Extreme: Live Report e foto della data di Milano

Per una volta cominciamo dalla fine. Quando, dopo aver eseguito una splendida versione di “We Are The Champions”, la band letteralmente si lancia su di un pubblico in evidente visibilio, allo scopo di ricevere il meritato ultimo abbraccio, la domanda che non smette di girarmi in testa è: ma siamo davvero sicuri che questo sia il 2017?

Questo perché appare davvero incredibile, soprattutto a chi, avendo una certa età, la band se la rammenta ancora bene per gli show degli anni novanta, che quello appena goduta sia la data standard di una formazione i cui membri superano la cinquantina (escluso il più fresco batterista). Gary Cherone, in particolare, mette in mostra una fisicità da far invidia a molti ventenni, mentre Nuno Bettencourt dorme probabilmente in un congelatore criogenico, vista la figura assolutamente giovanile che abbiamo potuto ammirare sul palco.

Ma se fino qui abbiamo parlato di preparazione atletica e look da copertina, quello che invece ha fatto totalmente sbarellare l’audience è stata ovviamente la musica. Si comincia da subito con brani carichi di energia, ovvero “It’s a Monster”, “Lil’ Jack Horny”, “Rest In Peace” e, soprattutto “Get The Funk Out”. In poco più di quindici minuti gli Extreme hanno già sfornato un repertorio da far impallidire la maggior parte delle rock band di questo pianeta. Nelle loro canzoni c’è tecnica, divertimento, ritmo, potenza… che cos’altro deve fare un gruppo per far muovere il culo al pubblico?

E non a caso infatti più sopra abbiamo usato il termine “sbarellare”. L’atmosfera è quella da grande serata, con la stessa band visibilmente compiaciuta dai continui incitamenti di un’audience composta in gran parte da fan affezionatissimi, che conoscono a menadito le canzoni e partecipano ad ogni fase dello show con un entusiasmo sopra le righe.

Anche se in fondo nessuno lo vuole ammettere, perché cavolo noi fan degli Extreme siamo gente che se ne intende, tutti stiamo attendendo con palpitazione il momento in cui Nuno e Gary prenderanno in mano la chitarra acustica per eseguire “quella canzone”… e come da copione, dopo un assolo introduttivo da brividi, Bettencourt viene raggiunto sul palco dallo stesso Cherone e senza nemmeno aver bisogno di essere imboccato, il pubblico comincia ad intonare parole che tutti conosciamo e sentiamo nostre nel profondo. È uno show nello show, tanto da far davvero commuovere la band, che scambia strofe e cori con i presenti, in uno di quei momenti catartici che rendono l’esperienza di un concerto unica ed irripetibile.

Non ci siamo ancora ripresi da tanta emozionante empatia che gli Extreme riattaccano l’elettricità e sparano una sensazionale “Cupid’s Dead”, che posizionata in scaletta dopo una delle canzoni d’amore più coinvolgenti di sempre ha un che di splendidamente ironico. Da qui in poi siamo entrati in quale fase dello show in cui ormai la connessione tra band e audience e totale. Gary e Nuno potrebbero fermarsi e raccontare barzellette che comunque tutti sarebbero con loro (ed in effetti Bettencourt si lamenta in modo scherzoso che alla sua richiesta di una birra gli hanno portato una Corona chiarendo che “I’m in Italy, I don’t want some fucking Mexican beer! Bring me an italian one!”).

Si va così verso il finale già menzionato, ma non manca comunque il tempo per ancora grande musica, con brani come “Hole Hearted”, miscelata in un medley con “Crazy Little Thing Called Love”, ma anche le sempre vibranti “Decadence Dance” e “Warheads”. Tutto bellissimo, divertente, grandioso… e, purtroppo, tutto finito. Ci tocca così tornare nel nostro stramaledetto 2017, in attesa del prossimo passaggio di quel mirabolante circo temporale chiamato Extreme. Alla prossima ragazzacci, We love you!

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Simone 77

    Veramente un concerto della madonna;
    non pensavo in una performance del genere. Ci hanno regalato un’esibizione top!!! SUPERRRR

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  2. maxx

    complimentoni per le foto!!!
    …peccato abitare lontano e perdersi simili eventi! sic

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  3. E V H

    ma ha Roma qiando vengonon????

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