Don Airey: Live Report e foto della data di Bologna

Per dare il via al suo nuovo tour europeo, Don Airey ha deciso di tornare in Italia da solista, tra un passaggio e l’altro insieme ai Deep Purple, dopo qualche altra data due anni fa e una, sempre da  solista, lo scorso autunno. Essendo la prima data di un tour, qualche piccola imperfezione sarebbe anche ammessa: magari la band potrebbe non essere rodata, qualche ingranaggio nel meccanismo si potrebbe inceppare, via, anche Don Airey è umano, e poi ha quasi 70 anni…invece no, sul palco l’alchimia tra il tastierista e i suoi Friends è quasi palpabile. Non potrebbe essere altrimenti, del resto, se si considera quali sono gli altri musicisti che affollano il palco; su tutti va segnalata la presenza di Carl Sentance alla voce, che tra le altre cose è l’attuale cantante dei Nazareth, all’anagrafe ha superato i cinquant’anni, ne dimostra almeno quindici di meno e si beve tutti i pezzi del repertorio con grande disinvoltura. Un altro aspetto importante di questa data è proprio la setlist proposta, tutto tranne che banale. E’ vero che Don Airey, fra le sue infinite collaborazioni, ha solo l’imbarazzo della scelta su quali pezzi proporre dal vivo, ma questa volta l’impressione è che la band si sia divertita a cercare brani inconsueti. Spicca fra questi, ad esempio,  la strumentale “The Inquisition” dei Colosseum II, che permette anche di fare il nome del mai abbastanza compianto Gary Moore (autore appunto del brano, uscito nel 1977). C’è spazio naturalmente anche per brani dei Rainbow, come “Spotlight Kid“, con cui si apre il live, e per estratti dal vasto repertorio dei Deep Purple con “Rapture Of The Deep” e “Black Night“, che chiude il live dopo quasi due ore di emozioni a tutto tondo. Don Airey non si concede troppo spazio per un assolo, preferendo che sia l’ottima band che lo affianca ad avere risalto, una band che vanta anche la presenza del giovane Simon Mc Bride alla chitarra e di Lawrence Cottle al basso. Alternando hit molto note come l’immancabile “Mr. Crowley” e “Since You’ve Been Gone” nel finale, e brani oscuri, poco noti ma altrettanto interessanti, Don Airey guida i suoi ascoltatori in un viaggio lungo la sua discografia che non smette mai di rivelare sorprese e merita davvero un approfondimento da parte di tutti i fan del rock classico. La sensazione generale, inoltre, è di un grande calore e di una grande volontà di coinvolgimento che arriva dalla band, che suona con familiarità ma mostra altrettanta attenzione verso il pubblico, che partecipa e si sente parte integrante del live, con la musica a fare da collante.

In questa serata piena di ottimi brani e di musicisti di grande valore, sono solo due i nei. Il primo è di natura tecnica, e deriva dal fatto che l’impianto portato dalla band inizia a fischiare, obbligando a due pause, la prima più breve, la seconda di una decina di minuti. Questo provoca anche alcune sforbiciate nella scaletta prevista e al une modifiche nell’ordine dei brani, per cui, ad esempio, “Bad Girl“, che era prevista tra i bis, viene anticipata di molto. Per fortuna, dopo la seconda interruzione, la qualità del suono migliora molto e il concerto può terminare in armonia. Ironia della sorte, poco dopo avere terminato “Black Night”, nel momento in cui la band saluta il pubblico, l’impianto riprende a fischiare; tutto questo comunque viene preso con grande professionalità da Don Airey, che si scusa ripetutamente, chiede ai presenti di avere pazienza e garantisce (come infatti succede) che tutto verrà risolto in poco tempo. Peccato, e questo è il secondo neo, che un concerto di tale qualità sia stato visto e vissuto da appena un centinaio di persone, che non arrivavano neanche lontanamente a coprire lo spazio a disposizione nel Locomotiv, che è pure un locale abbastanza piccolo, ma che venti giorni fa per i Blues Pills (senza nulla togliere agli svedesi, sia chiaro) era ben più pieno. Ora, il fatto di dire: “Eh, ma a  XXX (sostituire con il nome della città italiana in cui si vive) non succede mai niente, non ci sono mai concerti”, e poi quando i concerti ci sono non ci si va, è un discorso che si sente dire in giro da anni e anni (facendo il caso di Bologna, sono frasi sentite più e più volte quando era attiva Bologna Rock City, che di concerti ne faceva  anche uno alla settimana) ed è del tutto inutile tornarci sopra. Ci limitiamo a segnalare la cosa, ringraziando comunque Don Airey per la caparbietà con cui continua a tornare nel nostro Paese e a regalarci live di così grande valore.

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login