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Devin Townsend Project: Live Report della data di Trezzo Sull’Adda (MI)

Mai come in quest’occasione sono stato felice di aver vinto la pigrizia/stanchezza e di essermi recato al Live Club di Trezzo Sull’Adda in un umido martedì sera invernale, dopo una stressante giornata lavorativa; già perché il trittico Devin Townsend Project, Between The Buried And Me e Leprous ha messo in scena uno spettacolo metal davvero da ricordare: poliedrico, originale e divertente con un locale, non certamente sold out, ma che immagino desse un bel colpo d’occhio visto dal palco.

I Leprous, come da programma salgono on stage prestissimo (19h30) e nonostante il poco tempo a disposizione e forse ancora stregati dall’ottimo DVD “Live At Rockefeller Music Hall” danno vita a uno dei loro migliori show da quando visitano il nostro Paese. Einar Solberg è vocalmente in serata e non si fa particolarmente notare l’assenza del chitarrista Øystein Ladsverk degnamente sostituito da Petter Hallaråker (Rendezvous Point, ICS Vortex); la porzione ritmica della loro proposta è sempre in primo piano ma sono le originali melodie guida di pezzi come “Third Law”, “The Price”, “Rewind” e “Slave” a renderli davvero una delle migliori espressioni dell’universo prog metal dell’ultimo decennio.

Decisamente più intransigenti i Between The Buried And Me con il loro crossover di generi che incorpora elementi aggressivi quasi deathcore ad aperture, sì d’ampio respiro, ma ultratecniche e degne dei nomi di punta del progressive metal; Tommy Rogers cerca di rappresentare con l’alternanza di growling e clean vocals questa dicotomia facendosi apprezzare soprattutto nelle parti più melodiche punteggiate anche dal suo lavoro alla tastiera e dall’incredibile guitar work del duo Waggoner/Waring. In quanto estimatore dei loro lavori soprattutto da “Colors” (2007) in poi non posso che essere soddisfatto anche della scaletta che ha attinto da “The Great Misdirect” e dagli splendidi “The Parallax II: Future Sequence” e “Coma Ecliptic”; punti più alti dell’esibizione “The Coma Machine” e “Bloom” per un gruppo solidissimo ma che deve ancora migliorare in comunicativa con il pubblico.

Come sempre al Live Club i suoni sono di livello molto alto ma quando arriva sulle assi del palco Mr. Devin Townsend e parte “Rejoice” si arriva all’apoteosi dell’equalizzazione. Il Devin Townsend Project è ormai la conformazione artistica più duratura del folle canadese e lo show di stasera oltre ad uno spessore compositivo elevatissimo ha proprio mostrato una forte coesione d’insieme; il concerto non ha solo concesso il giusto spazio alle tracce estratte dal magico “Transcendence” ma è stato un gustoso compendio dell’evoluzione artistica di Townsend che non ha fatto mancare il suo istrionico e unico stile vocale ma anche la sua immensa perizia chitarristica. Il singolo “Stormbending”, la delicata “Where We Belong” e, all’opposto, le fucilate “Planet Of The Apes” e “Kingdom” con un Ryan Van Poederooyen quasi inumano al drum kit, la gustosa ripresa di “Suicide” (da “Accelerated Evolution”), le immancabili “Supercrush!” e “March Of The Poozers” nonché una versione acustica di “Ih, Ah” nel bis rendono questa serata da ricordare come uno dei concerti più intensi e tecnicamente riusciti degli ultimi anni.

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