Dredg: Live Report della data di Milano

Arrivano per la prima volta in Italia i Dredg, accompagnati da un alone di culto, come ancora riesce a succedere per gruppi che emergono negli Stati Uniti ma rimangono molto underground in Italia, nonostante la globalizzazione e internet e tutto. Circolano anche voci che non sappiano stare sul palco, che il cantante sia stonato… in realtà i dubbi sono fugati immediatamente quando i quattro salgono sul palco: le atmosfere melodiche e avvolgenti dei loro lavori vengono catturate molto bene ance sul palco, pure se con una iniezione di energia notevole: i pezzi si fanno più compatti, le accelerazioni più brusche, le digressioni strumentali più psichedeliche. La padronanza degli strumenti è ottima, la sezione ritmica non perde un colpo, e in particolare colpisce il muro costruito dal bassista, molto più in primo piano che su disco. Notevole anche la prova del batterista che, pur scomposto a vedersi, si dimostra preciso e fantasioso, e dotato di grande talento nei brani in cui suona la batteria con le gambe e un braccio, utilizzando l’altra mano per suonare la tastiera… fino ad abbandonare del tutto le bacchette, in favore di una batteria elettronica, per accompagnare con entrambe le mani il cantante in una riuscitissima ‘Sang Real’.

La scaletta è fortemente centrata sull’ultimo ‘Catch Without Arms’, presentandone buona parte, ma regala anche qualche chicca di quel capolavoro che è ‘El Cielo’. I brani nuovi si dimostrano più orecchiabili, e il pubblico, piuttosto numeroso, si dimostra molto preparato, canta su molti brani e in particolare su ‘Bug Eyes’ si crea proprio il coro da stadio, come pure su ‘Catch Without Arms’. Il cantante in effetti è quello che pare meno a suo agio, con il suo modo di cantare a denti stretti sembra sempre fare una gran fatica, ma tiene bene la scena e comunque non perde un colpo fino alla fine. Divertente l’uscita di scena, dopo un’ora e un quarto di concerto, con roadie che iniziano a smontare tutto e il batterista (inneggiato dal pubblico per le sue origini italiane) che continua a suonare a oltranza mentre gli portano via uno per uno i pezzi della batteria… evidentemente niente bis, ma tutti a casa estremamente soddisfatti di una prova molto coinvolgente, contenti che una musica intima e particolare come quella dei Dredg sia efficace anche dal vivo, creando atmosfere intense e unendo il pubblico in un’unica onda.

Apprezzabile il lavoro fatto in apertura dai nostrani Justine Dusk, autori di un indie rock piuttosto interessante, che a tratti ricorda il neo-grunge dei Nickelback soprattutto per l’impostazione ‘vedderiana’ del cantante, che pure non è amalgamato benissimo con il resto del gruppo e a volte fatica un po’; la proposta comunque è valida, e con un po’ di maturità ed esperienza potrebbero davvero creare qualcosa di valido.

Samuele Rudelli

Foto: Alberto Capettini

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