Dismember: Live Report della data di Codevilla (PV)

Un’altro meeting dell’extreme metal di scena al Thunderoad di Codevilla (PV), venerdì 27 Maggio. Ad ‘affrontarsi’ in questo scontro dedicato al death ed al thrash, formazioni emergenti italiane ed un ‘campione in carica’ internazionale di grande prestigio: la colonna svedese della scuola di Stoccolma (assieme agli Entombed), i Dismember.

Gli sfidanti, in questo scontro musicale, sono tre, tutti quanti italiani e facenti parti del florido underground metal nazionale o appena entrate nel club delle band con una pubblicazione ufficiale alle spalle.

Ad aprire la serata (con un discreto pubblico, anche se sarebbe stato lecito aspettarsi molto di più) i Viscera, three-piece dedito ad un feroce, brutale ed, a tratti, schizofrenico grind-death, che ricorda formazioni come i Napalm Death di ‘Utopia…’, alcuni episodi dei Brutal Truth, Carcass dei primordi e puntate in terreni thrash-core come Nuclear Assault. La loro prova è sicuramente più che sufficiente dal punto di vista esecutivo, anche se i suoni non sono il massimo e la presenza scenica lascia leggermente a desiderare, ma i brani proposti sono apprezzabili e, quantomeno, fanno sperare in possibili evoluzioni personali dello stile.

Le stelle si preparano ad unirsi per generare un’esplosione cosmica di armonica architettura. L’essenza della musica e della prestazione dei varesini Kenòs può essere riassunta in queste poche (e deliranti, ammettiamolo!) parole. Il quintetto lombardo, da poco usciti sul mercato con il loro debut-album ‘Intersection’, può essere visto come una delle punte di diamante della scena techno-death italiana: Cynic, Atheist, Death, Nocturnus, ma anche Watchtower, At The Gates, Darkane, Forbidden concorrono a creare un suond sì tecnico, intricato e spettacolare ma, al contempo, cupo, feroce ed oscuro. ‘Rigor Mortis’, ‘Dracona’, la title-track e ‘Chemical Insomnia’ sono tempeste di ghiaccio che intagliano i corpi e gli animi di chi le ascolta, supernove che esplodono con la grazia di un fiore che sboccia; tutto questo avviene anche per merito dell’incredibile presenza scenica del singer Alessio e degli altri componenti, i quali, forti di un sound perfetto, si producono in quello che è sarà (assieme alla performance dei Methedras) il miglior act della serata. Un gioiello letale, da seguire e supportare, perché questi ragazzi possono veramente diventare una band di livello mondiale.

Se di maestose e siderali entità aliene si parlava a proposito dei Kenòs, per quanto riguarda i bergamaschi Methedras si deve fare i conti con un cacciabombardiere in picchiata a MAC 2 che ti scarica addosso l’equivalente di mezzo arsenale dell’esercito americano. Energia esplosiva, compattezza e precisione chirurgica, sudore ma anche tecnica e senso della melodia, fanno del quintetto orobico qualcosa di più di una versione moderna dei Testament (una delle principali ispirazioni del combo lombardo). I Methedras sono una thrash band classica nello stile, ma assolutamente moderna e fresca nelle loro composizioni d’impatto ma con un buon livello di articolazione nella struttura e con una non sottovalutabile vena melodica. Inoltre, il five-piece di Bergamo, vanta l’arma fondamentale per una formazione di thrash metal: l’impatto live ed un front-man in grado (copiando la definizione di un mio amico) ‘di far pogare anche le galline’! I brani eseguiti, i quali andranno a formare la loro prima release per la quale stanno entrando in studio di registrazione, assieme al classico ‘In To The Pit’ dei numi tutelari Testament, suggellano una prestazione solo marginalmente intaccata da qualche problema di volume alla chitarra solista, e che lancia i Methedras tra le migliori formazioni a livello nazionale.

Deve scontare un’attesa un po’ lunga, il pubblico intervenuto al Thunderoad di Codevilla per poter assistere alla performance di una delle colonne del death svedese, i Dismember, ma alla fine i cinque di Stoccolma fanno il loro ingresso sul palco del locale pavese ed ha inizio la distruzione. Suoni grezzi, brutali e ruvidi quelli dei Dismember, come da sempre la scuola di Stoccolma e la band stessa, dall’esordio di ‘Like An Ever-Flowing Stream’, hanno usato per creare un trade-mark unico, ma questa sera si sta leggermente esagerando, visto che le chitarre risulteranno sempre troppo crunchy ed impastate, ed il suono della batteria eccessivamente ridondante. I problemi, con tutta probabilità, non hanno riguardato solo il timbro dei suoni ma anche il volume e la chiarezza delle spie, visto che in più di un’occasione, verso la fine del concerto, il drummer Fred Estby, incapperà in più di un errore. Tutto quest’inconvenienti, però, non smorzano la carica distruttiva del quintetto scandinavo che, pescando in maniera abbastanza eterogenea dal proprio repertorio, aggredisce i presenti con brani come ‘Bleed For Me’, ‘Reborn In Blasphemy’ e ‘Casket Garden’ scatenando una reazione davvero notevole da parte di un pubblico non certo nutrito. ‘Suicidal Revelations’ e, principalmente, i brani tratti dalla loro ultima fatica ‘Where Ironcrosses Grow’, ad esempio ‘Children Of The Cross’ e ‘Me-God’ hanno messo in mostra l’inesauribile carica life del growler Matti Karki e del bassista ‘etilico’ (si è perso il conto di quanti ‘skoll’ ha fatto con il pubblico della prima fila) Richard Cabeza, anche se il suono delle due asce Blomqvist/Persson, mancando di una certa pulizia, a lungo andare risulta leggermente dispersivo e tedioso. Buona performance, al di là di tutto, per una band rocciosa che avrebbe meritato un suono migliore ma che, allo stesso modo, avrebbe potuto concedere qualche brano in più (un’ora e dieci) ad un pubblico ristretto ma entusiasta.

Foto di Eleonora Paini

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