Eric Sardinas: live report della data di Boretto

Sarà il fatto di suonare sulla riva di un fiume, che non è certo il Mississppi ma forse suscita qualche reminiscenza, sarà l’ambientazione in bilico fra la perfetta normalità da festa di paese e l’atmosfera surreale di banchetti e baretti con la vernice scrostata de sbiadita, uno di quei posti dove anche la Coca Cola ha uno strano retrogusto di pesce, fatto sta che vedere Eric Sardinas che si esibisce a Boretto, sulla parte reggiana del Po (siamo vicino al più famoso paese di Brescello, quello di Peppone e Don Camillo, per intenderci), nel mezzo di una tre giorni dedicata al blues, è tutto tranne che strano.
Che l’istrionico chitarrista della Florida e i suoi Big Motors, tutti dalle origini pienamente redneck, si trovino particolarmente a loro agio nelle terre italiane, e abbiano forse una strana predilezione per quelle terre poco note ai grandi nomi del live, è un altro dato da non trascurare. Questa volta manca solo l’incendio finale della chitarra, uno dei gesti per cui Sardinas viene giudicato a volte, in modo approssimativo, un esibizionista senza sugo; per il resto, il trio di musicisti delizia il pubblico con un’esibizione di quasi due ore, ornata da una panoramica dei pezzi più significativi della carriera dei Big Motors e del migliore Sardinas solista. Nella totale assenza di scenografia, secondo lo stile che gli è più congeniale, in modo che non esistano fonti di distrazione, Eric Sardinas lascia un po’ da parte i suoi intermezzi da solista, compare, come quasi sempre, per primo, da solo e senza microfono, battendo il ritmo sulle assi di legno del palco, ma poi, data anche la situazione all’aperto, il vento che disperde i suoni e un pubblico più misto del solito, preferisce affidarsi quasi completamente all’amplificazione. Grandissima prova anche dell’immancabile Levell Price al basso, dotato, oltre che di una barba che fa concorrenza a quella di Billy Gibbons e di un vocione da venditore di sciroppi itinerante, di una precisione micidiale nell’accompagnamento e nella sottolineatura dei giusti passaggi al momento giusto. Tornano “Down The Whisky” e “Road To Ruin”, brani dal forte impatto live e per questo quasi sempre presenti nelle esibizioni dal vivo di Sardinas, così come tornano un paio di cover blues estremamente suggestive data la situazione. Cappello calato sugli occhi, il “solito” abbigliamento pieno di ricami, strumentazione scarna, accompagnamento fatto solo dalla sezione ritmica, un amore viscerale per il blues e una capacità di interpretarlo fuori dal comune. Tutto questo è il marchio di fabbrica di Eric Sardinas, una serie di garanzie a cui sicuramente, e per fortuna, non si rinuncerà per alcun motivo.

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