Dream Theater: Live Report e foto della data di Milano

Dopo il concerto a Roma, “An Evening with Dream Theater” giunge anche a Milano il giorno seguente.  Lo show ha un’impostazione teatrale ed è diviso in tre atti. Il primo di questi è dedicato a “Distance Over Time“, che nel giro di qualche giorno compie il suo primo anno di vita. La band esegue dal vivo le stesse tracce che ci aveva già proposto la scorsa estate: “Untethered Angel”, “Fall Into the Light”, “Barstool Warrior” e “Pale Blue Dot”, a mio parere la vera chicca di quest’ultimo album. Completano il primo atto “A Nightmare to Remember” e “In the Presence of Enemies, Part I”.

Poi, come se fossimo in un cinema di altri tempi, un intervallo di quindici minuti ci dà l’occasione per prepararci alla parte più importante dello spettacolo (e per comprare una porzione di pop corn). Nonostante si tratti del tour promozionale di “Distance Over Time”, ci troviamo anche nel ventesimo anniversario del capolavoro dal titolo “Metropolis, Part 2: Scenes From a Memory“, che i Dream Theater eseguono tutto di un fiato, con un solo breve momento di pausa, per non rovinare eccessivamente l’atmosfera che si era creata. Prima di iniziare, James si ritaglia uno spazio per parlare con i fan: “Quanti di voi c’erano al tour originale dell’album? Vedo molte facce nuove e questo mi fa piacere… Molti di voi non erano neppure nati 20 anni fa! Quindi, deve essere molto speciale per voi poter sentire per intero l’album”. Ed è stato così. I momenti migliori? Probabilmente tutti, ma quelli più emozionanti sono stati “Through Her Eyes” e “The Spirit Carries On”, durante la quale l’intero palazzetto si è illuminato con i cellulari di ogni spettatore, come suggerito proprio dallo stesso James LaBrie. Dopo una breve uscita di scena, la serata con i Dream Theater si conclude con “At Wit’s End” e i singoli membri hanno salutato calorosamente la numerosa folla del Mediolanum Forum.

Un concerto di tre ore è pur sempre impegnativo, sia per i musicisti che per gli spettatori, ma la serata scorre velocemente e siamo tutti rapiti dalla perfezione tecnica della band, che sembrava in ottima forma. Mangini è sempre più integrato e scambia spesso sguardi di complicità con gli altri componenti, facendoci sentire un po’ meno la mancanza dell’altro Mike. John Myung, come di consueto, è stato quasi impassibile, tranne nei ringraziamenti finali, mentre Jordan Rudess era palesemente compiaciuto di poter sfoggiare la sua “keytar”. Neanche LaBrie ha dimostrato particolari cali a livello vocale, ma ha dato il meglio di sé nelle ballad struggenti di Metropolis. Infine, come spesso accade, il più acclamato e apprezzato della serata è stato l’infaticabile John Petrucci, che attira su di sé la maggior parte delle attenzioni. In ogni caso, negli ultimi anni i Dream Theater hanno abbandonato la freddezza che li caratterizzava: si sono un po’ “addolciti” e spesso si ritrovano a ridere e scherzare con il pubblico, cosa che non erano soliti fare anni addietro. Il concerto del 12 febbraio è stata un’esperienza audiovisiva completa, grazie alle grafiche e ai video ben realizzati che sono stati proiettati durante l’intera durata.

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  1. Dario

    Mmm… direi invece che il povero La Brie non sia stato in serata e che non ne abbia beccata mezza. Sempre fuori nota, con vibrati esagerati e senza voce. Veramente prestazione negativa. Accettabile sulle basse.
    Mangini invece ha cambiato e semplificato alcune parti (non che non riesca a farle, intendiamoci) e mi è sembrato particolarmente freddo come tocco, ma questa è una mia opinione.
    Stando nel parterre lato destro si sentivano solo chitarra (altissima) voce (purtroppo) e rullante, poca tastiera e invece basso, cassa e tom spariti. Magari in altri posti si percepiva un suono migliore, ma ne ho visti tanti di concerti dei Dream e questo l’ho trovato inferiori agli altri, peccato.

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