Def Leppard + Whitesnake: Live Report e foto della data di Milano

 Per gli appassionati di hard rock  quella del 19 giugno è una data fondamentale nel panorama dei concerti dell’anno. L’accoppiata composta da Def Leppard e Whitesnake mancava infatti dai palchi italiani dal 2006, cioè da quell’edizione del Gods Of Metal svoltasi all’Idroscalo di Milano e articolata su quattro giorni. Allora le due band si esibirono una di seguito all’altra ma in ordine inverso, prima i Def Leppard e poi i Whitesnake.

WHITESNAKE

 Puntualissimi, in un Mediolanum Forum già pieno di un pubblico variegato per età e provenienza, i Whitesnake fanno il loro ingresso sulle note di “My Generation” degli Who. Il nuovo album, uscito da poco più di un mese, viene naturalmente preso in considerazione con il singolo “Shut Up And Kiss Me“, che sì, all’inizio aveva fatto storcere un po’ il naso ma che dal vivo ha un’ottima resa, e con “Hey You“. Per il resto non ci sono particolari sorprese nella setlist, che riprende diversi grandi classici della band ed è incentrata sul repertorio anni ’80 del Serpente Bianco. C’è quindi modo di riascoltare “Bad Boys“, “Love Ain’t No Stranger“, “Is This Love” e “Here I Go Again“. Non ci sono sorprese neanche per quanto riguarda l’esecuziine della band, che, specie se paragonata ai Def Leppard che suoneranno più tardi, ha un piglio molto più rock. Da una parte, è impossibile rubare la scena a David Coverdale, che prende possesso della passerella, dispensa sorrisi a destra e a manca, si allunga per stringere mani protese e si muove sul palco con le movenze che lo contraddistinguono. Sì, certo, poi per quanto riguarda la voce ci sono quelle imperfezioni che conosciamo ormai da tempo, e che si esprimono più che altro nel finale e durante il bis di “Still Of The Night“. Per il resto, i Whitesnake compensano ormai da tempo alle carenze di Coverdale con due cose: gli assoli clamorosi, affidati all’ottimo Tommy Aldridge e alle due chitarre di Reb Beach e Joel Hoekstra, che improvvisano un duello a suon di riff, e le moltissime parti corali eseguite praticamente da tutto il resto della band. Fra questi è rilevante anche il contributo di Michele Luppi, che Coverdale, molto cavallerescamente, al momento dei saluti, fa passare avanti a lui sulla passerella, in modo che possa riscuotere il giusto consenso. Forse quella dei Whitesnake non sarà stata un’esecuzione impeccabile, ma nel suo essere corale e coinvolgente è riuscita ad emozionare e a far ricredere, forse, anche un certo numero di scettici.

DEF LEPPARD

Se i Whitesnake sono una band che passa dall’Italia con una certa frequenza, i Def Leppard erano i grandi assenti, e su questo non ci piove. Le aspettative erano altissime, e per fortuna sembra che siano state ripagate in pieno. Non ci sono praticamente punti morti in questa esibizione, che si articola snella e luminosa, incurante degli anni che passano per una band che ormai ha quattro decadi di storia alle proprie spalle. L’atmosfera in un certo senso sembra placarsi dopo la grande botta di adrenalina dell’ora precedente, questo perchè i Def Leppard hanno scelto un’altra strada rispetto a loro per compensare le (non molte per fortuna) carenze vocali di Joe Elliot, cioè un maggiore impiego delle basi. Per il resto, anche la loro esibizione è impeccabile, incentrata in modo particolare sugli estratti da “Hysteria“. “When Love And Hate Collide” e “Love Bites” sono ottimi per rallentare un po’ il ritmo dopo le altre esplosioni di adrenalina suscitate da altri grandi classici come “Animal“, “Rocket” o “Armageddon Me“, e il gran finale il gran finale affidato a “Pour Some Sugar On Me“, “Rock Of Ages” e “Photograph” è quello che tutti si aspettano. Phil Collen e Vivian Campbell alle chitarre non hanno la  minima incertezza, coadiuvati magnificamente da Rick Savage al basso, che Joe Elliot a un certo punto ricorda in quanto unico altro membro fondatore rimasto oltre a lui, mentre Rick Allen sembra quasi scomparire vivisamente dietro la sua batteria, ma l’energia che sa proporre è inimitabile. La grande coesione anche umana che i Def Leppard hanno sapito dimostrare nel corso della loro carriera si manofesta allo stesso modo anche in questa occasione, e il risultato finale è quello di un live eccellente, forse un po’ meno sanguigno e un po’ più “costruito a tavolino”, ma ben riuscito sotto tutti i punti di vista. In un tripudio di luci e immagini di repertorio, anche questo appuntamento non ha tradito le aspettative dei presenti. Speriamo solo di non dover aspettare altri tredici anni per rivedere i Leopardi da queste parti.

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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