Earthshaker Festival / Manowar Fan Convention: Live Report (23 Luglio)

Sabato 23 luglio l’Earthshaker festival inizia subito con l’ottima performance, sul Mega Stage, degli olandesi After Forever, che con il loro gothic metal riescono a coinvolgere immediatamente il pubblico ancora scarso ma decisamente più numeroso rispetto a quello del giorno prima. Le versatili e potenti song dei nostri sono ben supportate dalla voce della soprano Floor Jansen (in tenuta modello film di fantascienza anni ’50).

Seguono le note metalliche del death amorfo dei Disbelief, che scorrono velocemente per arrivare al momento atteso dai thrasher presenti, con l’esibizione dei Destruction (che sostituiscono gli Overkill). La macchina da guerra di Schmier è ormai super rodata e propone una scaletta quasi identica a quella del Tradate Iron Fest. Divertimento assicurato per chi ama suoni violenti ma la band non sembra entusiasta.

Di tutt’altro stampo il concerto del gruppo successivo, ossia i tedeschi Primal Fear, che si prodigano nel loro classic metal sound eternamente debitore nei confronti dei mostri sacri Judas Priest. Ralf, il singer, è in forma smagliante, come si evince sin dalle prime battute e sfoggia un completino nero da vero bodybuilder.

Il palco dei nostri esplode letteralmente sotto le note e i riff assassini di ‘Angel In Black’ e lo spettacolo continua in un furibondo susseguirsi di brani schiacciasassi. Da segnalare gli assoli di chitarra, taglienti e perfetti di Tom, come sempre “matador” insieme al bassista Matt Sinner.

La platea tedesca ovviamente spinge al massimo lo show con un’energia incredibile e ben presto anche i nostri, dopo aver eseguito il super-hit ‘Metal is Forever’ (cantato in coro da larga parte del pubblico) lascia il Mega Stage per i connazionali (almeno in larga parte) Masterplan.

Con la band del singer scandinavo Lande e dell’ex chitarrista degli Helloween Roland Grapow veleggiamo sui lidi di un power metal evoluto e godibile, debitore di tutte le suggestioni del metallo d’annata. Nell’ambito dello show colpiscono positivamene soprattutto i brani compresi nel primo album della band ma anche ‘Wounds’ o la potente ‘Back For My Life’ colpiscono a dovere (presenti nel più recente ‘Aeronautics’).

Resta indubbio che però i pezzi trainanti del concerto siano ‘Enlighten Me’, la trascinante ‘Crawling From Hell’ e la classicissima powareggiante ‘Heroes’.

Jorn Lande dal vivo è semplicemnete perfetto mentre Roland Grapow, il batterista Uli Kusch e il resto del combo sventolano una prestazione con i fiocchi che fa ulteriormente innalzare il valore di questo gruppo dalle potenzialità enormi.

E’ quindi il turno di cambiare totalmente registro con gli Hypocrisy, che assalgono gli astanti con uno spettacolo altrettanto professionale, ma basato sulle sonorità decisamente più violente e distorte del death metal.

Gli svedesi non lesinano furore caricando di energia anche i pezzi meno “strong”. Però nel complesso lo show sembra raccogliere purtroppo una risposta abbastanza limitata dal pubblico, che non sembra partecipare come Peter Tagtren (voce e chitarra del gruppo) vorrebbe.

Nonostante la risposta “debole” dei kids gli Hypocrisy macinano riff uno dietro l’altro e, seppur ottimi nell’esecuzione, va forse sottolineato come uno show completo dei nostri risulti alla lunga un po’ monocorde, vista la tendenza a rendere tutti i brani più aggressivi.

Fra i pochi pezzi che si ricordano segnaliamo senz’altro la carica thrashy di ‘Fire In The Sky’ o i classici della band ‘Eraser’ e ‘Roswell 47’.

Buona prestazione… peccato per la scarsa partecipazione popolare.

Dopo lo show altalenante degli Hypocrisy è il turno dei mattacchioni tedeschi, i “rosati” J.B.O., che assalgono il pubblico locale con una ventata di brani e di riproposizione di pezzi noti in tedesco, con una dose enorme di ironia e comicità “crucca”.

A livello artistico il gruppo non lascia molto e si può quindi passare oltre facendo presente come questo concerto sia piaciuto soprattutto ai tedeschi che ascoltavano i brani piegandosi in due dalle risate… facce incuriosite o enigmatiche invece per i visitatori della terra germanica.

Dopo le risate dei J.B.O. entriamo nella fase caldissima della giornata, con lo show dei Dimmu Borgir.

Su questa band si dice e si scrive di tutto, ma al di là dei gusti personali non è possibile non affermare quanto sia stato professionale ed all’altezza lo show del gruppo norvegese guidato da Shagrath, leader carismatico, che ha saputo trascinare sia i suoi fan sia molti increduli old metaller.

Un plauso anche al chitarrista Galder, che si è dimostrato a più riprese il polmone pulsante della musica oscura e violenta dei nostri, senza dimenticare Silenoz, che insieme al già citato guitar hero forma un duetto di killer riffing invidiabile.

Sebbene gran parte della zona antistante il palco fosse già occupata dai fan dei Manowar che di lì a poco avrebbero suonato molti spettatori erano comunque fan dei Dimmu, che confermano anche in questo senso il livello della fama raggiunta nel movimento black metal.

Grazie ad uno show decisamente d’impatto i nostri colpiscono soprattutto con brani come ‘Kings Of Carnival Creation’ o ‘Progenies Of The Great Apocalypse’. Lo show prosegue in un crescendo di emozioni sino alla conclusiva ‘Mourning Palace’, che conquista e convince ponendo un sigillo di grande qualità alla performance di questa formazione.

Concluso questo show passerà un’ora prima che sul Mega Stage vada di scena il concerto dei Manowar che festeggia i 25 anni di attività del gruppo americano.

Nel frattempo, nel più piccolo Event Stage, inizia la serata alternativa che prevede un concerto semplicemente “unico nel suo genere”, con i power metaller rozzi Stormwarrior che, dopo aver eseguito alcuni convincenti brani del loro ottimo repertorio chiamano sul palco “nientepopòdimenoche” Kai Hansen! Con l’ex singer nonché ex chitarrista degli Helloween i nostri si lanciano in un vero e proprio omaggio al primissimo periodo della storia della band che ha inventato il power metal.

Hansen in questo frangente canta soltanto e si lancia in versioni al fulmicotone, stracolme di energia, dei classici di ‘Walls Of Jericho’, regalando ai numerosissimi e stipati presenti uno show indimenticabile.

In tarda notte l’Event Show continua l’arco delle sue performance ma sino ai conclusivi ‘Heamatom’ compresi nulla riesce più a riaccendere l’interesse del pubblcio… soprattutto dopo la mastodontica e meravigliosa performance dei Manowar che ci apprestiamo a raccontare.

Come si diceva alcune momenti fa sul Mega Stage i tecnici dello staff dei Manowar, headliner indiscussi dell’Earthshaker 2005, erano totalmente indaffarati nel preparare al meglio il palco per il concerto che, rarissimo per la storia del gruppo, durerà la bellezza di quasi tre ore (dalle 22,30 circa all’1,20)!!

Senza ombra di dubbio l’attesa per quest’evento viene ripagata alla grande dalla band statunitense che inizia, come da tradizione, con le note massicce e possenti dell’anthem ‘Manowar’.

Immediatamente si entra in un clima irreale in cui, al cospetto di una folla sterminata, un palco enorme e stracolmo di sorprese esplode letteralmente grazie all’amplificazione “portata” al massimo dai tecnici del gruppo che ha inventato l’epic metal.

Se il primo brano già viene cantato in coro da tutti gli astanti ben presto i due successivi anthem, ossia ‘Brothers Of Metal’ e ‘Kings Of Metal’, così come le più sostenute ‘Call To Arms’ e ‘Sign Of The Hammer’, ottengono lo stesso tripudio, con cori perfetti da parte dei fan accaniti, che non si stancano di sventolare bandiere di quasi ogni nazione del globo.

Nel primo momento del concerto, sostenuto da un immane clamore, la formazione attuale dei Kings Of Metal sfoggia tutto il suo ardore, con un Eric Adams, alla voce, in forma smagliante, un JoeyDeMaio nervosissimo (forse per paura che qualcosa potesse andar storto) ma sempre “in palla” con i suoi noti fraseggi di basso in evidenza, un Karl Logan ispirato e tenace e uno Scott Columbus che dietro le pelli della sua batteria riesce ad infondere potenza e precisione a tutte le tracce eseguite live, con una prestazione che ribalta molti dei giudizi ingiustamente negativi che spesso gli ricadono sulle spalle.

Da sottolineare come durante le esecuzioni dei rispettivi assoli scendano “letteralmente” sul palco i simboli dei rispettivi musicisti (per esempio il cerchio di Joey o il triangolo di Eric), realizzati con illuminazioni strabilianti.

Dopo una prima trance di classiche song arriva la prima enorme sorpresa della serata.

Joey DeMaio annuncia sul palco Davi Shankle alla chitarra e Rhino, il portentoso drummer, dietro le pelli (che prendono il posto di Karl e Scott).

Con la formazione di ‘Triumph Of Steel’ i nostri eseguono ‘Metal Warriors’ e la meno blasonata ‘Glory Of Achilles’. Se il primo brano viene cantato in coro da tutti quale notissimo hit, la seconda traccia si rivela un vero pugno di dinamite, sostenuto da una velocità pazzesca che il drumming terremotante di Rhino sa esaltare alla perfezione!

Anche David Shankle fa il suo dovere e con un paio d’assoli vorticosi sottolinea ancora una volta la sua classe sopraffina; la risposta del pubblico è immensa… non a caso è proprio con ‘Trumph Of Steel’ che la fama della band ha iniziato a levitare a livelli abnormi, sino allo status symbol che attualmente possiede e che può dividere solo con pochissimi altri nomi.

Da sottolineare come la batteria di Scott Columbus viene posizionata al centro del palco, su un piedistallo, mentre alla destra dello storico baffuto drummer il kit di Rhino viene innalzato da una struttura mobile, che insieme ad un gioco di luci eccelso rende lo spettacolo ancor più entusiamante.

E’ ovvio notare come anche alla sinistra di Scott sia presente una struttura simile a quella utilizzata dal batterista in parte pellerossa… ed infatti la sorpresa successiva viene annunciata da Eric Adams… per due brani ad accompagnare lui e Joey ci saranno Donnie Hamzick (“spaccapelli” nel primo indimeticabile album ‘Battle Hymns’) e il redivivo leggendario Ross The Boss (chitarrista viscerale dei primi sei album)!

Con quest’altrettanto storica formazione i nostri eseguono prima la mitica anthem ‘Metal Daze’ pulsante di vera energia hard’n’heavy, sostenuta da un coro che si stampa nel cervello dopo il primo ascolto, e subito dopo l’incredible suite ‘Dark Avenger’, che per l’epoca in cui fu concepita (1982) era un monumento all’epic metal più ferale, violento ed oscuro. Inutile ricordare che con ‘Battle Hymns’, album da cui sono estratti questi due pezzi, prende vita l’epic metal.

Il mega concerto snocciola, con la formazione recente del gruppo, altri pezzi di storia come le velocissime e potenti ‘Black Wind Fire And Steel’, ‘Outlaw’ (non senza, solo in questo caso, qualche problema tecnico) e ‘House Of Death’, oppure le più epiche e fantastiche ‘Blood Of My Enemies’ e ‘Kill With Power’.

Ma le sorprese sono tutt’altro che finite!

Joey annuncia l’esecuzione di ‘Herz Aus Stahl’ (ossia la versione in tedesco per il lento ‘Heart Of Steel’, per molti emblema della band) ed ecco che come per magia due enormi tendoni neri cadono alle estremità del palco rivelando tre balconi per lato, sui quali si trovano coro ed orchestra di Brno (dalla Repubblica Ceca); l’orchestra è posizionata sui due balconi inferiori e suddivisa per sezioni (archi, bassi, percussioni, ecc.) mentre il coro viene posizionato fra le due balconate più alte.

Il colpo d’occhio è praticamente magico e l’esecuzione del brano, supportata da questo mastodonte sinfonico, fa incontrare realtà e sogno in un’unica forma, regalando agli astanti dei momenti che possono definirsi indimenticabili!

L’impressionante scenografia fa il resto e se il lento può non bastare ecco che il carismatico leader Joey DeMaio esce ancora sul palco per dedicare al pubblico tedesco l’esecuzione del tema iniziale del ‘Lohengrin’ di Richard Wagner, a cui lo stesso musicista dedica un sentito tributo!

Il pubblico tedesco risponde con un applauso lunghissimo e con una presenza numerica che ha dell’incredibile… praticamente sembra che ogni singolo angolo dello spazio del festival sia occupato da estasiati spettatori.

Orchestra e coro accompagnano i nostri anche in altri brani, che non necessitano quindi di basi pre-registrate e rendono questo live show sempre più aderente all’idea di “magico sogno”.

I momenti di emozione più avvampante sono tutt’altro che terminati ed ecco che con l’esecuzione dell’eccezionale hit ‘Warriors Of The World’ su tutta l’area del concerto iniziano a sventolare numerose bandiere di nazionalità fra le più disparate, fra cui ne compaiono diverse arrivate dall’Italia.

Le sorprese sembrano non finire mai quando Joey introduce anche il nuovo singolo prodotto dei Manowar, ‘King Of Kings’, un lungo brano epico, che intervalla momento furiosi e veloci ad altri più cadenzati e d’atmosfera, rivelandosi un hit dal valore superbo.

Altrettanto grandioso e toccante è il momento dell’esecuzione di ‘Hail And Kill’, che probabilmente viene cantata da tutti, ma proprio tutti, gli astanti (comprese alcuni musicisti della professionale orchestra…).

Quando ogni tipo di emozione possibile sembra sia già stata donata al pubblico ecco che viene intonata la storica ‘Battle Hymns’, per moltissimi anni pezzo conclusivo dello show dei Manowar… ma con una modalità a dir poco irripetibile!

Infatti sul palco troviamo insieme a Joey ed Eric tutti e tre i chitarristi del gruppo così come tutti e tre i batteristi.

Il brano viene eseguito con gli otto membri della band sul palco e rimarrà un evento storico da ricordare negli annali del metal, così come questo show semplicemente eccezionale, da inserire per sempre fra i momenti più alti della storia del metal.

La conclusione del concerto viene accompagnata come da tradizione da ‘Crown And The Ring’ e da un’inedita serie infinita di fuochi d’artificio che illuminano a giorno il Mega Stage dell’Earthshaker festival, che con quest’immenso concerto conclude una tre giorni memorabile.

Foto di Leonardo Cammi e Federica Lunghi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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