Firehouse: Live Report della data di Bologna

Mancavano dall’Italia da tempo immemorabile, e per chi non vuole perderseli l’occasione è solo questa, un tuffo nel passato glorioso dell’hard rock dei primi anni Novanta, lontano forse dal fasto e dai lustrini del primo periodo, ma non per questo privo di fascino a livello musicale. I Firehouse tornano in terra nostrana ancora una volta grazie a Bologna Rock City, in un Sottotetto finalmente gremito di persone di ogni età, soprattutto rocker della prima era che riemergono dalle tane solo per le grandi occasioni come questa. Pur trattandosi di un martedì sera, infatti, la partecipazione è molto numerosa, e anche i Markonee, unico gruppo apripista scelto per la serata, hanno la possibilità di suonare davanti a un pubblico considerevole. L’esibizione della band bolognese è come al solito impeccabile; nonostante, o forse grazie a un tamponamento a catena avvenuto nel pomeriggio nel quale sono rimasti coinvolti due membri del gruppo, l’energia e l’amalgama sono più che evidenti, e anche i brani nuovi del repertorio suonano sempre più familiari e più scorrevoli. È bene quindi abituarsi a titoli come “Brand New Day”, “See The Thunder”, “Native European” o “Back On”, da associare ai classici “Loved Land” e “Markonee” (con relativi cori del pubblico), perché arricchiscono una band già dotata di suo di un potenziale considerevole, che aspetta solo di sprigionarsi in tutta la sua forza.

I Firehouse appaiono sul palco con abbigliamenti molto semplici, capelli corti e l’aria di chi ha salutato questi luoghi solo l’altro ieri; cosa ancora più importante, dai loro volti trapela con chiarezza l’entusiasmo per il semplice fatto di poter stare ancora una volta insieme a suonare, cosa da cui consegue che sul suddetto palco non si risparmieranno. La loro esibizione è concentrata prevalentemente sul primo, omonimo album, dal quale vengono eseguite tutte le hit più famose, da “Lover’s Lane” a “Helpless”, passando per “Shake And Tumble” e “Oughta Be A Law”. “Hold Your Fire”, secondo album, è invece ricordato attraverso “Rock Tonight”, ma soprattutto dalla famosissima ballad “When I Look Into Your Eyes”, a cui si aggiunge l’altro brano lento conosciuto, ovvero “Love Of A Lifetime”, che regalano un’emozionante momento di romantica poesia rock. Il gran finale ripesca i successi più importanti, ovvero la travolgente “Reach For The Sky”, “Don’t Treat Me Bad” e “Overenight Sensation”, per un risultato totalmente efficace e senza mai cali di attenzione. La band appare in buona forma, con il chitarrista Bill Leverty all’opera dall’inizio alla fine con una precisione e una meticolosità sonora che lasciano senza fiato, soprattutto considerando che questo artista non ha mai visto il suo nome spargersi in giro come invece avrebbe meritato. Lo stesso si può dire per il cantante CJ Snare, che si concede solo un momento di riposo (durante il quale il bassista Allen McKenzie crea un diversivo cantando, anche piuttosto bene e con disinvoltura, “Highway To Hell”) per dare tregua alla sua voce, ma per il resto i pezzi vengono eseguiti in modo praticamente identico a come appaiono su disco, non ci sono linee vocali modificate, e questo aspetto incide nettamente a favore dell’esibizione complessiva. Valeva la pena di aspettare tanto tempo un loro ritorno, ci si augura che anche i Firehouse riescano a cavalcare l’onda del ritorno dell’hard rock per un lungo periodo.

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