Dark Tranquillity + Ensiferum: Live Report della data di Dublino

Trovare le parole per descrivere quanto sia stato emozionante rivedere (dopo tre anni) il proprio gruppo preferito è difficile; aggiungiamoci l’esperienza unica di assistere ad un evento così importante fuori dall’Italia, precisamente a Dublino, e il fatto che questo è stato il PRIMO concerto dei Dark Tranquillity in Irlanda dopo più di 30 anni di carriera. Insomma, un evento unico e veramente speciale al quale assistere.

Brunhilde

Aprono le danze i Brunhilde, gruppo tedesco che ho personalmente trovato fuori contesto con la serata. Il concerto è filato liscio e, sebbene non conoscessi i pezzi, direi che tutti i brani siano stati eseguiti senza problematiche, cercando di dare ai presenti la giusta carica per affrontare le band che sarebbero successivamente salite sul palco. Quello che però proprio non mi ha convinto è stato lo stile musicale.
La furia del batterista mi è parsa estremamente sconnessa al resto della band, specialmente allo stile del chitarrista (con uno stampo ed un suono decisamente più hard rock), lasciando un punto di domanda sull’insieme ed una totale indifferenza da parte mia.
Tuttavia show ben eseguito.
Nota di merito per i suoni , che sono stati tuttavia piacevoli.

Nailed To Obscurity

Senza fermarsi un’attimo, la band tedesca cerca di darsi tono e di alzare l’asticella, introducendosi in diverse date di questo tour. I Nailed To Obscurity sono senza ombra di dubbio più in tema rispetto ai precedenti Brunhilde, sebbene la proposta sia più orientata verso un melodic doom death e con dunque tempi decisamente più lenti rispetto agli headliner di questo tour.
La band tedesca ha offerto uno show basato sulle emozioni, senza dare troppo spazio alla parte scenica; performance del cantante a parte, ha infatti prevalso la totale staticità cosa che generalmente non mi piace.
A essere però messo alla gogna è il comparto del suono, che non ha minimamente soddisfatto le mie aspettative. La prevalenza di bassi ha reso ardua la comprensione delle parti melodiche di chitarra che, insieme alla voce, sono state costantemente sotterrate dal muro creato da batteria e basso. A peggiorare il tutto aggiungiamo un problema tecnico (probabilmente del jack wireless), che ha lasciato il chitarrista Volker Dieken fuori dai giochi per due brani.
Insomma, per sfortuna o altro, fatto sta che la performance non è stata convincente.

Ensiferum

È la volta dei finlandesi che acclamati a gran voce dal pubblico presente entrano in scena partendo con la presentazione del loro ultimo disco, “Thalassic“, uscito nel 2020.
I primi due brani proposti sono infatti “Rum, Woman, Victory” e “Andromeda, che segnano definitivamente il cambio di rotta musicale in quel del The Academy.
Tutto è al suo posto, i suoni sono a dir poco perfetti, i giochi di luce rendono giustizia al clima festaiolo che si respira ed i nostri “eroi della taverna”, capitanati da Petri Lindroos, si muovono in maniera egregia dimostrando ad ogni minuto che passa la loro grande esperienza.
I brani proposti alternano novità a vecchie glorie del passato, lasciando come protagonista principale “Thalassic”. A tal proposito devo essere sincero: al momento della sua pubblicazione rimasi impassibile e mai avrei pensato che le canzoni mi sarebbero piaciute in un contesto live. Mi sono però dovuto ricredere: i brani mi hanno trasmesso grande energia e sopratutto sono stati un input della furia irlandese, che si è scatenata in balli e cori. Non sono ovviamente stati da meno i grandi classici, che hanno anche segnato la fine dello show. In ordine parliamo di “Treacherous God’s” (da “Ensiferum” del 2001), “In My Sword I trust” (da “Unsong Heroes”, ed è strano pensare che siano già passati dieci anni dall’uscita di questo lavoro incredibile), l’immancabile, “Lai Lai Hei” (da “Iron” del 2004) e “From Afar” che ha di fatto, tra pogo e circle pit, segnato la chiusura di quello che, a detta del sottoscritto, è stato il migliore show della serata e anche quello che ha avuto la maggior risposta da parte del pubblico celtico.
Menzione onorevole a Sami Hinkka, bassista della band, sempre capace di trascinare il pubblico col suo grande carisma e con il suo eccezionale talento scenico.

Dark Tranquillity

Il piatto forte della serata, i maestri svedesi Dark Tranquillity, padrini insieme ai connazionali At The Gates e In Flames del melodic death metal, entrano in scena seguiti da un boato da parte del pubblico.
Reduci da un tour pieno di alti e bassi negli States e poche date antecedenti a quella di Dublino, i nostri sembrano carichissimi.
La band capitanata da Mikael Stanne propone da subito il nuovo disco, “Moment“, uscito a sua vdolta nel 2020, partendo con il già affermato singolo “Phantom Days” e con “Transient”.
Insieme a loro, come turnisti, dopo la dipartita del batterista storico Anders Jivarp e del bassista Anders Iwers, troviamo Joakim Strandberg Nilsson (batterista negli In Mourning) e Christian Jameson (bassista già presente tra gli altri, nei Grand Cadaver, altro progetto di Stanne).

I suoni sono limpidi e definiti e il mixing è più che buono; inoltre, da chitarrista, non posso che ammirare il “guitar tone” di Johan Reinholdz.

Unico punto a sfavore del reparto chitarre è la mancanza di Chiristopher Amott (Mikael Stanne ha parlato di uno stop dal tour in quanto diventato padre). La sua assenza implica un taglio drastico nella resa delle armonizzazioni e un’assenza del botta e risposta sull’assolo di “Phantom Days” (oltre, ovviamente alla “botta” complessiva che due chitarre avrebbero dato al sound generale).
Lo show però prosegue, e a gran ritmo, passando per l’album “Fiction” con “Focus Shift”, “Damage Done” del 2002 è rappresentato da “Monochromatic Stains” per poi tornare su sentieri più recenti con “Forward Momentum<” (da “Atoma”, del  2016).
I giganti svedesi dimostrano a ogni brano la loro professionalità sul palco scenico e con uno Stanne in piena forma fisica, sebbene un paio di dimenticanze, si può solo godere a pieno, rimanendo incantati da chi, ormai da tempo, ha contribuito a posizionare un tassello importante nel metal.

Stanne a parte, il gruppo scandinavo ha tenuto magistralmente il palco, riuscendo a dare un grande spettacolo. I brani hanno continuato ad alternarsi, spaziando tra i vari album scritti dalla band. Per questo tour i Dark Tranquillity hanno difatti deciso di optare per una scaletta piena di classici, o almeno per una parte di essi (non è stato infatti toccato il reparto “The Gallery”).

L’acclamata “The Treason Wall”, da “Damage Done”, segna la fine della prima parte dello show.
Dopo un piccolo break, i nostri tornano per l’encore con “ThereIn”  e “Lost To Apathy”, concludendo poi lo show con l’ormai “scontata” (in termini di sorpresa) “Misery’s Crown”.

Ringraziamenti, strette di mano ed è tutto finito.

Il concerto è volato, così come il coro che si è alzato a gridare il nome della band dopo l’uscita del gruppo.
Personalmente credo che questa sia stata una delle migliori performance dei Dark Tranquillity che abbia visto fino a oggi, senza ombra di dubbio mi ritengo estremamente soddisfatto della mia trasferta.
Sperando che lo show in Italia non sia da meno, torno a casa con un grande ricordo e un’esperienza senza precedenti in più nel mio bagaglio personale.

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