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Fates Warning: Live Report della data di Milano

Chiedo preventivamente scusa ai lettori se non seguirò la deontologia alla lettera ma parlando dei Fates Warning proprio non riesco ad essere obiettivo come vorrei; aggiungo che è ancora più difficile esserlo quando l’esibizione live è oggettivamente inattaccabile sia dal punto di vista meramente esecutivo che di contenuti visto che la scaletta ha scandagliato in lungo e in largo la discografia della band americana (con l’esclusione del periodo Arch tributato recentemente con “Awaken The Guardian Live”).

Affrontavo per la quarta volta un’esibizione dei Methodica dal vivo e devo riconoscere che la band nostrana è in costante miglioramento anche grazie ai numerosi concerti (per la media) anche di spalla a nomi importanti della scena come Queensrÿche, Dream Theater o Pendragon; nonostante un prog metal abbastanza canonico (ottimi tutti i musicisti con particolare menzione per il tastierista Marco Baschera, il bassista Paolo Iemmi ed il frontman Massimo Piubelli) il quintetto veneto è stato un ottimo viatico per scaldare il numeroso pubblico (compatibilmente con la capienza del Legend) in questo sabato sera.

Per quanto riguarda gli headliner, vorrei premettere che lo show della seminale band del Connecticut non è stato esente da pecche ma proprio per questo l’esibizione è stata ancor più verace e coinvolgente; la presenza di due microfoni posti lateralmente al palco in verticale hanno confermato come i Fates Warning stiano registrando l’audio delle date europee per un live futuro visto che il precedente “Still Life” risale addirittura al 1998.

Il progressive metal pieno di gusto della band (che non dimentichiamo furono tra i prime mover a concepire tali sonorità) ha acquisito in concomitanza degli ultimi due lavori in studio, “Darkness In A Different Light” e “Theories Of Flight” una decisa verve metal, soprattutto a causa dell’ingresso di Bobby Jarzombek dietro le pelli… e ciò si trasferisce automaticamente anche sul palco.

Passando alla fredda cronaca ci tengo a sottolineare come fosse da tempo che non mi capitava di assistere ad un concerto di circa 2h15 praticamente senza pause e che i protagonisti di ciò sia un gruppo formato non esattamente di giovincelli (a parte il turnista alla chitarra Michael Abdow) non può che far piacere (certo serve un ampio repertorio per inscenare queste performance ma anche tanta fottutissima attitudine). Per il secondo anno consecutivo i Fates Warning promuovono l’ultimo, bellissimo, “Theories Of Flight” (un album che acquista valore dopo svariati ascolti per la profondità dei contenuti musicali) ed infatti sono molti gli estratti dal lavoro uscito su Inside Out… ma a questo giro gli americani ci fanno assaporare la bellezza di ben 21 pezzi in un vero e proprio greatest hits dell’era Alder (cioè da “No Exit” in poi).

“From The Rooftops” è un pezzo mutevole che aggredisce subito gli astanti grazie ai cambi di umore ottimamente interpretati da un Ray Alder in gran spolvero ma soprattutto conscio di come è cambiata la sua voce a cinquant’anni compiuti; immancabili appaiono poi in scaletta alcuni dei pezzi dalla miglior resa live come “Life In Still Water” e “One” mentre la prima sorpresa (ogni sera i nostri variano leggermente la setlist) è l’esecuzione del potenziale singolo “Pale Fire”. Un album epocale come “Parallels” è sono stato letteralmente saccheggiato da Jim Matheos e soci nella stesura della scaletta (la conclusiva “Eye To Eye” non si sentiva da tempo in concerto) anche se, accanto a grandi classici come “The Eleventh Hour” e “Point Of View”, siamo irretiti nell’ascoltare le inaspettate “Pieces Of Me” e la lunghissima ed emozionante “Still Remains”; mi hanno lasciato più perplesso il paio di estratti da “FWX” (soprattutto “Wish”) e “No Exit” (un po’ fuori luogo per l’evoluzione a cui è andata incontro la band) ma probabilmente questo è un parere troppo soggettivo. Da non sottovalutare a margine la valenza artistica nonchè la potenzialità commerciale di alcuni estratti da “Theories Of Flight” come “Seven Stars”, “SOS” ma soprattutto la catartica “The Light And Shade Of Things”.

La sezione ritmica Jarzombek/Vera è irreprensibile… non sbaglia praticamente nulla e lascia Matheos libero di tessere riff e melodie immortali ben coadiuvato dal tecnicamente preparatissimo Abdow. Le intramontabili “Through Different Eyes” e “Monument” ci traghettano al citato finale e ci lasciano con una tale adrenalina in corpo che ci aiuterà a mantenere vivo il ricordo di una serata in musica davvero favolosa anche grazie alla modestia e professionalità di una band senza tempo.

Parallel lives running parallel with you
To the point where our horizons divide
My opinion is just a point of view
And your position is the other side

 

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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