Europe: Live Report della data di Bologna

E’ passata poco più di una settimana da quando gli Europe, sempre accompagnati dai Dirty Thrills di supporto, si sono esibiti in Italia. Anche questa volta, il fatto di esibirsi prima di un giorno festivo incentiva la presenze, e l’Estragon si riempie in modo costante di persone di tutte le età. Se però il pubblico milanese in buona parte sembrava interessato più a filmare il concerto durante una piacevole conversazione con gli amici, quello bolognese è decisamente più pronto, interessato e preparato sulla materia, e partecipa in modo molto più attivo. Questo fa da incentivo ad entrambe le band, che realizzano due show molto più energici ed emozionanti.

Si parte in perfetto orario con i Dirty Thrills, che non stanno fermi un momento e attirano bene l’attenzione dei presenti con il loro rock classico, di ispirazione britannica, che soprattutto nelle parti lente richiama quello di band come i Free. Promozione a pieni voti sia per il genere proposto che per la tenuta di palco da parte di tutti.

“Oh, comunque stavo pensando di portarmi dietro un mio vecchio reggiseno, di quelli che non uso più, per tirarglielo sul palco”. Tra dialoghi vietati ai minori e ragazzini in età scolare, anche questa volta l’introduzione affidata a “War Of Kings” ci mette davanti a una band in ottima forma, a dispetto delle tante date ormai alle spalle (il tour finirà il giorno seguente a Ginevra). Lo show dell’Alcatraz ci aveva messo di fronte a un interrogativo, cioè se gli Europe, giunti ormai verso la fine del loro tour, fossero stanchi al punto da esibirsi non al massimo delle loro possibilità, o se si fosse trattato solo di un momento passeggero. Per fortuna si trattava di un momento passeggero; fin dai primi brani in scaletta si instaura un feeling particolare fra pubblico e band, che porta a una performance dinamica e divertente, oltre che, come ovvio, ottima dal punto di vista strumentale. Joey Tempest azzarda anche qualche acuto in più, interagisce in modo molto più aperto sia con il pubblico che con gli altri membri della band, che a loro volta sembrano più a loro agio sul palco. John Levén lascia da parte l’aria da duro distaccato che a volte lo contraddistingue e va più volte in cerca di John Norum, che dall’altra parte del palco non perde occasione per infilare un assolo dopo l’altro con la solita maestria, mentre Ian Haugland ha ancora il suo spazio da solista, sempre introdotto dalle note del “Guglielmo Tell”. Tra i brani nuovi, riscuote un buon successo “Days Of Rock ‘n’ Roll”, anche se sono ancora i brani del primo periodo discografico degli Europe a raccogliere i consensi più ampi; “Sign Of The Times”, la solita “Superstitious” con un intermezzo più lungo in modo da consentire a Joey Tempest di coinvolgere meglio i presenti, o “Let The Good Times Rock” sono esempi di un repertorio ampio, che ha ancora molte emozioni da regalare a chi lo sa ascoltare. Niente da aggiungere alla carrellata dei tre pezzi noti anche ai muri dell’Estragon, a cominciare da “Carrie” in versione acustica e senza acuti, come ormai viene eseguita da tempo, per passare a “Rock The Night”, che delle tre è quella suonata nel modo più simile all’originale, per finire con l’ovazione scontata di “The Final Countdown”. D’altronde, fino a quando gli Europe dichiareranno che sono contenti di eseguirla dal vivo proprio per la risposta stratosferica del pubblico (come ci ha detto John Levén nell’intervista che leggerete fra poco), e fino a quando vedremo tra il pubblico ragazzine in età prepuberale, sulle spalle del papà, che la cantano tutta a memoria impugnando un cartellone con scritto “I love Joey Tempest”, beh, non ci possiamo certo lamentare.

Setlist Europe:

– War Of Kings
– Hole In My Pocket
– Superstitious
– Wasted Time
– Last Look At Eden
– Carrie
– Second Day
– Firebox
– Sign Of The Times
– Praise You
– The Beast
– Vasastan
– Seventh Sign
– Ready Or Not
– Nothin’ To Ya
– Let The Good Times Rock
– Rock The Night
– Days Of Rock ‘n’ Roll

Encore
– The Final Countdown

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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