Dissection: Live Report delle date di Napoli e Codevilla (PV)

Tornano sulle scene i Dissection e lo fanno con un tour mondiale e un nuovo album, prossimamente nei negozi. Senza dubbio una delle band più influenti della scena svedese, capaci di miscelare l’attitudine black metal e il classico death metal di scuola svedese. Lo stesso singer e leader del gruppo, Jon Nodveidt, è sicuramente una figura chiave nello sviluppo della musica estrema scandinava. Capace di creare atmosfere gelide senza l’uso di strumenti "impropri" al suo genere, ma servendosi esclusivamente di basso, batteria, chitarra e voce. Capitolo a parte: molto spesso si dice che sia meglio non approfondire la vita privata degli artisti ed in parte è vero, ma certamente non nel caso dei Dissection. Tanto di cappello alla loro musica, alla loro genialità e perizia tecnica, ma non possiamo non condannare "le idee" che hanno condotto Nodveidt ad uccidere un omosessuale algerino accoltellandolo. Sappiamo anche fa parte di una associazione antisemita svedese per la quale, forse, ha commesso l’omicidio. Ma che la persona in questione arrivi sul palco ripetendo più volte con le mani il simbolo della sua associazione e che, per tutta risposta, la gente lo assecondi imitando tale gesto in adorazione… Beh, questo ci sembra davvero troppo. Ma passiamo al lato musicale. Ad aprire le danze sono gli svedesi Watain, autori di un black metal molto quadrato e ben suonato, ispirato tanto dai Mayhem quanto da Marduk e dagli stessi Dissection. L’acustica del locale sembra reggere alle decise vibrazioni del quartetto. Con il trucco d’ordinanza in stile "zombie", il singer sembra un tantino immobile e poco partecipativo. Nel complesso fanno la loro parte e la fanno anche bene. Il pubblico sembra apprezzare. E’ il turno dei Dissection. Strano rituale d’inizio: c’è una base di sottofondo, il quartetto entra e fuma delle sigarette contro luce tentando effetti "fumogeni". Ovviamente il tutto concluso con il saluto della MLO, l’associazione antisemita di Nodveidt. Il pubblico sembra non capirne il significato e imita il gesto del singer. Tutti loro sono corredati di rivoli di sangue sui rispettivi volti. Parte il riff iniziale di "At The Fathomless Dephts", subito si intuisce che sono in serata di grazia. Nodveidt sprigiona potenza e carica sul palco, ammiccando al pubblico e distruggendo gli ascoltatori con uno screaming allucinante. Senza pausa si passa subito a "Black Horizons", altro classico del gruppo insieme alla successiva "Frozen". Il pubblico, benché non numerosissimo, è in delirio. Dopo una breve pausa si riprende con il nuovo singolo del prossimo album, "Maha Kali". Ad un primo ascolto non sembra essere diverso nello stile dei Dissection. Sicuramente di ottimo impatto e eccezionale da eseguire in sede live. Il concerto scorre tranquillo, Nodveidt non ne sbaglia una, il chitarrista (Set Teitan, anche negli Aborym, ndr) è preciso e il basso è sempre vivo e pulsante. Unico difetto: si sente poco la batteria, posizionata troppo dietro e infossata quasi sotto il palco per mancanza di spazio. Molto convincenti e belle le ultime "Elizabeth Bathory" e "The Somberlain", capolavoro assoluto della band. Bella serata di metal, ottimo ritorno sulle scene per una grandissima band. E ancora grazie a chi si occupa di organizzare concerti metal in una zona che cerca di rivivere lo splendore del passato, quando un contesto diverso permetteva le esibizioni dei più grandi gruppi metal della scena internazionale.

Andrea Belfiore

Seconda ‘battaglia’ al Thunderoad di Codevilla (PV), per la tournée italiana dei rinati Dissection di Jon Nödtveidt, unico superstite della formazione originale, sfaldatasi dopo la ben nota condanna del cantante/chitarrista svedese per omicidio. Messa da parte, però, questa triste pagina musicale, passiamo a raccontare questa vera e propria tormenta musicale che è stata l’esibizione dei Dissection, dimostrazione del vero e proprio stato di grazia che sta vivendo il four-piece svedese all’indomani della sua reunion.

Prima dell’esibizione degli headliner, però, sono i loro connazionali Waitan ad aprire le ‘ostilità’ musicali. Ligi ad un sound molto più grezzo e primordiale di quello proposto dalla band di Nödtveidt e soci, il quartetto svedese si produce in circa 45 minuti di black metal ortodosso, feroce ed evocatore del caos primordiale, non certo originale o memorabile per inventiva, ma discretamente efficace per i die-hard fan del pure unholy black metal, molto più vicino alla scuola dei cugini norvegesi che ai tratti stilistici del black proposto dalla scuola svedese. Ad essere onesti, la formazione dei Waitan è stata penalizzata da fastidiosi problemi tecnici del suono (peraltro di ottima fattura per il genere), tutti incentrati su continui black out della 6 corde del chitarrista, che hanno minato una prestazione già di per se non molto coinvolgente, ma sinceramente impeccabile sotto il profilo esecutivo, con menzione particolare alle screaming vocal del cantante. Senza infamia e senza lode, ma un po’ noiosi.

Tempesta all’orizzonte, e nessuna pietà per chi si troverà sulla sua strada. Questo era il presagio e questo è ciò che è avvenuto, quando i Dissection sono calati sul Thunderoad sommergendo il pubblico con una valanga rovente di note, ottimamente definite da un comparto suoni impeccabili. ‘Black Horizons’ e ‘Night Blood’ sono tra le track che hanno dato inizio ad un act memorabile per intensità, precisione, dinamica e senso dell’epico, caratteristiche peculiare della proposta del quartetto svedese il quale unisce la maestosa ferocia del black alla dinamica ed alla potenza melodica del death scandinavo. Jon è in forma smagliante, sia come singer che come chitarrista solista, impeccabilmente appoggiato, nel lavoro ritmico, da Set Teitan degli Aborym. I momenti di maggior intensità arrivano con i brani di ‘Storm Of The Light’s Bane’ (eseguito quasi per intero) quali ‘Thorns Of Crimson Death’, ‘Soulreaper’, la title-track e ‘Where The Death Angel Lies’, dove si accusa in pieno l’urto del tellurico drumming di Thomas Asklund. L’impressione, ogni volta che Jon e soci attaccano con gli strumenti, è quella di trovarsi nel mezzo di un blizzard artico, durante la notte polare, circondato da feroci entità oscure che, in agguato, non aspettano altro che il momento per scagliarsi contro la propria vittima. Le parole, tra un brano e l’altro, sono poche, ma il feeling che si crea tra il front-man scandinavo ed il pubblico che affolla il club pavese, è incredibilmente intenso, sanguigno, proprio come la performance negli assoli di Nödtveidt, essenziale ma tecnicamente impeccabile e, soprattutto, incredibilmente ricca di visceralità. Le chicche della cover degli ungheresi Tormentor ‘Elisabeth Bathory’, ‘In The Cold Winds Of Nowhere’, che arriva direttamente dal periodo demo del four-piece svedese e ‘At Land Forlorn’, suggellano uno spettacolo affascinante per energia e potenza, oltre che per atmosfera e ci riconsegna una formazione della quale, finalmente, si può parlare dopo un lungo silenzio dovuto a tristi avvenimenti. Il metal estremo nordico ha ritrovato uno dei suoi esponenti più prestigiosi e temibili.

Andrea Evolti

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