Deep Purple: live report della data di Milano

Ci sono appena due aspetti negativi in questa serata, entrambi puramente soggettivi, che comunque lasciano segni di poco conto rispetto alla rete di emozioni e sensazioni positive che rimangono a chi ha preso parte al consueto (c’era stata solo una sospensione l’anno scorso) passaggio in Italia dei Deep Purple. Il primo aspetto negativo sono le zanzare (e questo è un dato soggettivo: se siete tra quei fortunati che non vengono punti, non ve ne può fregare di meno) che, complici il manto erboso (per una volta) e la totale assenza di vento, fanno strage degli arti inferiori dei presenti. Il secondo aspetto negativo risiede nell’incomprensibile presenza, in veste di opening act, dei I Cosi (e anche questo è un dato soggettivo: magari siete tra quelli a cui sono piaciuti; come il ragazzino che, al concerto insieme al padre, stava iniziando a muovere la testa a tempo ed è stato raggiunto da un’occhiata di fuoco e da un inequivocabile: “Cosa stai facendo?”), gruppo totalmente fuori contesto per il genere suonato, uno pseudo pop con tentativi di richiami agli anni ’60 e testi quantomeno discutibili; citiamo a titolo di esempio un brano dedicato alla Settimana Enigmistica.
Fatte queste considerazioni, è tutta una corsa in discesa, una volata di spettacolo di gran classe, contrassegnato dallo stile inconfondibile dell’attuale formazione dei Deep Purple, poco loquaci a parole, enormemente espressivi con i loro gesti e la loro musica. Per quanto riguarda i brani eseguiti, non si registrano grosse sorprese; l’unica assenza illustre è forse quella di “Highway Star”, ma senza nulla togliere a un brano sicuramente fra i più significativi dei Deep Purple, la tripletta iniziale composta da “Fireball”, “Into The Fire” e “Hard Lovin’Man” è una sostituzione più che degna. Forti di un nuovo disco, quel “Now What?!” che sta riscuotendo consensi praticamente unanimi, un lavoro ragionato, maturo e mai ripetitivo, la band dà vita a uno spettacolo che non risente mai di un momento di stanchezza o di un calo di tensione. Tutte le ansie della vigilia riguardo eventuali cedimenti strutturali da parte di Roger Glover (che circa una settimana prima aveva saltato la data di Bonn per via di un dolore alla spalla) si dissolvono come neve al sole; il vecchio hippie sorride contento, si coordina perfettamente con Ian Paice alla batteria ed entrambi i componenti della sezione ritmica sono autori di un assolo a testa (Glover nel finale, Paice durante “The Mule”), che corrisponde in pieno al loro stile. Anche Don Airey, come di consueto, ha uno spazio a sua disposizione, durante il quale mescola progressive, sperimentazioni sonore e la marcia “Alla turca” di Mozart facendo sembrare il tutto un’amalgama perfetta. Ian Gillan è sempre ispirato e sa dare il giusto sapore ai brani di “Now What?!”, anzi è quasi un peccato che ne vengano eseguiti soltanto tre, per quanto tutti molto significativi. Il più toccante è sicuramente “Above And Beyond”, che viene silenziosamente dedicato a Jon Lord (se avete guardato bene, avrete visto che Paice in un paio di momenti ha indicato il cielo), ma anche “Vincent Price” a inizio set e “Bodyline” verso il finale confermano l’ottima impressione già lasciata dal disco. Altri dettagli, in ordine sparso, sulla serata: Ian Gillan che per tutta la sera indossa una maglietta di Pull And Bear, a cui a un certo punto sovrappone una giacchetta dorata che probabilmente ha rubato dal guardaroba di Donna Summer, le bacchette di Ian Paice con la punta illuminata nel finale, la tracolla del basso di Glover che raffigura delle ranocchie sorridenti (molto hippie tutto ciò), lo sguardo trasognato di Steve Morse ripreso regolarmente dalle inquadrature sui maxischermi a lato del palco, i cori incessanti del pubblico su “Black Night”, il pubblico stesso, incrocio di più generazioni e forse, una volta tanto, con le braccia alzate più per incitare che per riprendere il concerto. Nonostante l’età anagrafica dei Purple più anziani si avvicini alla settantina, l’energia e l’emozione sono, per fortuna, sempre le stesse.

Setlist Deep Purple:
– Fireball
– Into The Fire
– Hard Lovin’ Man
– Vincent Price
– Strange Kind Of Woman
– Contact Lost
– Guitar Solo
– All The Time In The World
– The Well-Dressed Guitar
– The Mule
– Drums Solo
– Bodyline
– Lazy
– Above and Beyond
– No One Came
– Keyboards Solo
– Perfect Strangers
– Space Truckin’
– Smoke On The Water

Encore:
– Hush
– Bass Solo
– Black Night

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Fabio

    son d accordo, ma mi permetto di segnalare che anche la location del palco non ha contribuito al massimo a rendere il concerto gradevole, in quanto é vero che si guarda un palco verso l alto, ma il suolo era sconnesso e per chi si ritrovava il classico spettatore piu’ alto davant a se’ , era sempre un continuo schivare teste e telefoni o altro, che riprendono il live.
    Ormai è cambiato il modo di assistere ad un concerto ed ognuno cerca un suo”feticcio” merdiatico da portare a casa , ovvero la foto o altro : in effetti il cameramen posto sotto il palco ostruiva la visuale ed era in spesso in mezzo .
    Allora perche’ non cambiare il modo di allestire un concerto studiando un diverso modo per la visuale delle persone ? potrebbe essere un idea, mi é spiaciuto vedere un area vip ai fianchi
    tutta approntata con ogni confort, anche se pagato, a fianco un area disabili tutto sommato un po’ limitata nei confort .
    un ultima cosa , visto che qualcuno aveva i pass after show per gli autografi e foto con la band, mi sono permesso di chiedere ai pochi presenti come si possono ottenere , anche pagando , ma le risposte sono state un po ‘ evasive e sinceramente non ho ancora capito ancora come si potrebbero in futuro ottenerli , ripeto anche pagando .

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