Dredg: Live Report della data di Milano

A che bel concerto abbiamo assistito giovedì scorso…la classica serata che non lascia spazio alla sensazione di amaro in bocca ma solo il ricordo di tre ore abbondanti di ottima musica; c’è un bel po’ di gente allo Zoe Club di Milano anche se in realtà il locale non è molto capiente quindi è anche più facilmente riempibile.

Partono intorno alle 21h00 gli Havet band lombarda tra le cui fila riconosciamo un paio di ex membri dei validi Guilty Method: non ci è dispiaciuto il loro alternative rock nervoso cantato in italiano e che ha tra le sue caratteristiche anche alcune aperture melodiche degne di nota ed un utilizzo del violino elettrico che si amalgama perfettamente alle trame costruite dalla sezione ritmica. Peccato per il poco tempo a loro disposizione e per dei seri problemi tecnici che hanno colpito il chitarrista che hanno accorciato ulteriormente la loro presenza sul palco…a risentirci. Quando al cambio di palco vediamo salire un altro violinista ed addirittura un violoncellista abbiamo subito capito quale sarebbe stato lo strumento caratterizzante della serata; nonostante tutto, lo sconosciuto trio dei Judgement Day (il terzo è un batterista) band californiana senza contratto ci ha lasciato di stucco. Immaginatevi un riuscitissimo mix di musica strumentale da camera ed aggressione metal (quasi hardcore in alcuni passaggi) non tanto accostabile ai più famosi Apocalyptica quanto ai grandi Estradasphere però in versione incazzata ed intransigente; la proposta dei fratelli Patzner denota una preparazione tecnica sbalorditiva ma anche un’attitudine sfrontata data anche dalla giovane età. Speriamo vivamente che qualche etichetta si accorga di loro e li appoggi come meritano. Ed ora largo agli headliner: i Dredg versione live suonano decisamente più robusti soprattutto se facciamo riferimento alle composizioni degli ultimi due album da studio; in primis grazie al drumming di Dino Campanella che pur prodigandosi in rullate degne di nota dal punto di vista tecnico pesta come un fabbro sul suo scarno drumkit (oltre a dilettarsi alle tastiere…anche con una sola mano…) ed anche per la difficoltà di riprodurre in sede live tutti i substrati degli arrangiamenti presenti nelle loro composizioni (pur con l’aiuto degli stessi Judgement Day sul palco durante l’esecuzione di alcuni pezzi per i quali avevano contribuito anche in sede di registrazione). Come da copione il protagonista della setlist è il recente “The Pariah, The Parrot, The Delusion” ed infatti fanno bella mostra di sé le varie “Pariah”, “Ireland”, “Gathering Pebbles” ed una riuscitissima “I Don’t Know”; non mancano, anzi sono stati tra gli highlights della serata, alcuni classici come “Ode To The Sun”, “Bug Eyes”, “Catch Without Arms” e “Same Ol’ Road” resi ancor più “vivi” dalla sentita interpretazione di un Gavin Hayes (che si esibisce anche alla chitarra sia normale che steel) in forma straordinaria e fisicamente coinvolto dalle composizioni della sua band (estrosi alcuni suoi momenti di trance ad occhi chiusi). Detto di un Mark Engles tutto preso dai suoi innumerevoli effetti di chitarra e di un Drew Roulette che sembrava passare lì per caso archiviamo il report di quello che ribadiamo è stato un grandissimo concerto e ci congediamo con il desiderio di rivedere i californiani il prima possibile.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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