Europe: Live Report e foto della data di Milano

Due album suonati per intero in un’unica data live. Già questo presupposto basterebbe per attribuire un carattere di unicità all’attuale tour degli Europe, ma si sa, Joey Tempest e soci non amano le mezze misure. Ecco quindi che dei due album suonati per intero nella seconda data italiana, all’Alcatraz di Milano, il primo è l’ultima fatica prodotta, il più che valido “War Of Kings“, che viene riproposto nella sua interezza prima che venga archiviato a fronte delle ormai imminenti registrazioni del nuovo lavoro. Ma il secondo è uno di quei regali che arrivano una volta nella vita, e risponde al nome, ovviamente, di “The Final Countdown“, l’album per forza di cose più famoso della band svedese. Non è necessariamente detto che più famoso sia anche sinonimo di più bello (in tanti ritengono migliori il precedente, “Wings Of Tomorrow“, o il successivo “Out Of This World“), ma chi era nelll’età della ragione negli anni ’80 non può non essere  stato colpito dal successo planetario di questo lavoro. L’operazione nostalgia funziona alla grande, con un Alcatraz che registra il tutto esaurito già diverse settimane prima della data e una varietà di pubblico che spazia dalle famiglie con bambini ai quaranta – cinquantenni che sanno tutti i pezzi a memoria, a quelli ansiosi di sentire quelle tre – quattro canzoni più famose e che poi, già sulle prime note di “Danger On The Track“, si guardano intorno con aria spaurita.

A causa del traffico, della pioggia e dei mercatini di Natale con conseguenti blocchi alle strade, entriamo all’Alcatraz quando ormai lo show dei Tax The Heat è il pieno svolgimento. Appaiono comunque buone la resa da parte della band e la capacità di coinvolgimento del pubblico, anche se il rock and roll proposto dai britannici non sembra uno di quelli destinati a durare nel tempo e appare un po’ privo di mordente e di profondità nella scrittura dei brani.

Un set semplice, ricco di fari e arricchito solo da due schermi posizionati ai lati della batteria, che costituiranno un elemento fondamentale durante tutto lo show. Gli Europe si presentano così ai propri fan adoranti, e danno subito il via alle danze con l’esecuzione per intero di “War Of Kings“, anche se la title track verrà eseguita per ultima e siu parte quindi dalla seconda traccia dell’album, “Hole In My Pocket“. Sempre ottima la resa in sede live di quelli che sono anche i pezzi migliori del full length, come “Second Day“, l’intimista “Praise You“, accompagnata da immagini di vetrate e rosoni gotici, la settantiana “California 405” con le sue panoramiche di strade assolate e la dinamica “Days Of Rock And Roll“. Una dopo l’altra le tracce di “War Of Kings” scorrono rapide, con poche interruzioni da parte di Joey Tempest, che però ripete più volte, in italiano, nel corso della serata che essere a Milano è un po’ come essere a casa. John Norum invece dà il meglio di sè durante la strumentale “Vasastan” e sarà un altro protagonista della serata, una presenza silenziosa ma fondamentale.

Una pausa quasi imprecettibile, e poi rieccheggia quella intro di tastiera nota a tanti; è il via alla seconda parte del concerto, quella appunto più nostalgica, doove l’album “The Final Countdown” viene eseguito per intero, fino al finale di “Love Chaser” e con una piccola ripresa del ritornello della title track, con tanto di fiotti di fumo e un enorme “Thank You” sui due schermi a conclusione di tutto. L’occasione è veramente imperdibile, sia per chi nel 1986 andava già ai concerti e può vantarsi di “esserci stato” anche all’inizio, sia per chi quei concerti se li è solo immaginati. Ad aiutare i primi e i secondi ci pensano ancora una volta gli schermi, che proiettano una moltitudine di immagini dell’epoca, della band in centinaia a di pose a tema, durante i concerti e in tour. Durante “Ninja“, ad esempio, le immagini sono incentrate sul rapporto tra gli Europe e il Giapppone, e non mancano scatti che raffigurano fan della prima era che mostrano fieri le proprie collezioni di memorabilia daglli anni ’80 agli anni 2000. Certo, le linee vocali non sono sempre corrispondenti a quelle del disco, ma ci pensa il pubblico a cantare tutto, cori compresi, laddove Joey Tempest ha dovuto, per forza di cose, operare dei piccoli cambiamenti. A pensarci a mente fredda, tutto questo ha un bel po’ di connotazioni che sconfinano nella tamarraggine pura, ma, sempre a pensarci bene, non c’è niente di male a lasciarsi andare al kitsch per una sera, specie se lo si fa grazie alla presenza degli Europe al gran completo. Anche se il 2017  ci regalerà un nuovo album, il che crea già diverse aspettative nei fan, il ricordo di questo tour sarà uno di quelli indelebili.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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