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Enslaved: Live report della data di Ravenna

Scrivere questo live report è stato difficilissimo. Non perché gli Enslaved e tutta la cricca a seguito abbiamo fatto schifo, anzi. Ma perché ricordare quella serata di Ravenna e quelle note fortissime all’interno del Bronson mi riportano alla mente le 21 circa del 26 ottobre. Il momento della mia terra spaccata dal terremoto, martoriata dalle macerie e piegata dal dolore. Ed in quella che all’inizio pareva “solo” una serata di musica, ti attacchi al telefono per capire come stanno i tuoi cari ed i tuoi amici. Cerchi di sentire chiunque tra i tuoi contatti da “bravo giornalista”, perché devi fare il tuo mestiere e perché in fin dei conti a quei “contatti” vuoi bene, perché non solo voci o parole ma sono carne e sangue.

 E poi in tutto questo, in questo frullatore di emozioni, ti perdi il gruppo d’apertura  – i bravi  Oceans Of Slumber – perché non puoi fare altro che “sapere” cosa sta succedendo.  Ma li lasci con una promessa: “Ci rivedremo!”.

 Avanti poi con i Ne Obliviscaris, che con un pugno di canzoni stregano un pubblico sempre più presente. “Devour me, Colossus (part I”: Blackholes”,  “Of petrichor weaves black noise”, “Painters of the tempest” e “And plague flowers the kaleidoscope” sono le canzoni portate dai nostri con piglio deciso e trame complesse. Buonissima prova per una band che con molta probabilità da qui a breve fare il fatidico “grande salto”. Una band che sa farsi amare da un pubblico sempre più attratto dalla proposta della band Aussie.

b15-Ne Obliviscaris-7 Novembre 2015-Milano-Fabrique-Matteo Donzelli

Rapido cambio di palco e poi “via libera” per le celebrazioni dei primi 25 anni di vita degli Enslaved. 25 anni che hanno visto la band norvegese evolversi ed esplodere verso un illuminato heavy metal venato di anni ’70. Pronti – via e la band di Haugesund  apre le danze con “Roots of the Mountain” e “Ruun”, spostando la tensione del pubblico verso lidi nordici. Grutle Kjellson ed Ivar Bjømson sono i grandi cerimonieri di una band in stato di grazia, che “parla” con il pubblico con la musica e con una “Ethica Odini” da brividi. Un live convincente, dove i nostri norvegesi sono riusciti a “sintetizzare” in musica l’atmosfera di una terra che racconta di natura e storia. E poi il gran finale: “One Thousand Years of Rain” e “Allfǫðr Oðinn” a cementare l’affetto tra I norvegesi ed I fan arrivati per festeggiare i 25 anni di una band che meriterebbe più successo di quanto raccolto.

Enslaved_24 luglio 2016_Bagnatica_centro sportivo_ Anna Minguzzi (10 di 12)

E poi, quando si spengono le luci ed il locale è prossimo alla chiusura, rimani con la promessa di dover scrivere subito qualche riga per ricordare un live potente e caloroso – il Bronson è davvero un locale rovente – per spazzar via quella paura vissuta in “trasferta”.

Ma tutto questo sparisce di fronte alle 7.40 di domenica 30 ottobre. Ma nonostante tutto quel dannato live report degli Enslaved lo devi portare a casa. Lo devi ricordare. Anche se fa male. Anche se ancora tremi.

NB: Le foto nell’articolo non fanno riferimento al live di Ravenna

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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