Europe: Live report e foto della data di Bologna

Mai nella mia vita mi sarei immaginato di vedere gli Europe dal vivo. “Mai” non per quell’insensato odio nei confronti di un certo modo di vedere gli anni ’80, e neanche perché in parte colpevoli dell’allargamento del buco nell’ozono a causa dei quintali di lacca per capelli usati da band e milioni di fan.

No, niente di tutto questo.

Mai le sarei immaginati ancora una volta insieme dopo il 1991 e dopo una quantità di cambiamenti nel mondo della musica inimmaginabili, ma certamente salutari. Ritrovarli nel 2004 con un disco (discone, per l’esattezza Nda.) come “Start From The Dark” mi fece ritornare come quel ragazzino che ascoltava “Carrie” o “The Final Countdown” in radio.

Perché prima di questa resurrezione (ormai bella convincente da quasi 3 lustri) con la line up storica, niente di tutto quello visto ed ascoltato all’Estragon una manciata di giorni fa era lontanamente ipotizzabile.

Tante occasioni per ascoltarli dal vivo per la prima volta, ma mai una concreta al 100%. Consuetudine spezzata martedì 2 ottobre 2018.

King King

Prima di loro i britannici King King. Nome a me sconosciuto, lo ammetto candidamente, ma nelle canzoni e nei minuti a loro disposizione mi hanno saputo regalare più di un’emozione. Un sound caldo, blues rock fino al midollo ed una manciata di canzoni davvero divertenti da sentire dal vivo.

Pecca: i volumi molto molto bassi (stessa problematiche che poi investirà anche il live degli Europe) messi in campo per i nostri. Bella la finale “Stranger To Love” dove il cantante/chitarrista Alan Nimmo ha dato veramente prova di intensità notevole. Fortissima l’”impronta Coverdale” per una canzone che non ha deluso chi stava aspettando Joey Tempest e soci.

“Bologna, Sócc’mel”

Il pubblico è decisamente presente, l’Estragon offre un colpo d’occhio notevole. Età media piuttosto alta, qualche “giovinetto” in spalla a Papà, ma tanti a voler rivivere anni indimenticabili. Forse.

Buio in sala e subito i nostri ingranano con “Walk The Earth”. Non c’è respiro ed ecco “The Siege” ad incalzare un pubblico composto (forse troppo? Nda.) e con qualche iPad di troppo nell’aria a fare foto e/o video. Senza parole. Joey & Soci sembrano non accorgersene, ed i primi minuti sono un trionfo di “pose” per i fotografi nel pit, un gioco che però non fa perdere la verve agli svedesi che piacciono per la concretezza di squadra.

Anche in questo caso volumi bassi, che non rendono giustizia a “Rock The Night”. Canzone però risollevata da un pubblico commovente nel seguire le indicazioni di Tempest di supportarlo nel chorus. La band aumenta i giri, cresce in convinzione ed il pubblico segue convinto una band che sa come muoversi sulle assi di un palco.

“Turn To Dust”, “Firebox” e “Ready Or Not”, conquistano un pubblico messo poi al tappeto dalla ballad “Carrie”. Una giocata sicura, ovviamente, ma capace di ammaliare il pubblico anche con una sola nota. Il concerto poi scivola via, con un quintetto in pieno controllo delle pubblico. Esplosione obbligatoria con “Supestitious”, dove i nostri hanno incastrato “No Woman, No Woman No Cry” per la parola “fine” alla prima parte del concerto.

Qualche secondo per respirare, qualche secondo per far comprendere ai presenti che “manca qualcosa” e poi riecco i 5 svedesi. Due bis: “Cherokee” e “The Final Countdown”. Non c’è bisogno di dire altro.

Bel live. Intenso, caldo e con una band in forma nonostante le 50 primavere siano state superate da diverso tempo.

Personalissima delusione (se così la possiamo chiamare, perché il concerto è stato decisamente positivo e divertente Nda.) nessuna canzone estratta da “Start From The Dark”. Nemmeno quella “Hero” che mi fece ritrovare una band persa chissà dove tra ricordi e sogni spezzati.

Alla prossima.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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