Fantomas: Live Report della data di Bologna

Si svolge all’interno della manifestazione "Bosound" (http://www.bosound.it) la tappa bolognese del tour italiano che vede i Fantomas esibirsi presso i Giardini Margherita in un bel sabato di primavera. L’ingresso è gratuito e la gente è numerosa, molti passano di qui per caso. Sono tante le questioni rimaste aperte da quel ‘Delìrium Còrdia’ che qualche mese fa aveva diviso gli scettici dagli adulatori, gli increduli da coloro che non riuscivano a reggere più di mezzo minuto il disco nello stereo.

Le band di apertura sono italiane: Settlefish e Norm. I Settlefish, reduci da un tour in Inghilterra, conducono uno show non proprio all’altezza della situazione. Il genere trattato dal gruppo è emo-core basato su grammatiche indie vicine agli At The Drive-In e malinconia à la Cure, ma il margine di autonomia e indipendenza rimane comunque ampio. Quello che manca in questo contesto è innanzitutto un’acustica che valorizzi i suoni della band e poi un po’ di sana energia. I Settlefish sono provati e lo si nota a vista d’occhio, sarà per la prossima volta. Confidiamo in loro.

I prossimi a salire sul palco sono i Norm, i quali si propongono come gruppo post-rock che si avvale di un violinista per rendere l’atmosfera più triste e intima. Un gruppo interessante con all’attivo un’EP. A tratti i Norm risultano troppo monotoni, ma hanno delle buone idee.

I Fantomas hanno preparato il palco in base alle loro esigenze, ovviamente le diavolerie elettroniche di Patton sono lì, in prima linea. La batteria di Lombardo è tutta sulla sinistra, chitarra e basso dietro. Quando il gruppo fa ingresso il pubblico è curioso di vedere cosa succede, da un momento all’altro le cose possono cambiare e portare al delirio. I Fantomas dal vivo esprimono tutta l’arte appresa in lunghi anni di militanza nei Faith No More, negli Slayer, nei Melvins e nei Mr.Bungle. Impossibile distrarsi, gli occhi fissi sul palco a guardare follie qui convertite in musica. Prendete l’ambient horror di ‘Delìrium Còrdia’ e immaginate di spezzare quelle atmosfere con il noise-grind-hardcore del primo album e le colonne sonore più oscure di ‘The Director’s Cut’. Questo hanno fatto i Fantomas, per un’ora abbondante. Stupisce la facilità e la precisione -sempre presente quando si tratta di gruppi di un certo calibro- con cui Mike Patton gestisce tutti gli strumenti usufruendo della sua solita attitudine da direttore d’orchestra al limite di un esaurimento nervoso. Noise, metal, punk, hardcore, atmosfere noir, rulli di tamburi, urla, voci strazianti provenienti da lontano. Succede tutto là sopra. Succede anche che Mike Patton dal palco ordina una piadina in italiano e con tono arrogante dà dello "stronzo" al povero piadinaro che lavora nel furgoncino mobile alla sinistra del pubblico. Imbarazzante, forse a volte è meglio che Patton chiuda quella bocca e la apra solo per cantare. Qui non siamo mica in America che si ride per ogni cosa. Dopo poco il frontman riceve piadina e birra sul palco, non contento esclama: "Ecco una piadina piena di meeerdaaaa!!". Musica, maestro. Una piadina al prosciutto, grazie.

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