Europe + Dirty Thrills: Live report della data di Milano

La prima delle due date italiane per gli Europe si svolge come previsto, con controlli di sicurezza incrementati ma con un’atmosfera che appare da subito come gioiosa e amichevole.  Che stiamo per assistere ad una serata particolare sotto tanti punti di vista ce lo fa capire il fatto che, già dalle prime ore del pomeriggio, una piccola folla di fan (prevalentemente di sesso femminile, è quasi inutile dirlo) sia posizionata all’ingresso dell’Alcatraz con armi, bagagli e coperte a sconfiggere il freddo milanese, in attesa dell’apertura delle porte o del passaggio di qualche membro della band.

Dicevamo del pubblico. Numeroso e vario, questa è la prima impressione. Oltre a un po’ di facce note e a qualche nostalgico degli anni 80 con i pantaloni a strisce verticali bianche e nere, la prima impressione è quella di un insieme di gruppi di amici, famiglie con bambini e in generale di un insieme poco avvezzo al concerto dal vivo. Sarà forse per questo che, nel momento in cui si spengono le luci e parte l’introduzione di “War Of Kings“, brano che apre il concerto, la maggior parte del pubblico sembra ancora concentrata su se stessa e preferisce semmai affidarsi alle riprese con il cellulare. Gli Europe si esibiscono complessivamente per quasi due ore, durante le quali la risposta del pubblico è molto altalenante. Si va dall’indifferenza quasi totale, a parte dalle prime file, durante i brani più recenti, nonostante Joey Tempest introduca “Second Day” dichiarando che è un brano a cui è particolarmente legato, a un riscaldamento generale suscitato dai brani del periodo anni ’80, come “Superstitious” o “Sign Of The Times“. Poi certo, c’è il terzo livello, quello relativo a quei tre brani talmente celebri che non vale quasi la pena di nominarli, che vengono accolti da un’ovazione unanime (e da una selva di cellulari che filmano, filmano e filmano). Dal canto loro, non è ben chiaro se gli Europe siano in una serata un po’ meno buona del solito o se anche loro recepiscano di essere di fronte a un pubblico poco attento, fatto sta che la loro performance è un po’ meno brillante di altre a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. Joey Tempest, a cui devono avere insegnato da poco l’espressione “bella storia”, dato che la ripete di continuo, è il solito frontman dalla tenuta di palco eccezionale, mattatore coinvolgente e raffinato esecutore, capace di compensare con l’esperienza qualche calo vocale. John Norum brilla di luce propria e incastra un assolo dopo l’altro con la consueta precisione, ma forse con un po’ più di freddezza rispetto al solito. L’unico, oltre a Tempest, che cerca di attirare l’attenzione del pubblico è Ian Haugland, che ha tempo anche per inserire un breve assolo di batteria tra “Nothin To Ya” e “Let The Good Times Rock“. Una serata divertente anche se in parte interlocutoria; ci sarà comunque modo di verificare, la settimana prossima a Bologna, se si sia trattato di un caaso isolato.

Anche i britannici Dirty Thrills, che aprono la serata, ricevono un’accoglienza abbastanza tiepida, nonostante il loro rock blues vivace sia suonato con grande dinamismo e precisione.

Setlist Europe:

– War Of Kings
– Hole In My Pocket
– Superstitious
– Wasted Time
– Last Look At Eden
– Carrie
– Second Day
– Firebox
– Sign Of The Times
– Praise You
– The Beast
– Vasastan
– Seventh Sign
– Ready Or Not
– Nothin’ To Ya
– Let The Good Times Rock
– Rock The Night
– Days Of Rock ‘n’ Roll

Encore
– The Final Countdown

Mairo Cinquetti

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Inguaribile punkettone e amante di tutto ciò che fa tupa-tupa. La mia dimensione ideale è dentro al pit, armato di reflex e pronto a immortalare tutti ciò che va oltre la musica.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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