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Evergrey + Need: Live Report della data di Milano

Dovevo togliermi un fardello dalla coscienza: possibile che un gruppo che raramente mi ha deluso nelle sue uscite da studio (a parte forse i rivedibili “Torn” e “Glorious Collision” che comunque erano la rappresentazione in musica di una lineup allo sbando) avesse destato in me così poca impressione sul palco? Insomma, dovevo rivedere gli Evergrey in azione su un palco e finalmente ne è valsa davvero la pena anche grazie al raccolto ma caldo ambiente del Legend Club di Milano.

La domenica sera non è esattamente il momento ideale per raggiungere la metropoli lombarda per chi arriva da fuori come il sottoscritto (soprattutto se sono disseminati in giro altri eventi di rilievo) e il mio arrivo al locale coincide purtroppo con la fine dell’esibizione dei Subliminal Fear.

Posso quindi limitarmi a far la cronaca della serata a partire dall’interessante esibizione dei Need, prog metal band di Atene di cui conosco tutti i lavori (a parte l’esordio “The Wisdom Machine”) e che mi ha decisamente convinto anche in sede live; abbastanza vicini ai loro conterranei Wastefall i nostri partono da basi classiche referenti a Dream Theater, Riverside e Pain Of Salvation per provare a comunicare anche qualcosa di più personale soprattutto grazie all’espressività del cantante Jon V e del (a tratti impressionante) guitar work di Ravaya. Il set è quasi tutto incentrato sull’ultimo concept “Hegaiamas: A Song For Freedom” (il concerto è stato proprio chiuso dall’epica title track) anche se mi sarebbe piaciuto ascoltare qualche estratto da “Siamese God” e “Orvam: A Song For Home”, quest’ultimo tributato con la sola “Mother Madness”.

L’intro che li accompagna ormai da anni saluta l’uscita dal camerino degli Evergrey gruppo che con gli ultimi due lavori “Hymns For The Broken” e “The Storm Within” mi sembra tornato in forma smagliante e la sorta di greatest hits che hanno messo in scena al Legend non può che confermare questa affermazione.

A più di vent’anni dalla sua formazione la compagine del mastodontico Tom Englund ha ormai totale confidenza con palchi di qualsiasi dimensione e richiamo e in questo loro passaggio milanese non possiamo che apprezzare la dedizione messa al servizio di canzoni per buona parte diventati dei mini classici del power prog più dark; dal mitico riff di “Solitude Within” si capisce già come la band di Göteborg non voglia fare prigionieri ed infatti si susseguono una serie di pezzi intramontabili e dannatamente efficaci dal vivo tra cui segnaliamo “Leave It Behind Us”, “Distance”, “Broken Wings”, “The Grand Collapse” fino all’impressionante encore che inanella una dietro l’altra “When The Walls Go Down”, “Recreation Day”, “A Touch Of Blessing” e “King Of Errors”.

La voce di Englund è calda e pastosa come sempre anche se leggermente penalizzata dal setting dei volumi; Henrik Danhage è la sorpresa della serata per il feeling infuso in buona parte dei solos e nelle parti ritmiche mai banali composte insieme al leader. Grande spinta infine viene data dalla batteria di un Jonas Ekdahl ormai unico e credibile drummer degli Evergrey rientrato in formazione ancor più motivato di quando si avvicinò alla band in giovane età e che non riduce il suo modo di suonare al solo uso intenso della doppia cassa ma arricchendo le canzoni di un gusto da gran musicista.

Fardello buttato alle spalle e tanti complimenti a questa band magari non eccessivamente innovativa ma dall’indubbia attitudine metal e questo era quello di cui tutti i presenti avevano bisogno in questa prima domenica d’autunno (la stagione ideale per goderseli).

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