Duff McKagan: Live Report e foto della data di Milano

Duff McKagan sicuramente non ha bisogno di presentazioni per ogni amante del rock e della buona musica. Il bassista dei Guns N’Roses dopo essere stato in tour con la band madre per oltre due anni e mezzo con il “Not In This Lifetime Tour” ha recentemente pubblicato il suo nuovo album solista “Tenderness” che in origine doveva essere il suo terzo libro. Lontano anni luce dalle sonorità delle pistole e delle rose McKagan ha dato sfoggio al suo lato più intimista producendo questo lavoro insieme all’amico Shooter Jennings e portando sui palchi proprio questa nuova fatica discografica accompagnato dalla band del cantautore di Nashville.

SHOOTER JENNINGS

Alle venti in punto si abbassano le luci e come gruppo spalla troviamo proprio la band capitanata da Jennings che non solo ha il compito di scaldare il pubblico in fremente attesa del suo beniamino, ma anche di accompagnarlo poi durante la sua esibizione che vede Milano come ultima data conclusiva del tour. Molti dei presenti non sono familiari alle sonorità proposte dall’opening act, ma la performance della band è grintosa ed energica e riesce subito a catturare l’attenzione dei convenuti in particolar modo la cover di “Rock’N’Roll Suicide” del Duca Bianco fa centro e chiude un set breve e molto piacevole.

 

DUFF MCKAGAN

Appena Duff arriva sul palco esordisce  avvisando i suoi fan che avrà bisogno di aiuto per tutta la sera perché è un po’ giù di voce, infatti posizionato in bella vista sotto il microfono c’è un bel intruglio che il biondo berrà per tutta la durata del concerto. I presenti certo non se lo fanno ripetere due volte e gli danno subito manforte sul brano di apertura “You Ain’t The First” tratto da “Use Your Illusion I”. La scaletta è per la maggior parte incentrata sull’ultimo lavoro così di seguito vengono proposte “Breaking Rocks”, la stupenda title track e la ritmata e coinvolgente “Chip Away”. Su “Feel” Duff si mette a nudo e si commuove raccontando degli amici scomparsi Scott WeilandChris Cornell Layne Staley, provenendo anche lui da Seattle il legame con questi artisti è molto forte tanto che vengono anche omaggiati i Mad Season con “River Of Deceit”.

Ma subito dopo Duff annuncia una sorpresa in quanto ha notato che sui social c’è da parte dei fan la richiesta tramite hashtag di un brano in particolare ed è quindi la volta di accontentarli con “So Fine”, composizione che ha suonato in esclusiva per la data di Milano e assente dai tempi dei suoi live con i Loaded. La folla va in visibilio e non da meno sulla successiva “Dust N’ Bones” tanto che improvvisa un coretto “alè Michele alè” (per chi non lo sapesse il vero nome di Duff è Michael, nda) che diverte il bassista (qui in questo tour in veste di chitarrista) tanto che assieme alla band improvvisa una jam supportata da copiosi applausi. Il clima oltre che essere rovente è festoso e Duff percepisce tutto questo interagendo moltissimo con il pubblico tra un pezzo e l’altro, afferma che siamo la sua famiglia da oltre quaranta anni e parla di fratellanza e amicizia, valori che spera di aver trasmesso alle sue figlie e alle nuove generazioni.

Dopo una manciata di pezzi tratti da “Tenderness” tra cui “Last September”, “It’s Not Too Late” e “Falling Down” è la volta di una “nuova composizione” scritta di proposito per questa serata, una divertente ed improvvisata “Milano We Love You” che ci porta verso un altro momento memorabile, l’esecuzione della cover di “You Can’t Put Your Arms Around A Memory” di Johnny Thunders inframezzata nella parte finale dalla stupenda “Patience” dei Guns N’ Roses. Siamo giunti alla parte finale del set e dopo una cover molto convincente di “Clampdown” dei Clash è la volta di una strepitosa versione di “Dead Horse” dei Guns N’ Roses dove a dar man forte nelle parti più impegnative ci pensa la bravissima Aubrey Richmond. “Don’t Look Behind You” e la cover di “Deepest Shade” di Mark Lanegan chiudono un concerto intenso, intimo di due ore che ci ha mostrato un Duff umano, vulnerabile e molto affezionato ai suoi fan, per nulla il tipico stereotipo della rockstar spocchiosa, anzi un rocker che ha a cuore il suo pubblico tanto da fermarsi a fine show a fare autografi e salutare tutti prima di dirigersi all’aeroporto per le prove dei suoi Guns N’Roses. Un concerto difficile da dimenticare questo e che per molti rimarrà indelebile come un perfetto tatuaggio da ammirare anche in futuro.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

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