Elder + Ancestors: Live Report e Foto del concerto di Fabriano

I live report sono una cosa meravigliosa. Lo dico sinceramente. OgnI volta un “trasferimento minimo” di 200 km e la possibilità di “scoprire” questa o quella nuova band oppure l’occasione per ritornare nel cuore della notte a ritmo di musica classica perché “Alle quattro di notte ascoltare il gruppo di porno-grindcore-satanico del Puzzistan non è cosa buona e giusta”. Non mi è mai pesata l’assenza del “paesello” dalle cartine dalla musica che contano. Almeno da quella hard ‘n’ heavy.

Ogni tanto però ecco l’imponderabile e l’inaspettato, quasi come se fossimo in una puntata de “Ai Confini della Realtà / The Twilitght Zone”, e  dal “quasi niente” – circa – viene costruito pezzo su pezzo un locale con la voglia di portare un poco di “roccherolle” in mezzo ai monti di una città creativa UNESCO.

Pensa tu le stranezze

Quindi niente più peregrinazioni – almeno per una volta – in giro per lo stivale, solo 1.500 metri di nastro d’asfalto (a.k.a. un chilometro e mezzo. Scarso. Perché le strade porteranno tutte a Roma, ma le curve rallentano il tragitto ed allungano la distanza del percorso su gomma) da percorrere in direzione Sonic Room. Ospiti del locale fabrianese due band americane, Ancestors ed Elder.

Questi ultimi headliner di un tour che proprio a Fabriano ha visto la celebrazione della quarta data tricolore. Prima di attraversare l’Adriatico in direzione Zagabria e poi altra Europa.

Ancestors

Dopo aver apprezzato l’ultima fatica della band di L.A. , mi aspettavo tra le mura del Sonic Room un concerto epico ed intenso. Una musica per esplorare i sogni di Kubrik e le influenze di certo rock progressivo. Pink Floyd compresi.

Subito partenza decisa per i nostri, che aggrediscono i presenti con le note dell’opener del loro ultimo album “Gone”. Uno spettacolo tra musica e colori “freddi”, con il blu ed il verde quasi a legare l’atmosfera con l’artwork di “Suspended In Reflections”. La musica picchia ed incalza in maniera efficace: convincenti le trame tessute dal chitarrista Justin Maranga e Jason Watkins al piano, organo e sintetizzatori fino ad esplodere in “Through a Window”.

Un magma di note, un viaggio che ha dato la precedenza alla canzoni dell’ultimo album, anche se la scelta di ripescare note e trame da “Of Sound Mind” e “In Dreams And Time”. Nei 45 minuti a disposizione della band, grande conclusione con il viaggio di “The Warm Glow”.

Elder

Cambio di palco rapido e leggero cambio di orizzonte musicale, con gli americani (anche loro) a tributare il loro personalissimo amore nei confronti dei Black Sabbath e Motorpsycho su tutti. Forti – anzi fortissimi – di un disco (uscito nel 2017) come “Reflections Of a Floating World” iniziano a macinare i riff con una cattiveria e convinzioni notevoli.

Nick DiSalvo suona la chitarra e canta con sicurezza e nonostante qualche “piccolo” problema alla testata del basso (per la precisione due, con molta probabilità “fuse” dal mix di chilometri e watt sopportati nel corso del tour) di Jack Donovan, il concerto è un tuffo negli anni ’70 con suoni “grassi” e ritmiche penetranti.

Partono però con “sorpresa”, perché scelgono di aprire con “Dead Roots Stirring” (disco omonimo del 2011) e poi rapidissime “Sanctury”,”Starving Off Truth” che non lasciano fiato ai presenti. Canzoni intense, dove ogni nota è incastrata in un disegno preciso e senza cedimenti. E se, per qualche secondo, il basso ha scelto di non dare il suo prezioso contributo la canzone non ha subito cedimenti.

Il concerto scorre, le teste ed i capelli si scuotono e la forza della musica non cede, arriva fino alla conclusione di un set intenso e deciso con “Thousand Hands”, ultima canzone del live e dell’ultima fatica da studio dei ragazzi provenienti da Boston.

Le note si spengono e la festa finisce. Un bello spaccato della scena rock (hard/psichedelica/doom/quello che vi pare) che speriamo di ritrovare con nuova musica.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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