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Dragonforce: Live Report e foto della data di Bologna

Domenica. A14 grossomodo ore 20. 10 km di code o giù di lì nel buio di Cesena per 3 cavalli contromano a provocare incidenti e feriti (No. Non sto scherzando nda.). Detto e chiarito questo, mettetevi poi nei panni del vostro affezionatissimo, che dall’allegro paesello si è prima recato a Città di Castello per raccontare le gesta di 30 energumeni che si sono presi a capocciate su di un campo da rugby (per la cronaca Città di Castello ha vinto sui miei “rossi” preferiti del Fabriano Rugby) e successivamente per ammirare la calata bolognese dei londinesi DragonForce.

Come al solito quindi: un ritardo degno del Bianconiglio. “Com’è drammaticamente tardi”.

Spiegate in poche righe le peripezie che ha portato una piccola parte Metallus.it in quel di Bologna (Zona Roveri), raccontiamo ora un live convincente. Prendetelo per quello che è: un live report che è finito in coda e che dall’A14 di domenica ad oggi è rimasto incolonnato tra le dita e la tastiera. Prosit.

 

SAILING TO NOWHERE

Per i problemi equini di cui sopra, niente Sailing To Nowhere. Un sincero peccato. Ma ci saranno sicuramente ulteriori occasioni per sentire la cricca italica. Solo foto quindi, ma di dannata efficacia.

TWILIGHT FORCE

Pacchiani, ruffiani certamente, forse bambineschi, superflui a voler essere caustici…tutto quello che vi pare, ma dal vivo la cricca svedese sa divertire un pubblico caldo e partecipe. Certo, la proposta dei nostri non è di quelle da scolpire a fuoco nelle tavole delle legge metallica, ma il quintetto ( con alla voce Tommy Johansson anche chitarrista “in prestito” dai Sabaton) di Falun/Borläng sa fare egregiamente il suo mestiere.  Bene la partenza con “Battle Of Arcane Magic” e “To The Stars” (forse leggermente più debole rispetto alla versione disco). Bene le chitarre di Lynd ed Aerendir (! Nda.) anche se penalizzate da volumi piuttosto bassi. Buona la presenza scenica e la prestazione del “mago oscuro” Blackwald alle tastiere. Canzoni semplici, prevedibili per chi “mastica” il genere da un paio di decenni, ma tutto sommato godibili come un vecchio libro. Chiusura positiva con “Gates Of Glory” e “The Power Of The Ancient Force”. Bravi, pacchiani e capaci dal vivo. Un bel mix.

DRAGONFORCE

“I Remember Now…I Remember How It Started…”  citando i Queensryche per far riaffiorare la mia unica esperienza con i Dragonforce. Sempre Bologna, ma arena Joe Strummer, un Gods Of Metal di 12 anni fa. A.D. 2005. Non un bel live, quello me lo ricordo come fosse accaduto ieri. Dopo una esibizione devastante dei Mastodon (sì suonavano prima di loro e soprattutto di primissima mattina…nonostante “Leviathan”) la band non si dimostrò all’altezza delle aspettative. Suoni brutti (eufemismo) e una prestazione francamente discutibile dell’ex singer ZP Theart.

Ma il tempo è gentiluomo, le cose cambiano, i capelli cadono ed i cantanti cambiano. A volte per fortuna, perché la prova di Marc Hudson è stata davvero convincente. Fisico, preciso, potente e divertente. Brilliant. Ora rewind ed andiamo con ordine.

Cambio di palco rapido e subito la band britannica inizia a fare le cose con una certa serietà, perché mette in fila “Ashes Of The Dawn” e “Operation Groung And Pound”. Poche chiacchiere, molta energia e capacità di dialogo con il pubblico presente. Bene, anzi benissimo, il dinamico-duo Herman Li / Sam Totman a scambiarsi riff e soli al fulmicotone. Da applausi poi la prestazione del “paisà” Gee Anzalone, autentica piovra dietro le pelli e showman nel momento “follia” con un messaggio di affetto in italiano letto da Hudson. Metal sì, ma anche divertimento e turpiloquio innocente.

Un concerto che scorre con forza e passione a colpi di “Judgement Day” dall’ultimo “Reaching Into Infinity”, “Seasons” e Fury Of The Storm” sempre costantemente urlate da un pubblico davvero caldissimo. Ci avviamo verso la conclusione (citando anche il momento “solo” con Fred Leclercq dal basso alla chitarre ed al basso il buon Hudson)  e arrivano “Cry Thunder” e la title track del primo album: “Valley Of The Damned”.

Saluti finali? Neanche a parlarne, perché manca ancora la canzone-manifesto dei nostri “Through The Fire And Flames”. Il classico estratto da ”Inhuman Rampage” (2005) ha fatto la sua porca figura anche dal vivo scatenando i ragazzi presenti a Bologna.

Bel live? Sicuramente. Well done guys. Chissà poi perché mi son poi ritrovato a canticchiare il ritornello di “Through The Fire…”  per tutto il viaggio di ritorno. Già. Chissà perché….

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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