Dir En Grey: Live Report della data di Milano

A quanto pare i fan italiani dei Dir En Grey sanno essere vicini alla band, così tanto che il giorno prima del concerto dei giapponesi (proprio mentre un pubblico del tutto diverso si appresta a seguire lo show dei Disturbed), un gruppo di fan decide d accamparsi di fronte all’Alcatraz! Non capita tutti i giorni di assistere a qualcosa di simile, ancor più se consideriamo che l’età media dei convenuti è decisamente bassa e per una volta l’audience è davvero variopinta: metallari, emo, goth lolitas, qualcuno con mamma e papà al seguito. E se un simpatico signore sulla cinquantina (con tanto di T-shirt degli AC/DC!) si avvicina a noi sbuffando ed esordendo con un secco “ma dove sono finiti i Led Zeppelin?”, dopo esserci fatti una risata, dobbiamo riconoscere che questi scatenati rockers dagli occhi a mandorla ci sanno proprio fare e regalano un bello spettacolo ai loro fedelissimi.

Non appena il vocalist Ryo sale sul palco, dalle prime file (rigorosamente composte da giovanissime) si leva un urlo e si odono anche dei singhiozzi di commozione. Tanti applausi però anche al bassista Toshiya, che al di là del bel faccino tanto amato dalle fan, si dimostra un vero trascinatore della sezione ritmica, permettendosi anche il lusso di saltare come un grillo per il palco.

La proposta dei Dir En Grey, etichettata per pura comodità come J-Rock (indicando così tutto il filone di musica alternativa che viene dal Giappone) è in realtà molto più sfaccettata di quanto non si creda: c’è del nu-metal, dell’emocore, piccoli viaggi nel dark e nei passaggi sinfonici. Ryo, grinta da vendere, si dimostra un front-man più che navigato e la sua voce è straordinariamente versatile. Il nostro passa dal growl a un acuto pulito e addirittura spezza il tutto con intermezzi di voce bianca che non ci si aspetterebbe. Complice forse qualche effetto saggiamente campionato, lo spettacolo ne guadagna nella corposità del sound, avvolgente e affilato per tutta la sua durata. Una durata troppo risicata purtroppo: venti pezzi per l’ensemble nipponico (compreso l’encore) in poco più di ottanta minuti di concerto. Inoltre, vale la pena dirlo, un po’ più di interazione con un pubblico tanto giovane ed entusiasta non sarebbe stata una cattiva idea.

Comunque ci siamo divertiti, la band ha toccato molti dei suoi successi, da “Grief” alla tagliente “Toguro” (seguita da “Glass Skin”), da “Bugaboo” a “Cleaver Sleazoid”, scelta per salutare i supporters milanesi. Uno spettacolo piacevole e professionale il loro, conferma di come lo stato di salute della musica “dura” che viene dall’Asia sia assolutamente incoraggiante.

Per vedere le foto clicca QUI (FLICKR)

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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