Devin Townsend + Anathema: Live Report della data di Milano

Un appuntamento irrinunciabile quello con Devin Townsend di ritorno in Italia con la tipica coppia di live Pinarella Di Cervia/Milano. Il caldo è soffocante, ma sono le 20:00 quando sul palco, acclamati da un’ovazione che riscalda l’ambiente, per fortuna solo spiritualmente, arrivano gli Anathema. Gli English gentlemen ricevono immediatamente una buona accoglienza dai pochi presenti. Daniel Cavanagh dice in successione “Ciao, buonasera, va bene!”. Ok, Daniel, now sing!

Si parte con due pezzi tratti  dall’ultimo lavoro, Distant Satellites”, che ha compiuto un anno proprio 9 giorni prima, la poetica “Anathema”, sostenuta dalle incessanti tastiere, ma il pubblico si accende poi sulle note della successiva  “Untouchables – Part 1 –” e l’atmosfera è subito elegante, anche perché è qui che sale sul palco la bravissima Lee Douglas, sorella del percussionista/tastierista John. La sua voce soave ricorda quella di Anneke van Giersbergen che fu anche loro ospite dell’album di reinterpretazioni dei loro classici “Falling Down”.

Tornando a Lee la sua fresca presenza sul palco trasmette una tale positività che si propaga per tutta la sala, mentre Daniel è molto comunicativo e ben disposto verso il pubblico, offre i propri omaggi agli altri membri del gruppo e non sbaglia un colpo, la sua voce è potente e dosata con la sapienza e tecnica che lo contraddistinguono. Molto bello anche vedere la versatilità del batterista che passa alle tastiere con nonchalance. Il resto del loro live è caratterizzato da suoni sono ben calibrati che rappresentano al meglio la sensibilità artistica e la grande professionalità di Daniel e soci.

Devin ancora una volta ha pensato proprio a tutto, anche a come allietare il proprio pubblico durante l’attesa prima dell’inizio del suo concerto. Ed ecco che parte una presentazione con delle sue personalissime e malate photoshoppate, tra cui la copertina di “Spiritual Healing” dei Death con su la sua faccia, che ritorna poi su vari omaggi al cinema, Shining, Sister Act, ET, Hitman, Batman e, sì, ha sentito anche il bisogno di andare al di là del cinema, l’ha fatto anche con i Teletubbies.  A seguire proiezione dei vari episodi di ZTV, nulla di inedito ma comunque hanno sortito l’effetto di far sorridere quasi tutti i presenti. Sulle teste delle prime file si leva una Ziltoid Doll che sarà uno dei soggetti più fotografati della serata ed ecco che irrompe sul palco lui., Devin Townsend signori e signore.

Quando arriva sul palco è come vedere una persona che conosci da sempre e che non vedi dalla sera prima, avresti voglia di andare lì e di abbracciarlo. Arriva accompagnato dal resto dei membri del Project che saranno all’altezza di supportare il nostro eroe per tutto il live. Si parte con un estratto di “Z2”, “Rejoice”, ed è chiaro che il sommo Townsend non sa proprio come passare inosservato, neanche sui pezzi che su disco ci avevano colpito meno; del resto il titolo parla da sé, è il momento di godersi lo show. Si passa poi a “Night”, tratto da “Ocean Machine”, il tempo per una gag e il canadair di Devin riparte e sparge sulla folla ondate di emozioni, una delle quali investe la sottoscritta su “Deadhead” e sulla successiva “Supercrush!”.

La gamma di chitarre sfoggiate da Mr.Townsend culmina con la Warwick Framus Ziltoid V dalle punte esagerate e con effetti speciali a sorpresa: una fog machine incorporata. Litterally smoking hot. La scaletta continua a spaziare tornando a pescare da “Z²” e poi nuovamente da “Ocean Machine” ed “Epicloud” e, per introdurre “Grace”, Devin si dilungherà in discorso dedicato alle gesta dei papà in quanto papà…il che non fa una piega. Dopo il gran finale, lasciato alla coinvolgente “Christeen”, si sente un po’ l’amaro in bocca perché sì, poteva durare di più, potevano esserci tanti altri pezzi nella rosa dei prescelti, ma il sorriso con cui Devin saluta i suoi fans è in ogni caso appagante. DTP grazie per la musica, Fabrique grazie per aver fatto sì che sia stato il concerto di luglio più fresco della storia.

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