Firenze Rocks: Live Report e foto del Day 1 con Tool, Dream Theater e altri

Senza dubbio “L’EVENTO” estivo. Il ritorno a “casa Italia” dei Tool valeva uno sforzo fisico e di coraggio. Attesi da tempo, desiderati da anni e finalmente su un palco a pochi chilometri da casa e con un disco in arrivo a breve. Le condizioni migliori per poter ascoltare le evoluzioni dello sciamano Maynard. Ma Firenze Rocks non è stato solo il trionfo della band americana, perché la prima giornata del festival ci ha fatto ascoltare molto altro.

Andiamo con ordine e partiamo. Dopo aver perso per lungaggini ai vari punti di accesso ed ascoltato da distanza i Badflowers ecco arrivare gli…

SKINDRED

Tra nu metal, rap e chiacchiere infinite, gli Skindred sono stati la prima band ascoltata e vista per intero e l’impressione è stata piuttosto positiva, merito anche di Benji Webbe che punta fortissimo sul rapporto con il pubblico e conquista ben più di qualche scettico. “Kill The Power”, “Nobody” e la loro personalissima versione del classico di 2Pac “California Love” piacciono. Un buon live, spiritoso quanto basta e coinvolgente. Ottimi comprimari.

DREAM THEATER

Dubbi, speranze ed ancora dubbi. Mi aspettavo molto dal Teatro dei Sogni, mi aspettavo una scaletta in grado di poter “accontentare” fan della prima ora e nuove legioni di appassionati, ma dall’ora abbondante di spettacolo i dubbi hanno avuto decisamente la meglio. Non voglio entrare nel merito di una produzione discografica (per chi scrive) in preoccupante riserva, ma analizzare uno show fatto di sola potenza e poco “Sogno”. La scelta di una scaletta quasi per intero dedicata a materiale più o meno recente ha cercato di sostenere un James La Brie in evidente difficoltà con la voce in più di un’occasione. Il caldo del pomeriggio fiorentino, la giornata storta e tutte le giustificazioni possibili da prendere in considerazione. Questo però non ci deve impedire di affermare di aver ascoltato una prestazione insufficiente da parte del cantante canadese. Da grande professionista però, “La” è stato davvero bravo nel giocare insieme al pubblico, a coinvolgere il resto della band a diventare istrione e guida di una truppa che a livello strumentale si è dimostrata come al solito solida. Poco azzeccata per chi scrive la scelta delle canzoni, troppo sbilanciata vero il “nuovo corso” dei nostri (Da “Train Of Tought” per capirci). Ecco “Unthetered Angel”, “As I Am”, “In The Presence Of Enemies, part I” prima di un tuffo nel periodo d’oro dei nostri con “Lie” e “The Dance Of Eternity”. Pessima la versione live di “Pull Me Under”. Tante stecche, poca armonia e tanti occhi (ed orecchie) preoccupati. Deluso? Sì, parecchio, ma comprendo chi li difende e li difenderà sempre. La speranza è quella di sentirli più “a fuoco” sin dalle prossime occasioni tricolori.

THE SMASHING PUMPKINS

Già visti all’opera una manciata di mesi fa a Bologna per una sorpresa, ed oggi – post Firenze Rocks – con una grande conferma. Billy Corgan e le sue zucche spaccatimpani centrano l’obbiettivo e si regalano uno show praticamente perfetto. Un tuffo nei ricordi della “Generazione X”, quando il “grunge” (virgolette d’obbligo, ma se preferite possiamo cambiare con il più generico “rock alternativo”) era praticamente ovunque. Corgan, accompagnato dai fidi James Iha e Jimmy Chamberlin, non ha sentito il peso di una responsabilità così opprimente, scegliendo di frustare gli spettatori con “Siva”, “Zero” e “Solara” piazzate in apertura. Deciso, determinato e concentrato l’uomo di Eik Grove Village, che ha saputo regalare ben più di un’emozione quando spogliato della sua chitarra ha regalato una intensa versione di “Ava Adore”. Immancabili poi gli inni generazionali “1979” e “Bullet With Butterflies Wings”, ma con il sole prossimo a spegnersi, il concerto abbraccia una stupenda versione di “To Sheila”, che si fonde con le note di “Wish You Where Here” dei Pink Floyd. Una celebrazione del “Corgan – Pensiero” senza limiti, con una folla che ha saputo vivere sulla propria pelle un concerto al tempo stesso intimo ed aggressivo.

TOOL

Eravamo lì tutti pero loro, inutile negarlo. Eravamo lì per capire quanto ancora pesassero nelle nostre vite di appassionati rock Maynard, Adam, Danny e Justin. Neanche il tempo di ascoltare il respiro affannato di “Ænima” ed il boato del pubblico (circa 50mila, forse qualcosa di più) ci fa capire che l’importanza dei nostri è ancora cardine di molti. La voce di Keenan cresce, esplode, rimbalza  e gioca con le luci che lo avvolgono dall’oscurità. Il palco diventa una fortezza per incastrare le certezze musicali di Jones , e quando decollano “Parabola” e “Schism” con il basso di Chancellor in primo piano il pubblico esplode cercando di seguire i laser e le proiezioni che illuminavano la Visarno Arena. Il ghigno diabolico di Keenan si vede solo nelle foto, ma si intuisce perfettamente mentre esplode il riff di “The Pot” e quando soffia le parole di “Jambi”. E se ancora qualche dubbio mi resta attaccato alla pelle ascoltando le nuove “Invincible” e “Descending”, capisci di aver assistito ad uno degli spettacoli più complessi ed articolati degli ultimi anni.  Ultimi momenti di passione con le mazzate “Vicarious” e “Stinkfist”, con i suoni ossessivi a dare gli ultimi colpi a corpi ed orecchie stanche. Il rito portato in scena dai Tool è finito, in tanti hanno ancora bisogno di loro. Non serviva una conferma, ma la testimonianza viva di una passione che sfiora i limiti della venerazione.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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