Deicide: Live Report della data di Milano

L’Inferno in città. Questo è stato il X-Mas Festival 2003. Otto band assassine, otto band tritaossa, che nel quasi esaurito Transilvania Live di Milano hanno trovato una location ideale.

Ci avviciniamo all’ingresso approssimativamente alle 16.45, quando i Graveworm (abbiamo saltato per un soffio i Misery Index) stanno iniziando il loro assalto al già nutrito stuolo di deathsters-thrashers delle prime file. I trentini in questione nella mezz’ora a loro disposizione hanno dato sfoggio di un deathmetal ben strutturato, di coesione strumentale, ma di una bruttissima t-shirt da parte del singer (oggetto di vivaci contestazioni in sala): chi era presente sa di che stiamo parlando… ai lettori risparmiamo la cosa! A seguire a ruota i teutonici Dew-Scented che pur non peccando in alcuna singola parte, non evitano il paragone con gli Slayer del periodo ‘Seasons..’. Un thrash molto bay area, quindi, che fa scintille in modo netto grazie ai due axemen – precisi in ogni singolo riff – ed al cantato possente di Leif.

Apprezzati a furor di popolo nella consueta mezz’oretta dedicata agli openers del festival, lasciano spazio agli scandinavi Amon Amarth attesissimi, almeno a giudicare dalle bandiere legate alle transenne delle prime file. Johan Hegg è un vero animale, un orso che col suo growling travolge in modo forsennato, supportato da una band in splendida forma, forte di un thrash-death suonato con passione e con pochi punti di incertezza. L’opera ultima – ‘Versus The World’ – viene snocciolato alla grande nei quarantacinque minuti di esibizione: una prova convincente e che vuole far sperare in una futura capatina su territorio italiota come headliner.

La furia dell’antico Egitto arriva sulle nostre teste, grazie al death metal dei quattro Nile. Il nerboruto e nuovo acquisto Jon Vesano ha in sé un carisma che a nostro modo di vedere molto si avvicina a quello di Glenn Benton dei Deicide ed è lui che, supportato dai due chitarristi/singer Karl Sanders e Dallas Toler-Wase spara a zero sui fans una serie di classici e non, come l’opener ‘Chapter To Trasforming Into A Snake’, ‘Sarcophagus’ o ‘Execration Text’ . Epic death metal è stato definito il loro genere e così è, per come riescono on stage a trasformare in musica il lato più misterioso ed oscuro degli anni delle dinastie egizie. Gia al Day At The Border 2003 avevano sconvolto tutti con un performing act da panico.. ora il copione si è ripetuto: onore ai quattro faraoni ! Distruzione, di nome e di fatto. Questo sono i Destruction del ‘gigante cattivo’ Schmier.. nuovamente in pista grazie alla nuova pietra miliare ‘Metal Discharge’ sono anche loro per la seconda volta nel 2003 nel Belpaese. Con un ventennale in corso, i tre tedeschi dimostrano subito di che danni sono capaci con l’attacco di ‘Total Disaster’: il muro sonoro si erige ed i tappi premono violentemente contro i timpani, via via che scorrono le varie ‘Mad Butcher Strikes Back’, ‘Thrash ’till Death’, e la title track del nuovo album! Il riffing è secco e tagliente, ma sembra che diverse volte siano non corretti alcuni ingressi di batteria. Imprecisione o semplice caotico furore? Preferiamo optare per la seconda ipotesi. Chiude il sipario distruttivo il duo di super classici ‘Bestial Invasion’ e ‘Mad Butcher’. Che dire di più se non augurar loro altri vent’anni di thrash ’til death ?

Quand’ecco che, levati dal mixer i tediosi cd di intrattenimento, si va a creare un cupo e sinistro silenzio di attesa in sala, intervallato ogni tanto da un ‘Deicide! Deicide!’, ma è quando compare il nero profeta Glenn Benton da dietro i Marshall, che il putiferio si scatena. Nessuna intro (come sempre), un suo sguardo alle prime file e capisci che l’Inferno sta per abbattersi su di te. Ringhiando, esordisce con un “Are you ready?” e subito è ‘Children Of The Underworld’ a spalancare le porte degli inferi. Un set spoglio: non un telone di sfondo, non un qualsivoglia ammennicolo o fronzolo.. solo un death metal maledetto e lancinante, coadiuvato dalla personalità mefistofelica di quel quarantenne di Benton. Un quarantenne che è capace di attirare su di sé le esagitazioni di fan in delirio per la performance che si para loro di fronte. Questo show è un ripercorrere tutta la carriera, da ‘Bible Basher’ a ‘Serpents Of The Light’, passando per ‘Once Upon The Cross’ (anticipata da un –sarcastico? – “Do you wanna a Merry Christmas song?”) e ‘Dead By Dawn’ o la conclusiva ‘Crucifiction’. Come sono saliti sul palco, se ne vanno: un ultimo raggelante sguardo alle prime file e Glenn & soci ci rimandano a casa – dopo un’ora intensissima – a festeggiare l’imminente avvento del bambin Gesù.

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