Dawn Prayer”, si respira nell’aria un’atmosfera che da lì a breve esploderà in un vero tsunami di energia e violenza alla massima potenza. A loro spetta il vero compito di scaldare a dovere gli spettatori, la cui risposta non esita ad arrivare: il pubblico bolognese si scatena a colpi di headbang e fa sentire tutto il suo entusiasmo. Capitanati dal vocalist Giovanni Bersek, il quintetto modenese si dimostra da subito in ottima forma e presenta una scaletta abbastanza variegata che ripesca alcuni brani estratti dal debut album “Damned To Blindess”, come la grandiosa “Vile Mother Earth” e altri del loro ultimo successo, quali “The Silent Death of Cain” e “Obiendence”, la cui resa live supera oltre modo ogni aspettativa. Il set messo a loro disposizione scivola velocemente e, purtroppo, il quintetto emiliano è costretto a passare la palla alla terza band in lizza questa sera. Noi siamo certi che il pubblico desiderasse ascoltare ancora più canzoni in setlist ma tocca ai colleghi Electrocution prendere possesso del palco e portare sul palco una nuova ventata di death metal.

Il clima all’interno dell’Alchemica Club si fa ancora più intenso, c’è giusto il tempo di riempire i bicchieri con un po’ di birra ed ecco che la band bolognese, dopo un rapido controllo dell’attrezzatura e un breve soundcheck, è pronta per scatenare successivi poghi negli animi più infuocati. Ammetto candidamente di non aver mai approfondito la proposta musicale del quintetto emiliano, purtroppo e, nonostante le aspettative, devo dire di essere tornata a casa con un bel sorriso stampato in faccia. I cinque musicisti, già belli carichi, si fanno immediatamente notare per l’esuberanza e la carica che, da lì a poco, investirà ogni singolo spettatore nell’headbang più sfrenato. Michele Montaguti si fa notare soprattutto per il coinvolgimento ammirevole e per l’alta professionalità dimostrata durante la serata e, accompagnato dai suoi fieri compagni di banda, avrà modo di regalare uno show veramente particolare e degno di nota. Gli Electrocution, infatti, hanno voluto condividere con tutti i presenti un evento degno di essere celebrato: l’occasione è ottima per festeggiare il ventesimo anniversario di “Inside The Unreal”, di cui verranno presentati ben sei brani, che andranno ad alternarsi con alcuni pezzi dell’ultima release uscita lo scorso anno, “Metaphysincarnation”, quali “Wireworm” e “As a Son to His Father”, applauditi a piene mani da tutta la sala. Direste mai che questi baldi sono in giro da quasi 20 anni? Ebbene sì e, nonostante il tempo sia scorso abbastanza in fretta in queste ultime due decadi, la band non sembra per nulla risentirne e anzi, si dimostra ancor più rinvigorita e sfoggia un entusiasmo ammirevole. Anche per i bolognesi arriva il momento di cedere il passo agli headliner della serata, già pronti a calcare il piccolo palco dell’Alchemica e a dare il meglio di sé.

A parere di chi scrive definire i Fleshgod Apocalypse come “il nostro orgoglio nazionale” sarebbe fin troppo riduttivo, poiché la band capitolina/marchigiana è molto più di questo. Insieme ai Lacuna Coil e, in parte, ai Rhapsody Of Fire, i Fleshgod Apocalypse hanno sicuramente aiutato a diffondere il verbo del metal italiano in un panorama musicale difficile e complesso e, con fierezza, hanno portato la bandiera tricolore in ogni parte del mondo, incrementando così la loro notorietà e facendo conoscere il nostro paese anche per qualcosa di molto più forte che vada oltre la pizza e la pasta. Dopo aver calcato i più grossi palcoscenici del mondo e aver condiviso esperienze importanti con Arsis, Insomnium e Starkill nel tour volto a promuovere l’ultima fatica discografica targata Nuclear Blast, “Labyrinth”, i nostri tornano finalmente nella loro amata Italia per un mini-tour che toccherà le principali città dello stivale e portano in scena in quel di Bologna uno show che in molti considererebbero “fuori dagli schemi”, poiché unico nel suo genere. Quello imbastito dal quintetto è più uno spettacolo nello spettacolo, dove la cura per i dettagli, ormai diventata fondamentale nel corso degli anni, diventa parte integrante della performance stessa. “Temptation” annuncia l’ingresso dei musicisti, accompagnati a loro volta dalla soprano Veronica Bordacchini, la quale, nascosta dietro a una grossa maschera che le coprirà gran parte del viso, verrà in parte penalizzata a causa dell’audio non propriamente bilanciato. Con “The Hypocrisy” prende vita lo show e, da subito, è palpabile l’energia e la passione di questi giovani artisti, in particolar modo il frontman Tommaso Riccardi si dimostra concentrato sulla propria esibizione ma al tempo stesso esterna un entusiasmo che in pochi oggi giorno sono in grado di mostrare con una tranquilla naturalezza. Professionisti sotto ogni punto di vista e assolutamente in sintonia col pubblico bolognese, i Fleshgod Apocalypse questa sera presentano uno show mozzafiato e all’insegna del brivido; la scaletta, particolarmente incentrata sull’ultimo album, presenta brani più o meno conosciuti dalla maggioranza dell’audience, che non esita ad accompagnare i propri beniamini nell’esecuzione di ogni singolo brano in setlist. Della nuova fatica discografica i nostri avranno modo di presentare ben quattro pezzi, tra cui “Minotaur (The Wrath Of Poisedon)”, “Pathfinder”, “Epilogue”, e “Prologue”. Durante la serata la band rispolvererà vecchi successi del passato quali “In Honor Of Reason”, tratto da “Oracles” e le immancabili “The Violation”, anticipata da una breve presentazione tratta dal 26 canto dell’Inferno di Dante e “The Forsaking”, che verrà scelta come brano conclusivo del set. Congedatosi elegantemente, i Fleshgod Apocalypse si sono dimostrati più che disponibili nella zona riservata al merchandise dove hanno regalato foto ricordi e autografi persino ai più temerari che hanno aspettato la loro uscita fino a tarda mattinata. Incredibilmente professionisti, questa band merita veramente tutto il successo che, lentamente e con tanta fatica, è riuscita a guadagnare nel corso degli ultimi anni. In attesa di avere a breve un nuovo lavoro in studio, vi invitiamo a seguire la band in occasione dell’imminente e nuova edizione del Metalitalia.com Festival che si terrà proprio a breve.

Scaletta:

Temptation
The Hypocrisy
Minotaur (The Wrath of Poseidon)
Requiem In Si Minore
Pathfinder
Prologue
Epilogue
The Honor Of Reason
The Violation
The Egoism
The Forsaking

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Settembre

    Concerto veramente interessante!
    Mi riempie di gioia vedere gruppi metal proporre qualcosa di alternativo e coinvolgente.

    Oltre che elogiare la bravura musicale degli artisti, è importante sottolineare la cura dedicata all’estetica delle band. Dettaglio utile a fornire uno spettacolo più dirompente che passa un messaggio ben chiaro, il metal continua ad evolversi, raffinarsi e ad essere svolto con professionalità e dedizione.

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